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7 Novembre

Memoria dei 33 santi martiri di Melitene e memoria del nostro santo padre taumaturgo Lazzaro, che visse nell’ascesi sul monte Galesio.

Al Mattutino

Apolytìkion dei martiri.

Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con la loro lotta hanno ricevuto le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio: avendo infatti tua forza, hanno abbattuto i tiranni e infranto le impotenti audacie dei demòni. Per le loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Del santo. Tono pl. 4.

Nelle tue insonni preghiere, hai irrorato la colonna con torrenti di lacrime e con gemiti dal profondo del cuore hai fatto fruttare al centuplo le tue fatiche: e sei divenuto pastore che concede il perdono a chi si accosta. Santo nostro padre Lazzaro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dopo la solita sticologia si leggono i canoni, uno dall’Oktòichos e questi due dei santi. Canone dei martiri. Acròstico: Sia acclamato Cristo, gloria dei martiri. Del monaco Giovanni.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

Venite, popoli, cantiamo un canto a Cristo Dio, che divise il mare e guidò il popolo che aveva strappato dalla schiavitù degli Egiziani, perché si è glorificato.

Venite, fedeli, battiamo le mani e celebriamo con canti divinamente risonanti le lotte dei martiri, glorificando Cristo poiché si è glorificato.

Ci è stato donato, come divino scudo e vanto, il trofeo del Salvatore, panoplia della croce invincibile, per cui sono stati incoronati gli atleti.

I persecutori mostravano agli illustri martiri di Dio spada, fuoco, fossa e morte, mandandoli così a una vita migliore.

Theotokìon. Partoristi il pane celeste della vita, o Purissima, il Verbo enipostàtico, prima incorporeo poi da te incarnato, glorificato dalle folle dei martiri.

Canone del santo padre. Acròstico: O beato Lazzaro, accogli i miei inni.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

O Lazzaro, lampada splendente, illuminata da Dio, allontana la tenebra dalla mia mente, illuminandola con i raggi della luce divina, affinché celebri le tue opere.

O Lazzaro, dimora della luce, splendendo, sorgendo e tramontando come sole, illumini ciò che è sotto sole, divenendo luce divina col prodigio della nascita e della dormizione.

Bramando la vita eterna superiore, disprezzasti giustamente la vita effimera, allontanandoti dai parenti naturali, mortificandoti con Cristo e vivendo con lui.

Theotokìon. Trovandoti puro, o beatissimo Lazzaro, la purissima Sovrana ti visitò e ti consolò come servo gradito; con lei rendici propizio il Filantropo.

Dei martiri. Ode 3. Irmòs.

Sulla pietra della fede mi stabilisti, dilatasti la mia bocca contro i miei nemici; ha gioito infatti il mio spirito nel cantare: Non c’è santo come il nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Rinvigoriti dalla tua divina passione, i vittoriosi atleti annientarono l’errore dell’ateismo politeista, gridando: Non c’è santo come il nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Purificati dalle gocce del divino sangue e terminando attraverso il vostro sangue, non vi sporcaste con i sacrifici demonici, o atleti, gridando: Non c’è santo come nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Avendoti tutto dimorante nei loro cuori, gli atleti diffusero la pietà, gridando: Non c’è santo come nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Theotokìon. Onorando te, l’unica rimasta vergine dopo il parto, testimoniando la divinità del generato, a tuo Figlio acclamiamo: Non c’è santo come nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Del santo padre. Come sorgente.

Rinvigorito dalla forza del Signore, considerasti gli inganni del malvagio come frecce di bimbi, o sapiente; rafforza anche noi perché scampiamo alle macchinazioni.

Ti mostrasti come angelo nel corpo servendo Dio con gli angeli, superando il peso della carne e la natura, o Lazzaro, divinamente illuminato e mirabilmente nobile.

