9 Novembre
Memoria dei santi martiri Onesiforo e Porfirio e della nostra beata madre Matrona e della beata Teoctista di Lesbo. Memoria anche del nostro padre tra i santi Nettario di Egina, metropolita della Pentapoli.
Al Vespro.
Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 stichi e cantiamo le stichirà prosòmia dei martiri.
Tono pl. 4. O straordinario prodigio!
Martire lottatore, beato Onesiforo, confessasti Cristo Dio combattendo con grande fortezza davanti al tribunale degli empi; sopportasti colpi di flagello e bruciature in tutto il corpo: perciò con la sua mano vivificante, ti cinse della corona della vittoria, o illustre, colui che è l’origine prima della vita.
Martire lottatore Porfirio, con la grazia e la potenza dello Spirito, ti tingesti col rosso del tuo sangue una veste di porpora: la indossasti e apparisti fulgidissimo per regnare con l’unico nostro Dio e Re per tutti i secoli, o glorioso: supplicalo dunque sempre con ardore per la nostra salvezza.
Martiri ammirabili, subendo santamente la morte per colui che è la vita di tutti, gioiosi vi siete lasciati stendere sulla graticola infuocata e, attaccati a cavalli e da questi trascinati, accoglieste il divino compimento della vostra vita: perciò venite glorificati e proclamati beati, mentre sempre pregate per noi, o eternamente beati.
Della santa. Tono 4. Come generoso fra i martiri.
Domasti con grande sapienza le rivolte della carne con le fatiche dell’ascesi e seguendo Cristo, o Matrona, dimorasti con tutta pietà in mezzo ad asceti, spegnendo gli ardori delle voluttà con le divine piogge delle lacrime e accendendo con tutta veemenza l’amore per il tuo Creatore.
Erigesti per Dio un sacro monastero per la salvezza di molti, divenuta tu stessa tempio dello Spirito, o sapientissima, per la purezza dell’anima; guidasti folle alle faticose arene dell’ascesi e le offristi salve al Sovrano in dono nuziale: con loro noi ti onoriamo con fede.
Seguendo il tuo insegnamento, le giovinette amarono lo sposo e Signore e, disprezzata con lo spirito la mollezza della carne, con animo pronto piamente vinsero le passioni; furono così introdotte con te, Matrona, nel celeste talamo dello sposo, in letizia perenne.
Gloria. E ora. Theotokìon.
Tu che accogliesti nel tuo grembo l’incontenibile Dio divenuto uomo nella sua filantropia, assumendo da te la nostra argilla e realmente divinizzandola, non trascurarmi, o purissima, ora che sono tribolato, ma affréttati ad usarmi compassione e liberami da ogni sorta di ostilità e offesa del maligno.
Stavrotheotokìon.
Vedendoti inchiodato alla croce, Signore, l’agnella tua Madre sbigottita gridava: Che cos’è questa visione, Figlio amatissimo? Questo ti rende il popolo ribelle e iniquo, che ha goduto dei tuoi tanti prodigi? Sia dunque gloria, o Sovrano, alla tua ineffabile condiscendenza.

