2 Ottobre
Memoria del santo ieromartire Cipriano e della santa martire Giustina.
Al Mattutino.
Apolytìkion. Tono 4.
Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; perciò, insegnando il verbo della verità lottasti fino al sangue per la fede, ieromartire Cipriano; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.
Dopo la solita sticologia i canoni dall’Oktòichos e quello dei santi, con l’acrostico: Io canto, o Cipriano, la tua grazia tanto luminosa.
Ode 1. Tono. 4. Quando l’antico Israele.
Tu che sempre dimori con i cori superni, volgi su di noi il tuo sguardo e proteggi con la tua intercessioni i tuoi cantori.
Un tempo crudelmente imprigionato dalle tenebre dell’ignoranza, bruciando di lussuria per le funeste passioni carnali, improvvisamente fosti meravigliosamente convertito, o beatissimo.
Sedevi un tempo sul primo trono della perdizione, ma ora, sedendo tra i sacerdoti glorifichi Cristo, chiaramente trasformato dalla grazia divina dell’Altissimo.
Theotokìon. Dopo il parto rimani Vergine, avendo generato Dio stesso, Creatore dell’universo, apparso in modo portentoso in un corpo, o Vergine Madre, Genitrice di Dio.
Ode 3. In te si rallegra.
Convertendo come Paolo il desiderio della tua anima a Cristo, divenisti suo discepolo, o sapientissimo Cipriano.
Invece della tunica passionale Cristo ti donò la sua veste nuziale, l’ornamento glorioso, la veste della seconda nascita.
Dopo aver primeggiato nell’ascesi, illustre Cipriano divenisti poi paziente martire della verità.
Theotokìon. Veramente noi fedeli, soprattutto veneriamo te, Madre di Dio, perché generasti Dio incarnato, Vergine purissima.
Irmòs. In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.
Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.
Educato accuratamente nell’errore, come Paolo fosti chiamato dal cielo e guidato dalla croce alla luce della conoscenza; acceso dal desiderio di una venerabile vergine, grazie a lei ti unisti all’Autore del creato; perciò, sconfitto l’impotente nemico, fosti giudicato degno con lei del coro dei martiri, sacratissimo Cipriano; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.
Gloria. E ora. Theotokìon.
Caduto nei pensieri maliziosi, sprofondando nel baratro dei peccati, gemendo a te grido dal cuore, o Purissima: magnifica in me la tua ricca misericordia, l’infinito mare della tua compassione e la vastità incommensurabile della tua clemenza e dammi penitenza e correzione della vita per gridare a te con affetto: prega tuo Figlio e Dio di donarmi la remissione delle colpe; in te, infatti, io, tuo indegno servo, spero.
Oppure Stavrotheotokìon.
Contemplando sul legno della croce il Redentore, la Madre purissima gemeva piangendo e amaramente esclamava e con cuore angosciato, strappandosi i capelli gridava: Figlio e Signore, come ha potuto l’illegalissimo popolo degli ebrei ingiustamente appender alla croce te, senza peccato? Come puoi volontariamente accettare il fiele, i chiodi e, ahimè, la ferita al costato? Comunque io glorifico te per le tue divine sofferenze.
Ode 4. Vedendo te, sole di giustizia.
Rinsavito dall’antica aberrazione, sconfiggesti la schiera dei demòni, sconfiggendo ogni funesto errore; perciò esultante ora inneggi: Gloria alla tua potenza, Signore.
Dominando con vigore te stessa e pregando con ardore la pura Vergine piena di grazia, sfuggisti, o Giustina, alle trappole e alle reti dei nemici.
Consolidata dalla fede nel tuo Sposo, rivestita della potenza della croce, rimanesti inaccessibile ai demòni, cantando: Gloria alla tua potenza, Signore.
Theotokìon. Colui che per natura è libero, presa forma di schiavo, apparve per la sua ricca bontà, ricevendo in se stesso da te, Madre sempre Vergine, l’umanità intera.
Ode 5. Tu, mio Signore.
Arricchita sapientemente dalla protezione della pura Madre di Dio, serbasti senza macchia la tua venerabile verginità, o Giustina.
Veneriamo Giustina, deliziosissima icona vivente di Dio, bellezza segreta, immolazione verginale.
La pura e autentica sposa di Cristo, aggiungendo alle lotte ascetiche il martirio, degnamente ottenne doppia corona.
Theotokìon. Né spirito umano, né angelico possono spiegare il prodigio ineffabile e senza precedenti del tuo parto, o Purissima.
Ode 6. A te sacrificherò.
Disceso nell’abisso più profondo del male, risalisti poi al vertice della virtù, prodigiosamente trasformato per il divino battesimo.
Un tempo servo dei demòni, divenisti poi discepolo di Cristo, seguendo con affetto il desiderio supremo, o Cipriano.
Guidasti a Dio una folla di martiri, indicando loro come miglior guadagno la possibilità di ottenere il regno dei cieli in cambio di un po’ di sangue.
Theotokìon. Spezza le catene delle colpe, donando libertà dalla legge del peccato con la legge della vita, tu che concepisti l’autore della legge.
Irmòs. A te sacrificherò con voci di lode, Signore: così a te grida la Chiesa, purificata dalla sozzura dei demòni per il sangue misericordiosamente fluito dal tuo fianco.
Kontàkion Tono pl. 4. Quali primizie.
Come venerabile gerarca e atleta fortissimo, la terra degnamente ti onora, Cipriano celebratissimo e con inni glorifica la tua santa memoria, sempre chiedendo che per te sia donata la remissione delle colpe a quanti cantano: Alliluia.