Theotokìon. Si mia mediatrice, riparo e protezione, o Madre di Dio, raddrizza la mia vita, difendimi dai nemici e salvami per compassione, riconciliandomi con tuo Figlio.

Irmòs. Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno del tuo divino ingresso rendili degni di corone di gloria.

Kathisma dei martiri. Tono 4. Presto intervieni.

Spegnendo col sangue il fuoco dell’ateismo, il glorioso Gerone e il divino coro dei martiri ereditarono le delizie eterne e guariscono le pene dei malati; per le loro preghiere, o Cristo, salva le nostre anime.

Gloria. Del santo padre.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Lodiamo tutti la lampada grande e splendente, il mitissimo, compassionevole e illustre Lazzaro, che vinse la natura e mise freno a tutti i moti della carne, adorando Cristo con affetto incommensurabile e divenne coerede del suo regno, poiché prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti celebrano con affetto la sua santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Ti offro debitamente come i due soldi della vedova, o Sovrana, lode grata per tutti i tuoi doni, poiché ti sei mostrata protezione e soccorso, strappandomi sempre da tentazioni e afflizioni; perciò, liberato dai miei oppressori come dal forno infiammato, grido a te dal cuore: Genitrice di Dio, soccorrimi, pregando tuo Figlio e Dio di donarmi remissione delle colpe, poiché tu sei la speranza del tuo indegno servo.

Oppure stavrotheotokìon.

Contemplando sulla croce l’agnello, il pastore e redentore, l’agnella gemendo piangeva e amaramente gridava: il mondo si allieta ricevendo la liberazione, mentre le mie viscere ardono vedendo la tua crocifissione che subisci per le tue viscere di misericordia. Magnanimo Signore, abisso di misericordia e fonte di bontà, abbi compassione e dona dunque remissione delle colpe ai tuoi servi, che con fede inneggiano la tua divina passione.

Dei martiri. Ode 4. Irmòs.

Ho udito, Signore, la tua economia e ti ho glorificato, o unico filantropo.

I tuoi atleti imitarono la tua divina passione, Signore, offrendosi con zelo alla morte.

Signore, esaudisci gli atleti supplicanti e liberaci da pericoli e sventure.

Fu ridotto a tacere tutto l’inganno dei demòni, poiché i tuoi martiri, Signore ti confessarono realmente come vero Dio.

Theotokìon. Gli atleti di Dio ti veneravano come Genitrice di Dio, o Sovrana, predicando il tuo Figlio incarnato.

Del santo padre. Colui che siede.

Fosti liberato dalla servitù preparata a te con astuzia e servisti il tuo liberatore con ascesi incessante come servo grato, liberando la tua anima dalla servitù delle passioni, o divino Lazzaro.

Cadde nell’ade colpito da ostacoli rocciosi colui che non obbedì ai tuoi consigli, o Lazzaro e con la dolcezza del miele, il misero si procurò l’amarezza della deplorabile morte.

Raggiungesti l’altissima cima delle virtù, o padre, avvicinandoti a Dio su un monte impervio come Mosè ed Elia, che imitasti e la cui gloria ottenesti.

Theotokìon. Mostrati, o Theotòkos e libera il tuo gregge da ogni oppressione e avversità terribile di quanti non predicano affatto la verità e dona vittoria alla tua eredità ortodossa.

Dei martiri. Ode 5. Irmòs.

Signore, datore di luce e creatore dei secoli, conduci tutti noi alla luce dei tuoi comandamenti: poiché non conosciamo altro Dio all’infuori di te.

I tuoi atleti, o Cristo indossano ora bellissime tuniche, arrossate piamente dal sangue del martirio e intrecciate dalla tua grazia.

La grazia e la misericordia del Dio onnipotente incoronano gli atleti, che si sostenevano a vicenda con affetto, divenendo martiri invitti.

Donasti la tua croce come bastone di forza agli atleti e li facesti dominare i nemici, perciò lodiamo la tua divinità, o Cristo.

