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26 Novembre

Memoria dei santi nostri padri Alipio il Kionìta e Nicon il metanoìte.

Al Vespro.

Al Signore a te, ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia Di sant’Alipio.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Alipio beatissimo, fin da fanciullo consacrasti la vita a Cristo nostro Dio; da lui corroborato sottomettesti alla parte razionale le passioni della carne, assoggettando il peggio al meglio; perciò supplica perché siano date alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Alipio di senno divino, apparisti come grande astro che illumina la terra con splendori di prodigi e opere divine: per questo dopo la tua dormizione ti accolse la luce senza tramonto; perciò supplica perché siano date alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Divenisti colonna dei monaci, sapiente Alipio, stando sopra una colonna, oppresso dalla calura e dal gelo e da tanti esercizi ascetici: perciò hai ricevuto divini carismi dello Spirito, per curare malattie e scacciare sofferenze acutissime.

Di san Nicon. Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

Le fatiche e i modi delle fatiche innalzarono il tuo corpo e il fulgore dei modi, splendente per il divino Spirito, irraggiò con forza oltre ogni intendimento: mirabilmente fu infatti esaltata la tua sepoltura, zampillando torrenti per i fedeli; straordinaria visione: la tomba non impedì, né la pietra trattenne la potenza, ma come prima di morire ci predicavi la penitenza, così ora, dopo la morte, ci attiri alla conoscenza.

Venite, popoli, prostriamoci nella casa del Signore, dove è custodita la santissima tenda terrena del beatissimo; a lui elevando suppliche, con canti soavi e lampade splendenti, acclamiamo: Vieni, o santo, abbi pietà di quanti sono nelle angustie, strappali ai marosi e alla tempesta delle tribolazioni, affinché glorifichiamo la tua urna gradita e preziosissima e veneriamo l’icona che fa scorrere myron profumato.

La città di Laconia ti possiede come ricchezza inalienabile, o beato ammirabile, che la rischiari di luminosi splendori; anche ora, Nicon, concedile la pace, riempila di trofei, piegando l’alterigia dei nemici e i loro schieramenti con i dardi delle tue preghiere, o nostro padre e, pregando con franchezza per le nostre anime, colma della tua compassionevole elargizione i cuori di noi, che con fede t’inneggiamo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Per la purezza del suo intelletto, Isaia da lungi predisse, o Vergine, che avresti partorito l’Artefice del creato, o castissima venerabile: poiché tu sola, da che il mondo esiste, apparisti purissima. Perciò ti prego: purifica il mio cuore contaminato, rendimi partecipe, o Vergine, del divino fulgore di tuo Figlio e fa’ che stia alla sua destra quando siederà, come sta scritto, a giudicare tutto il mondo.

Oppure stavrotheotokìon.

I giudici d’Israele ti giudicarono reo di condanna a morte, o Figlio, facendo comparire in tribunale come un condannato te, che sei giudice dei vivi e dei morti, o Salvatore; ti consegnarono a Pilato e ti condannarono, ahimè, quegli empi, prima della sentenza; vedendo questo ne sono trafitta e con te condannata, Signore: preferisco perciò morire, che vivere tra i lamenti. Così gridava la Madre di Dio, o solo misericordiosissimo.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Apolytìkion di sant’Alipio. Tono 1.

Divenuto colonna di pazienza, emulando i progenitori, o santo: Giobbe nei patimenti, Giuseppe nelle tentazioni e il modo di vita degli incorporei, pur essendo in un corpo. Alipio, santo padre nostro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Gloria. Di san Nicon.

Tono 3. La confessione della fede.

Gioisce la città dei lacedemoni nel possedere l’urna divina delle tue reliquie, che fa scaturire rivi di guarigioni e libera dalle tribolazioni tutti quelli che con fede a te accorrono, o padre Nicon santo; supplica Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

E ora. Theotokìon e congedo.

Il resto del vespro e la conclusione.