Ikos.
Onoriamo il sapiente gerarca come pastore sapiente e maestro: perché dalle spine dell’inganno fiorì come soavissima rosa e profumò noi credenti con la fragranza delle guarigioni e con l’effusione dei prodigi; perciò come Davide cantiamo: Alliluia.
Sinassario.
Il 2 di questo mese memoria del santo ieromartire Cipriano e della vergine Giustina.
Stichi. Si infuriò, Satana perché il suo vecchio amico conobbe con Giustina la lama della spada. Il giorno due san Cipriano esultando con lei sale al cielo.
Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Teofilo il confessore.
Stichi. Davanti a me la tua fine preziosa, dice Dio al suo amico Teofilo.
Il santo martire Giorgio di Karazzàssos, muore ucciso di spada nell’anno 1794.
Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.
Ode 7. Dalla fornace hai salvato.
Innalzato all’episcopato, ti rivelasti modello sacratissimo e icona esemplare dei gerarchi, gridando: Signore celebratissimo, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Realmente la vivificante destra divina operò la tua conversione, padre Cipriano, rendendoti sapiente predicatore, mentre canti: Signore celebratissimo, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Svergognasti le trappole del nemico, o beato, rivelandoti arma invincibile contro di lui per quanti cantano: Signore celebratissimo, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Theotokìon. I cori celesti e tutta l’assemblea del cielo, Madre di Dio, glorifica tuo Figlio cantando a lui: Signore celebratissimo, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Ode 8. Rallegrati, Gerusalemme.
Sapientissimamente, o glorioso, disprezzasti la sapienza ellenica, acclamando invece la divina voce degli apostoli, echeggiante di Spirito in tonanti lingue di fuoco, gridando: Benedite, opere, il Signore.
Salisti gioiosamente alle dimore celesti, avvicinandoti a Cristo per il tuo sangue, come vittima senza difetti, sacrificio vivente a Dio gradito e accetto, gridando: Benedite, opere, il Signore.
Per la grazia in te dimorante sono vinte le falangi dei demòni e allontanate le malattie, o Cipriano; perciò noi fedeli, divinamente illuminati cantiamo: Benedite, opere, il Signore.
Theotokìon. Danzano insieme le potenze angeliche per il tuo parto, o fanciulla, Madre di Dio, Deìpara, con fede scambiandosi l’annunzio; generasti infatti il Sovrano Redentore al quale gridiamo: Benedite, opere, il Signore.
Irmòs. Rallegrati, Gerusalemme, festeggiate, voi che amate Sion: il Re dei secoli, il Signore delle potenze è venuto; s’inchini a lui l’universo e la terra canti a lui: Benedite, opere, il Signore.
Ode 9. Per la sua colpa.
Volgendoti dall’alto con la grazia divina su noi, tuoi cantori, circondaci con le tue preghiere di uno scudo di benevolenza, garantendoci pace e salvezza come divino gerarca.
Un abbondante fiume di guarigione fai scorrere sui tuoi amici, poiché donne teofore raccolsero le tue reliquie come tesoro divino nascosto, affinchè rivelandole, tutti possiamo giovarcene.
Guidaci a Cristo, o beatissimo, con la pratica delle virtù, una condotta a Dio gradita, perfetta purificazione, ottenendoci quiete realmente divina, come compassionevolissimo gerarca.
Theotokìon. Fortifica la nostra anima inferma con la tua forza, Madre di Dio, sciogli il potere di chi assale i tuoi servi, o santissima, che hai fatto sorgere per il mondo il sole senza tramonto.
Irmòs. Per la sua colpa e trasgressione, Eva introdusse la maledizione; ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, germogliasti al mondo la benedizione; per questo tutti ti magnifichiamo.
Exapostilarion. Udite, donne.
Concordi magnifichiamo colui che un tempo era iniziato al male e che, grazie a una venerabile vergine, divenne poi gerarca, il sommo Cipriano; a lui gridiamo: Con le tue suppliche rendici propizio il Sovrano dell’universo.
Theotokìon, stessa melodia.
Tu che generasti, o purissima, la gioia inesprimibile, rendici tutti partecipi dell’eterna gioia, Vergine sposa di Dio, rifugio e fortezza di quanti a te piamente gridano: Non dimenticare i tuoi servi, Madre di Dio Maria.
Allo stico, stichirà dall’oktòichos.
Gloria. Tono pl. 4.
Colui che prima era puntiglioso fautore del male, divenne maestro verace della Chiesa; il ministro dell’inganno degli idoli, divenne gran sacerdote della fede; e colui che era dissoluto diventò temperante grazie a una vergine venerabile. Per le preghiere di entrambi, salvaci, Signore.
E ora. Theotokìon. O straordinario prodigio!
Come cantare la tua grazia e la grande provvidenza che ogni giorno chiaramente dimostri a me, indegno tuo servo? Come esprimere la tua bontà e i tanti modi con cui mi governi? Tu dunque continua sempre ad assistermi, liberandomi da ogni male, in vita e in morte, o venerabile.
Stavrotheotokìon, stessa melodia.
Vedendoti inchiodato alla croce, Gesù, mentre volontariamente accettavi la passione, o Sovrano, la Vergine e Madre tua gridava: Figlio, Figlio dolcissimo, come dunque tu, il medico, sopporti ingiustamente le ferite? Tu che sani l’infermità dei mortali e strappi tutti alla corruzione, nella tua amorosa compassione!
Quindi il resto come di consueto e il congedo.