Theotokìon. Discendendo da Davide, partoristi il Cristo sacerdote, o pura, perciò il mutamento del sacerdozio doveva mutare anche la legge.

Del santo padre. Sbigottisce l’universo.

Sottomettesti il male al bene, o Lazzaro e praticando le buone opere, raggiungesti l’apice della teoria, perciò divinizzato per grazia, tu stesso hai compiuto straordinari prodigi.

Seguendo le vie del Battista, dimoravi in deserto impervio, o sapiente in Dio e ti mostrasti di nuovo ai tuoi come lui un tempo a Israele, o padre, esortandoli alla penitenza.

La Sapienza sostanziale e vivente di Dio, o padre Lazzaro, ti diede la forza di diventare dimora a sette colone dello Spirito dai sette soffi, in cui dimorò col Padre e lo Spirito.

Theotokìon. Afflitto da sventure e avvolto da passioni, ti supplico, o Madre del Dio vivente più vasta dei cieli: per le tue preghiere donami lunga vita in pace e profonda incorruttela.

Dei martiri. Ode 6. Irmòs.

L’abisso estremo dei peccati mi ha circondato, ma come il profeta Giona, Signore, Signore, strappa dalla corruzione la mia vita.

Risuoni degnamente il cuore spirituale con suono di tromba, lodando e cantando con labbra razionali le lotte degli martiri.

Si allieti l’ecumène nel giorno della festa dei nobili atleti di Cristo e glorifichi colui che li ha incoronati con la sua mano.

Siano colpiti i cuori degli empi, poiché Cristo, scagliando la croce come un arco, lanciò i martiri come frecce appuntite.

Theotokìon. Sapendoti realmente Madre di Dio, gli atleti predicarono al mondo il Dio incarnato, offrendo le loro anime alla morte.

Del santo padre. Celebrando questa divina.

Salvasti la vergine e rendesti libero l’amico puro della castità; salva anche me, minacciato da travolgente schiavitù e afflizioni.

Liberasti due asceti dall’attacco delle donne empie, o padre: strappando dall’azione l’uno col grido e l’altro con un vero pensiero sapiente.

Colui che stabilì confini alle acque e si prese cura dei servi, attraverso gli angeli ti abbeverò straordinariamente con acqua e tramite un angelo ti nutrì con grandissima gloria.

Theotokìon. Le schiere degli angeli ti lodano e le assemblee dei mortali ti glorificano, o Madre di Dio, poiché procurasti la salvezza di tutto il mondo.

Irmòs. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Kontakion dei martiri.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Sorgendo spiritualmente, il coro splendido e luminoso dei martiri illumina oggi la Chiesa con i raggi dei prodigi, perciò celebrando la loro memoria, ti chiediamo, o nostro Salvatore: per le loro preghiere liberarci dalle sventure, o Dio misericordioso e filantropo.

Kontàkion del santo padre.

Tono pl. 4. A te invincibile stratega.

Le tue fatiche oltre natura e le lotte per cui fosti incoronato da Dio furono viste solo dagli angeli che sbigottivano; perciò, come confidente di Dio, salvaci da tutti i pericoli, affinché gridiamo: Salve, nostro pastore.

Ikos.

Divenisti angelo fra uomini, o teòforo, innalzato dalla terra alle realtà celesti, perciò vedendoti parlare con i cori degli incorporei, o santo, tremo e con timore così acclamo:

Salve, modello irreprensibile dei monaci; salve, prato di virtù che nutre le anime.

Salve, nobile intercessore per le anime; salve, compagno coabitante degli angeli.

Salve, perché allevasti moltitudine di greggi; salve, poiché la custodisti nell’Eden.

Salve, perché con Dio desti pane a sufficienza; salve, persecutore della boria dei demòni.

Salve, fonte inesauribile di prodigi; salve, garante della letizia che avverrà.

Salve, lampada di tutta l’Asia; salve, astro guida dei monaci.

