Passa al contenuto principale

26 Ottobre

Memoria del santo megalomartire Demetrio il mirovlìta (effusore di unguento profumato) e commemorazione del terremoto del 740.

Al Grande Vespro.

Dopo il salmo introduttivo, la prima stasi di Beato l’uomo. Al Signore a te ho gridato 6 stichi e i 6 seguenti stichirà prosòmia del santo.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio.

O straordinario prodigio! In cielo e in terra è rifulsa oggi l’esultanza, nella memoria del martire Demetrio: dagli angeli è coronato di lodi e dagli uomini riceve canti. Oh, quali lotte affrontò e come lottò magnificamente! Per mezzo suo, con la vittoria di Cristo, cadde il nemico seduttore.

O straordinario prodigio! Più luminoso del sole per i raggi dei prodigi, sempre Demetrio rifulge sino ai confini, splendendo di luce senza sera e godendo della luce senza tramonto: per i suoi fulgori sono fugati i nembi barbarici, cacciati i venti meridionali, vinti i demoni.

O straordinario prodigio! Trafitto da lancia per Cristo, il beatissimo Demetrio sempre si mostrò contro i nemici spada a doppio taglio, recidendo l’orgoglio degli avversari e abbattendo l’arroganza dei demoni. A lui gridiamo: San Demetrio, custodisci noi che onoriamo la tua memoria sempre venerabile.

Sei stato torre di pietà saldamente appoggiata sulla pietra della fede, invincibile nelle tentazioni e saldo nei pericoli: contro te infatti urtarono con violenta tempesta e bufera le ondate degli atei, ma non abbatterono la tua irremovibile fermezza: bramavi infatti adornarti della corona del martirio.

Imitando con la passione la vivificante passione di Cristo, hai ricevuto da lui l’energia dei miracoli, Demetrio vittorioso e salvi quanti a te accorrono, liberandoli da molti pericoli, perché hai franchezza accetta, o glorioso presso Cristo, col quale ora stai, pieno di gloria.

Grondante di sangue, ti offristi a Cristo vivificante, che per te, Demetrio, versò il sangue prezioso ed egli ti rese partecipe della gloria e del suo regno, perché avevi prevalso contro lo spirito malvagio e del tutto sventato le sue paurose macchinazioni.

Gloria. Tono pl. 2. Di Byzantios.

Oggi ci convoca la festa universale. Venite dunque, amici della festa, celebriamo luminosamente la sua memoria dicendo: salve, tu che con la fede lacerasti la tunica dell’empietà, cingendoti della forza dello Spirito; salve, tu che sventasti i disegni degli empi col vigore a te dato dall’unico Dio; salve, tu che con le membra trafitte spiritualmente raffigurasti per noi la beata passione di Cristo. Supplicalo, o Demetrio, decoro dei lottatori, di liberarci da nemici visibili e invisibili e salvare le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Tremendo tu sei.

Santissima Sovrana, aiuto del mondo e speranza dei cristiani: te noi ora supplichiamo e a te ci raccomandiamo, o buona, perché tu renda propizio, o Madre di Dio, il tuo Figlio e Signore a noi che abbiamo peccato e siamo nella disperazione: tu ne hai infatti il potere, usando con lui della tua materna famigliarità. Vienici incontro, o pura, vienici incontro, fatti nostra mediatrice e salva il tuo popolo dalla minaccia incombente; per le viscere della tua misericordia non disprezzare i tuoi cantori.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon, letture.

Lettura dalla profezia di Isaia (63,15-64,4.7).

Volgiti dal cielo, Signore e guarda dalla tua santa casa e dalla tua gloria. Dov’è l’abbondanza della tua misericordia e delle tue compassioni, perché ti sei ritirato da noi, Signore? Tu infatti sei nostro padre, perché Abramo non ci conosce e Israele non ci riconosce: ma tu Signore, padre nostro, liberaci. Dal principio il tuo nome è su di noi. Perché ci hai fatto errare dalla tua via, Signore? Hai indurito il nostro cuore, così che non ti teme? Volgiti, per i tuoi servi, per le tribù della tua eredità, perché ereditiamo un poco del tuo monte santo. I nostri avversari hanno calpestato il tuo santuario, noi siamo divenuti come al principio, quando tu non ci governavi e il tuo nome non era invocato su di noi. Se tu aprissi il cielo! Davanti a te il tremore prenderebbe le montagne e fonderebbero come fonde la cera davanti al fuoco; e il fuoco brucerebbe i tuoi avversari e sarebbe manifesto il tuo nome ai tuoi avversari: di fronte a te le genti resterebbero sconvolte. Quando tu farai cose gloriose, il tremore prenderà i monti davanti a te. Dall’antico non abbiamo udito, né i nostri occhi hanno visto un Dio all’infuori di te: e le tue opere sono veraci e tu farai misericordia a quelli che ti attendono. La misericordia infatti verrà incontro a quanti operano la giustizia, ed essi ricorderanno le tue vie. E ora, Signore, padre nostro tu sei; noi siamo l’argilla e tu sei colui che ci plasma: opera delle tue mani siamo noi tutti. Non adirarti troppo con noi, Signore e non ricordarti per sempre dei nostri peccati. E ora, volgiti, Signore, perché noi tutti siamo tuo popolo.

