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8 Novembre

Sinassi degli archistrateghi Michele, Gabriele e di tutte le Potenze Incorporee.

Al Grande Vespro

Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi e stichirà prosòmia di Michele.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Tu che stai fulgidissimo presso la Divinità trisolare, Michele, primo condottiero, con le superne schiere acclami gioioso: Santo sei tu, Padre, Santo il Verbo coeterno e santo il Santo Spirito, unica gloria e regno, unica natura, unica divinità e potenza.

Igneo il tuo aspetto, meravigliosa la tua bellezza, Michele, primo degli angeli: con la tua immateriale natura attraversi i confini per compiere i comandi del Creatore dell’universo e sei noto per la potenza della tua forza, rendendo fonte di guarigioni il tuo tempio, che si onora del tuo santo nome.

Tu che, come sta scritto, rendi come vento i tuoi angeli e i tuoi ministri come fiamme di fuoco, stabilisti primo fra le schiere dei tuoi arcangeli Michele, l’archistratega, che ubbidisce ai tuoi cenni, o Verbo Signore e con timore eleva alla tua gloria l’inno trisagio.

Di Gabriele. Stesso tono. Hai dato come segno.

L’Intelletto precedente i secoli pose te, Gabriele, come luce seconda, che per divine partecipazioni illumina tutta la terra e ci rivela il mistero veramente grande e divino che è dall’eternità: l’incorporeo che assume corpo in grembo verginale e si fa uomo per salvare l’uomo.

Stando presso il trono della Divinità trisolare, riccamente illuminato dai divini fulgori da essa senza sosta emessi, libera dal buio delle passioni e rischiara con l’illuminazione, quanti sulla terra con gioia si uniscono in coro e t’inneggiano, o Gabriele archistratega, intercessore per le nostre anime.

Spezza l’arroganza dei figli di Agar, che senza sosta assale il tuo gregge; recidi gli scismi dalla Chiesa; placa la tempesta delle innumerevoli tentazioni; libera da pericoli e sventure quanti con affetto ti onorano e accorrono sotto la tua protezione, Gabriele, archistratega, intercessore per le nostre anime.

Gloria. Tono pl. 2. Di Byzantios.

Rallegratevi con noi, angeliche falangi tutte, poiché il nostro protettore e vostro capo, il grande archistratega, santifica questo giorno prodigiosamente mostrandosi nel suo augusto santuario. Perciò inneggiandolo debitamente gridiamo: proteggici al riparo delle tue ali, sommo arcangelo Michele.

E ora. Theotokìon.

Rallegratevi con noi, cori tutti delle vergini: poiché la nostra avvocata e mediatrice, la nostra protezione e grande rifugio santifica questo giorno, mostrandosi prodigiosamente nel suo augusto santuario. Perciò inneggiandola debitamente, gridiamo: proteggici al riparo delle tue ali, purissima Sovrana, Madre di Dio.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura da Gesù di Nave (5,13-15).

Mentre Gesù era a Gerico, avvenne che, alzati gli occhi, vide un uomo che stava davanti a lui con in mano la spada sguainata. Gesù si accostò e gli chiese: Sei per noi o per gli avversari? Ed egli rispose: Io sono l’archistratega dell’esercito del Signore e giungo proprio ora. Gesù cadde col volto a terra e gli disse: Signore, che cosa comandi al tuo servo? E l’archistratega del Signore disse a Gesù: Sciogli i calzari dai tuoi piedi, perché il luogo su cui stai è santo. Gesù così fece.

Lettura dai Giudici (6,8.11-24).

In quei giorni Madian acquistò forza contro i figli d’Israele e questi gridarono a Dio. Ed ecco, l’angelo del Signore venne e si sedette sotto la quercia che è a Efrata e che apparteneva a Ioas; suo figlio Gedeone batteva il grano nel tino e si affrettava per sfuggire ai madianiti. E l’angelo del Signore gli apparve e gli disse: Il Signore sia con te, o potente nella tua forza. Gli rispose Gedeone: Ti prego, mio signore, se il Signore è con noi, perché ci hanno colto tutti questi mali? E dove sono i suoi prodigi che i nostri padri ci hanno narrato, dicendo: Forse che il Signore non ci ha fatti salire dall’Egitto? Ma ora ci ha respinti e ci ha consegnati nelle mani di Madian. L’angelo del Signore lo fissò e gli disse: Và con questa tua forza e salverai Israele dalla mano di Madian: ecco, io ti ho mandato. Gli rispose Gedeone: Ti prego, signore, in che modo salverò Israele? Ecco, la mia tribù è la più misera di Manasse e io sono il più piccolo nella casa di mio padre. E l’angelo del Signore a lui: Il Signore sarà con te e tu batterai Madian come un sol uomo. Gedeone gli disse: Se ho trovato grazia ai tuoi occhi e tu farai per me oggi tutto ciò di cui mi hai parlato, non allontanarti di qui sinché io venga da te, porti il mio sacrificio e lo offra davanti a te. Rispose: Sì, resterò qui sinché tu torni. Gedeone entrò in casa, preparò un capretto e un’efa di farina di azzimi; mise la carne nel cesto e il brodo nella pentola, li portò a lui sotto la quercia e li accostò. L’angelo del Signore gli disse: Prendi la carne e i pani azzimi e mettili su quella pietra e versa lì accanto il brodo. E così fece. L’angelo del Signore tese l’estremità del bastone che aveva in mano e toccò la carne e gli azzimi e si accese dalla pietra un fuoco che divorò la carne e gli azzimi: e l’angelo del Signore si sottrasse ai suoi occhi. Gedeone vide che era l’angelo del Signore e disse Gedeone: Ahimè, Signore, Signore! Ho visto l’angelo del Signore faccia a faccia. Ma il Signore gli disse: Pace a te, non temere, non morirai. E Gedeone edificò là un altare al Signore e lo chiamò ‘Pace del Signore’, fino al giorno d’oggi.