Salve, padre nostro pastore.

Sinassario.

Il 7 di questo mese memoria dei santi trentatré martiri di Melitene, Gerone e gli altri.

Stichi. Oh, l’ardire di Gerone: nessuno si dimostrò più audace di fronte alla spada! Uomini malvagi trafissero con la spada tre decine di uomini e altri due con loro. Il giorno sette Gerone fu decapitato e incoronato insieme.

Lo stesso giorno memoria del santo nostro padre taumaturgo Lazzaro che praticò l’ascesi sul monte Galesio.

Stichi. Prepara il seno, padre Abramo: questo Lazzaro non è secondo al tuo Lazzaro.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Melassippo, Casina e Antonio.

Stichi. Raschiati, Melassippo e Casina non sembravano fatti di carne, ma incorporei. O Antonio, tu accogli la recisione esultando ed ecco, la divina dimora ti accoglie con esultanza.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Aucto, Taurione e Tessalonica.

Stichi. Raggiungendo la fine desiderata, Aucto e Taurione sono macellati come tori del Signore. Condannata all’esilio dal luogo patrio, Tessalonica dimora nel luogo verdeggiante della letizia.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Atenodoro.

Stichi. Atenodoro è chiamato dalla terra dall’Intelligenza per i doni intelligibili del Signore.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Alessandro di Tessalonica perì di spada.

Stichi. Alessandro, rampollo germogliato dalla terra di Tessaglia, moltiplicò il rampollo delle lotte.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dei martiri. Ode 7. Irmòs.

I tre fanciulli, disprezzando il culto empio della statua d’oro innalzata nella piana di Dura, gettati in mezzo alle fiamme, refrigerati cantavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Come un tempo le bocche dei leoni non trattennero la carne di Daniele, così neanche la morte i tuoi martiri, poiché le anime dei giusti vivono nella tua mano, Signore, esultando e cantando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

La fiamma refrigerò un tempo i tre fanciulli a Babilonia e gli atleti spensero la fornace del politeismo, perciò vedendo quest’inganno degli idoli incenerito, gridavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

I tuoi atleti, o Cristo, esortati dal tuo affetto e indossando abito carnale insensibile, non consideravano i dolori delle pene, esultando in te e gridando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Il coro ben intrecciato e bello dei tuoi atleti, preziosa e divinamente eletta assemblea dei tuoi nobili, nello Spirito acclamano cantando con armonia: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. La legge di natura e gli elogi sono stati superati in te, unica Vergine ignara di nozze, poiché concepisti senza seme e partoristi senza corruzione il Verbo del Padre eterno; lodandolo piamente, ti diciamo beata.

Del santo padre. I fanciulli di senno divino.

Esulta, cielo e rallegrino gli uomini con gli eserciti degli angeli, poiché in onore del Dio di tutti si celebra ora il sapiente in Dio Lazzaro, uomo celeste, angelo terrestre.

Elevato dalle virtù in alto oltre il cielo, o sapientissimo Lazzaro, avevi condotta perfetta, animo temperante ed eri umile più di tutti, perciò anche Dio ti ha innalzato più degli altri, o ammirabile.

Dopo la tentazione pubblicamente sconfitta, satana ingannatore, il malvagissimo, provava a tentarti dalla parte destra come angelo, ma anche stavolta svergognasti le sue macchinazioni, o Lazzaro.

Theotokìon. Fermasti l’assalto della morte vorace con il tuo venerabile parto, o Vergine, innalzando i mortali alla vita, cantando al Creatore: Altissimo Signore e Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Dei martiri. Ode 8. Irmòs.

Il Verbo di Dio, che con ineffabile saggezza creò l’universo portandolo dal non essere all’essere, voi tutte sue opere, beneditelo come Signore.

Gli atleti hanno abbattuto con zelo l’assalto dei folli tiranni, cantando fortemente ad alta voce: Benedite, opere del Signore il Signore.