Lettura della profezia di Daniele (10,1-21)

Nell’anno terzo di Ciro re di Persia si rivelò un verbo a Daniele, soprannominato Baltazàr: e vero è il verbo e grande la forza e gli fu data intelligenza nella visione. In quei giorni io, Daniele, feci un lutto di tre settimane di giorni. Non mangiai pane piacevole, carne e vino non entrarono nella mia bocca, né mi unsi con olio fino al compimento di tre settimane di giorni. Il giorno ventiquattro del primo mese, nell’anno terzo, io mi trovavo vicino al grande fiume, il Tigri. Levai gli occhi e vidi ed ecco un uomo vestito di lino e i suoi fianchi erano cinti di oro di Ofaz; il suo corpo era come Tharsis e il suo volto come aspetto di folgore, i suoi occhi come fiaccole di fuoco, le braccia e le gambe avevano l’aspetto di bronzo lucente e il suono delle sue parole come il clamore di una moltitudine. Soltanto io, Daniele, vidi la visione, gli uomini che erano con me non la videro, perché erano stati presi da grande sbigottimento ed erano fuggiti per il timore. Ed io fui lasciato solo e vidi questa grande visione e non rimase in me forza, la mia gloria fu mutata in corruzione e io non ebbi più forza. E udii la voce delle sue parole e nell’udire la voce delle sue parole, stavo compunto col volto a terra. Ed ecco una mano mi toccò e mi fece sollevare sulle ginocchia e sulle palme delle mani. E mi disse: Daniele, uomo dilettissimo, comprendi le parole che ti rivolgerò e stai ritto in piedi, perché ora sono stato mandato a te. Mentre mi rivolgeva queste parole, io mi alzai tremante. E mi disse: Non temere, Daniele, perché sin dal primo giorno in cui tu hai volto il tuo cuore a comprendere e ad affliggerti davanti al Signore tuo Dio, le tue parole sono state ascoltate e io sono venuto per le tue parole. Ma il principe del regno di Persia mi si è opposto per ventun giorni. Ma ecco, Michele, uno dei primi principi, è venuto in mio aiuto e l’ho lasciato là con il principe del regno di Persia e sono venuto per farti comprendere ciò che avverrà al tuo popolo negli ultimi giorni: perché la visione riguarda ancora molti giorni. Mentre egli parlava con me in questo modo, io volsi la faccia a terra e fui preso da compunzione. Ed ecco, come qualcosa dalle sembianze di un figlio d’uomo toccò le mie labbra ed io aprii la bocca e parlai e dissi a colui che mi stava davanti: Signore, al vederti tutto è stato sconvolto dentro di me e mi sono venute meno le forze. E come potrà il tuo servo, signore, parlare con questo mio signore? Ormai non mi resta più forza e il respiro mi è venuto meno. Di nuovo mi toccò, questo qualcosa dalle sembianze umane e mi diede forza e mi disse: Non temere, uomo dilettissimo, pace a te, sii coraggioso e forte. Mentre mi parlava, ripresi forza e dissi: Parli, il mio signore, poiché mi hai dato forza. E disse: Sai perché sono venuto da te? Ora ritornerò a combattere con il principe di Persia; mentre io me ne venivo via, giungeva il principe di Grecia. Ti annuncerò dunque che cosa è ordinato nella scrittura della verità. Nessuno mi aiuta in questo, se non Michele, il vostro principe.

Alla Litì, stichirà idiòmela.

Tono 1. Di Cipriano.

Archistrateghi delle spirituali Potenze che state sempre alla presenza del trono del Signore, chiedetegli di donare al mondo la pace e alle nostre anime la grande misericordia.

Stesso tono. Di Arsenio.