Svegliatevi, voi ingannatori e riconoscete il vero Dio: così gridavano gli atleti ai tiranni, cantando ad alta voce: Benedite, opere del Signore il Signore.

Gli atleti di Cristo non cercavano affatto di parlare con eloquenza, ma colmi di divino Spirito gridavano con serenità: Benedite, opere del Signore il Signore.

Theotokìon. Il Dio Verbo generato dal Padre senza principio prima dei secoli e negli ultimi tempi nato dalla Vergine, beneditelo, opere tutte come Dio.

Del santo padre. Ascolta, Vergine.

Il serpente allontanò dall’Eden il progenitore Adamo seducendo Eva, ma quando si gettò ingannevolmente contro di te attraverso l’assalto della monaca indegna, fu svergognato e vinto dalla tua forte opposizione, perciò ora gridi esultando: Benedite, opere del Signore il Signore.

La materia che ama spingere sempre in giù, in quanto terrena, la facesti salire con te sulla colonna nella volta celeste rendendola eterea, o sapiente, pregando il tuo Sovrano con fervore per il mondo e gridando con gli angeli: Benedite, opere del Signore il Signore.

Abbattesti il principe della tenebra con la luce dei divini comandamenti del tuo Sovrano, poiché osservandoli camminasti realmente con bella condotta sulla via stretta, illuminato dallo splendore dello Spirito e cantando senza sosta: Benedite, opere del Signore il Signore.

Theotokìon. Accogli, o Vergine le voci degli incatenati, poiché non hanno contaminato la pura fede con le macchie degli eretici e dona vittoria ai pii imperatori, che con il tuo servo e amico Lazzaro ti supplicano per noi, che piamente gridiamo: Benedite, opere del Signore il Signore.

Irmòs. Ascolta, Vergine fanciulla pura: dica Gabriele il disegno antico e veritiero dell’Altissimo; apprèstati ad accogliere Dio, perché grazie a te l’immenso abiterà con i mortali; perciò con gioia acclamo: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Dei martiri. Ode 9. Irmòs.

Il Verbo, Dio da Dio, nella sua incomparabile sapienza venne dal cielo a rinnovare Adamo caduto per aver mangiato il frutto della perdizione; incarnato da Vergine santa per noi, unanimi, o fedeli, con inni lo magnifichiamo.

Col fuoco della divinità, o Cristo, incendiasti l’errore degli idoli, cresciuto come foresta nei cuori degli uomini, radunando i cori dei testimoni della pietà che degnamente ti magnificano senza sosta.

Lasciando sulla terra la gloria passeggera e la ricchezza instabile e trovando te, Cristo, riverbero della gloria e ricchezza inesauribile, i martiri ereditano i beni eterni, degnamente magnificandoti con inni incessanti.

La natura umana sottomessa un tempo al giogo dell’inganno fu liberata con la tua incarnazione e riconoscendoti ora come Sovrano di tutti, produsse i martiri come araldi della nostra salvezza.

Theotokìon. O sposa e Madre Vergine Pura, unica speranza dei fedeli, supplica il tuo Figlio con i cori degli angeli di donare la pace al mondo, vittoria ai re amici di Cristo e salvezza ai quanti ti lodano.

Del santo padre. Come tempio vivente.

Benedicendo il campo, rendesti fertili le stoppie sterili; uccidesti la fiera che cacciava l’asinello dei tuoi discepoli: liberami dunque con le tue preghiere dalla sterilità, uccidendo le fiere che mi uccidono.

I leoni e gli orsi si avvicinavano a te miti come agnelli, o Lazzaro, sostegno e vanto dei monaci, perciò ti supplichiamo: frena ogni assalto di quanti ci minacciano come leoni.

Ci hai dimostrato che non sei morto, ma anche morto sei vivo nella vita nascosta, inviandoci dopo la fine ordini firmati dalla tua mano, o Lazzaro, sommo dei padri: libera dunque anche noi, tuoi figli dalla morte.