Il principe delle superne potenze, il condottiero dei divini eserciti che ogni giorno cammina a fianco a noi, Michele che ci difende da ogni assalto del demonio, oggi ci ha riuniti per celebrare la sua festa. Venite dunque, o amici delle feste, cogliamo i fiori delle virtù, con puri pensieri e retta coscienza onoriamo la festa dell’arcangelo: egli sta sempre alla presenza di Dio e canta l’inno trisagio, pregando per la salvezza delle nostre anime.

Tono 2. Dello Studita.

Arcangeli capitani delle nature immateriali delle spirituali potenze, voi illuminate il mondo con i raggi della gloria trisolare, cantando l’inno trisagio con voci immateriali; implorate dunque affinchè siano salvate le nostre anime.

Stesso tono. Di Arsenio.

Attorniando il trono immateriale, o essenze intellettuali, divini incorporei, voi cantate con labbra di fuoco l’inno trisagio al Dio dominatore: santo Dio, Padre senza principio; santo forte, Figlio a lui coeterno; santo immortale, Spirito consustanziale, glorificato con il Padre e il Figlio.

Stesso tono. Di Anatolio.

Con labbra incorporee, con bocche spirituali le schiere spirituali offrono alla tua inaccessibile Divinità, Signore, l’inno incessante; puri spiriti, ministri della tua gloria, cantano lodi a te, Sovrano; con loro l’incorporeo Michele, principe degli eserciti celesti, archistratega degli angeli, oggi ci ospita nel luogo a lui sacro, presiede ai nostri canti per offrirli, o filantropo, alla tua gloria inaccessibile e intercede senza sosta per le nostre anime.

Tono 4. Di Efrem di Karìa.

Brillando dei raggi solari del divino splendore, voi arcangeli splendete sulle schiere immateriali; lampeggiate di luce negli eccelsi per riverberare sul mondo lo splendore della Divinità inaccessibile.

Tono pl. 4.

I tuoi angeli, o Cristo, stanno con timore alla presenza della maestà del tuo trono, sempre brillando del tuo splendore, cantando a te l’inno negli eccelsi, eseguendo la tua volontà, da te inviati, comunicando luce alle nostre anime.

Gloria. Tono 4.

Con ignee labbra i cherubini ti lodano, o Cristo Dio; con bocche incorporee il coro degli arcangeli senza sosta ti glorifica; condottiero dei celesti eserciti, Michele offre alla tua maestà l’incessante inno di vittoria. In questa festa radiosa egli stesso ci illumina, perché con labbra terrene salmeggiando degnamente ti presentiamo il canto trisagio, affinché tutto sia pieno della tua gloria e tu conceda al mondo la tua infinita misericordia.

E ora. Theotokìon.

Tripudio delle angeliche schiere, potente protezione degli uomini in terra, Vergine senza macchia, salva quanti a te ricorrono, perché in te, dopo Dio, riponiamo ogni nostra speranza.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Noi, abitanti del mondo, festeggiando angelicamente il Dio portato su trono di gloria, gridiamo l’inno: Santo sei tu, Padre celeste; Verbo coeterno, santo sei tu e lo Spirito santissimo.

Stico. Egli fa i suoi angeli come soffi di vento e i suoi ministri come fiamme di fuoco.

Tu che con grande franchezza stai al primo posto tra i celesti con gloria davanti al tremendo trono, contemplando le realtà ineffabili, salva, ti preghiamo, con la tua intercessione, o Michele archistratega, noi che siamo stretti da pericoli e tentazioni.

Stico. Benedici, anima mia, il Signore: Signore Dio mio, ti sei grandemente esaltato.

Tu che davvero sei il primo degli angeli incorporei e ministro di quel divino splendore, di esso testimone oculare e iniziato, salva, o Michele, archistratega, noi che ogni anno onoriamo piamente te e cantiamo la Trinità con fede.

Gloria. E ora. Tono pl. 4. Di Giovanni monaco.

Come capo di schiere, difensore e principe degli angeli, o archistratega, libera da ogni angustia e tribolazione, malattia e gravi peccati, quanti sinceramente ti cantano e pregano, o glorioso che, immateriale, chiaramente contempli l’Immateriale e rifulgi per la luce inaccessibile della gloria del Sovrano, che nella sua filantropia, assunse la carne per noi dalla Vergine, volendo salvare la stirpe umana.

Apolytìkion. Tono 4. Tu che volontariamente.

Archistrateghi supremi dei celesti eserciti, noi indegni vi supplichiamo: con le vostre preghiere siate per noi baluardo; custodite al riparo delle ali della vostra gloria immateriale noi che ci prostriamo e con insistenza gridiamo: Liberateci dai pericoli, voi che siete generali delle superne schiere.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Madre di Dio fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi volontariamente accettò la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

Segue la conclusione.