Theotokìon. Molti pastori hanno corrotto la vigna del tuo gregge, o purissima Vergine che partoristi il buon pastore; strappala dalla loro corruzione intercedendo con il venerabile e grande lottatore Lazzaro.

Irmòs. Come tempio vivente, arca di Dio, mai accada che mano di profani la tocchi, ma le labbra dei fedeli, cantando senza sosta alla Madre di Dio le parole dell’angelo, acclamino esultanti: O Vergine pura, veramente tu sei elevata al di sopra di ogni creatura.

Exapostilarion dei martiri. Udite, donne.

Stando presso il trono del pietosissimo Cristo, trentatré torri della Chiesa inespugnabile, con la vostra intercessione, o santi, custodite il mondo intero, con quelli che vi onorano e che celebrano, o vittoriosi, la vostra luminosissima memoria.

Del santo. Con i discepoli conveniamo.

Colui che ti ha plasmato, ti ha santificato dal grembo materno e ti ha reso dimora dello Spirito santo: sei così divenuto astro dei monaci, o uomo di mente divina, astro che guida dalla tenebra delle colpe al fulgore dei precetti di Dio, o Lazzaro e che conduce a Cristo: lui dunque implora, perché salvi quelli che ti celebrano.

Theotokìon.

Il profeta ti ha vista un tempo, o Vergine, come monte dal quale, senza intervento di mano d’uomo, è stata tagliata una pietra che ha frantumato gli altari degli idoli e le stele dei demoni, o sposa di Dio: implora dunque Dio di spezzare gli idoli passionali del mio intelletto e di suscitare spiritualmente nel mio cuore l’immagine di lui.

Alle lodi, sostiamo allo stico 4 e cantiamo tre stichirà prosòmia del santo, ripetendo il primo.

Tono 4. Tu, che sei chiamato dall’alto.

Questo secondo e carissimo Lazzaro, con la carne cinta della morte del Signore che effonde myron di vita e vestito nella tunica profumata ancora dai sudori e dalle pene, si presenta ora per il banchetto gratuito e le lodi. Venite, folle dei monaci e assemblee che amate le feste, onoriamo a una voce il fedele economo e servo del nostro Signore e Dio (2).

Stavi sulla colona come in una dimora colma di luce, o sacratissimo e mettesti intorno, o beato le tue opere come servi armati per fermare l’assalto delle passioni e sei entrato nel divino talamo, o beato; stando ora con franchezza presso il tuo Sposo e nostro Dio, deliziandoti dalla sua bellezza, supplicalo di salvare e illuminare le nostre anime.

Il beato Lazzaro, consacrato dal grembo materno come sacrificatore e sacrificio puro, invita ora al banchetto della sua memoria tutti per profumarli chiaramente nello Spirito. Venite dunque, riuniamoci e partecipiamo alla benedizione donata dalle sue divine reliquie e glorifichiamo Cristo nostro Dio, realmente mirabile nei suoi santi nei quali riposa.

Gloria. Tono pl. 2.

Padre santo, per tutta la terra uscì la voce delle tue opere, perciò trovasti nei cieli la ricompensa delle tue fatiche; annientasti le falangi dei demòni, raggiungesti le schiere degli angeli la cui vita imitasti irreprensibilmente; con la franchezza che hai presso Cristo Dio, chiedi pace per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Tu che sei sollievo dei tribolati, liberazione degli infermi, o Madre di Dio Vergine, salva città e popolo, tu, pace di chi è combattuto, bonaccia di chi è sbattuto dai marosi, sola protezione dei fedeli.

Oppure stavrotheotokìon. Il terzo giorno.

Quando la purissima ti vide pendere dalla croce, come madre faceva lamento gridando: Figlio mio e Dio mio, dolcissimo Figlio mio, come dunque sopporti una ignominiosa passione?

Quindi il resto come di consueto e il congedo.