Lettura dalla profezia di Geremia (2, 1-12).

Così dice il Signore: Mi sono ricordato della misericordia della tua giovinezza e dell’amore delle tue nozze, quando seguivi il santo d’Israele, dice il Signore, il santo d’Israele. Per il Signore eri primizia dei suoi frutti. Tutti coloro che lo divorano saranno in colpa: il male verrà su di loro, dice il Signore. Udite la parola del Signore, casa di Giacobbe e ogni famiglia della casa d’Israele. Così dice il Signore: Quale colpa hanno trovato in me i vostri padri, per essersi allontanati da me ed essere andati dietro alle vanità e così essere divenuti vani? Non hanno detto: Dov’è il Signore che ci ha condotti dalla terra d’Egitto, che ci ha guidati nel deserto, in una terra sconfinata e impraticabile, in una terra senz’acqua e senza frutti e nell’ombra di morte? In una terra nella quale nessun uomo era passato e dove nessun figlio d’uomo aveva posto la dimora? E io vi ho condotti fino al Carmelo per mangiarne i frutti e i beni e siete entrati e avete contaminato la mia terra e avete ridotto la mia eredità a un abominio. I sacerdoti non hanno detto: Dov’è il Signore? E quelli che detengono la Legge non mi conoscevano. I pastori commettevano empietà contro di me, i profeti profetizzavano per Vaàl e andavano dietro a ciò che non giova. Per questo verrò ancora in giudizio con voi, dice il Signore e farò causa ai figli dei vostri figli. Passate alle isole dei Kittím e vedete e a Kedar e mandate messi e osservate bene e guardate se mai sono avvenute tali cose: se le genti cambiano i loro dèi, benché quelli non siano dèi. Ma il mio popolo ha cambiato la sua gloria con cose da cui non trarranno giovamento. È sbigottito per questo il cielo, ed è colpito da estremo orrore, dice il Signore.

Lettura dalla Sapienza di Salomone (3,1-9).

Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio e nessun tormento può toccarle. Parve agli occhi degli stolti che morissero e fu considerato un danno il loro esodo e una rovina la loro dipartita: ma essi sono nella pace. Infatti, anche se agli occhi degli uomini vengono castigati, la loro speranza è piena di immortalità. Un poco corretti, riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé. Come oro nel crogiuolo li ha saggiati e come olocausto li ha accettati. Nel tempo in cui saranno visitati risplenderanno e correranno qua e là come scintille nella stoppia. Giudicheranno genti e domineranno popoli e regnerà su di loro il Signore per sempre. Quelli che confidano in lui comprenderanno la verità e coloro che sono fedeli nell’amore dimoreranno presso di lui: perché grazia e misericordia sono per i suoi santi ed egli visita i suoi eletti.

Alla litì, stichirà idiòmela.

Tono 1. Di Giorgio Sikeliòta.

Rallegrati nel Signore, città di Tessalonica, rallegrati e danza, risplendente per la fede, possedendo come un tesoro nel tuo seno Demetrio, gloriosissimo atleta e martire della verità; gioisci per i suoi miracoli vedendo le guarigioni; guarda come egli abbatte l’insolenza dei barbari e riconoscente grida al Salvatore: Signore, gloria a te!

Stesso tono. Di Anatolio.

Con la grazia dei canti facciamo facciamo splendere questo giorno e facciamo echeggiare le lotte del martire: si propone infatti a noi per la lode il grande Demetrio. Affrontando con coraggio gli assalti dei tiranni, con zelo entrò nello stadio e, avendo riportato vittoria con gloria, implora il Salvatore di salvare le nostre anime.

Gloria. Tono 2. Di Germano.

Nelle dimore ultramondane, Demetrio, sapiente martire, Cristo Dio ha accolto il tuo spirito irreprensibile: fosti infatti difensore della Trinità, lottando con coraggio nello stadio, inflessibile come l’acciaio; trafitto dalla lancia al tuo fianco puro, o venerabilissimo, imitando colui che venne steso sul legno per la salvezza di tutto il mondo, ottenesti di operare prodigi, per concedere generosamente agli uomini le guarigioni. Perciò, festeggiando oggi la tua dormizione, glorifichiamo degnamente il Signore che ti ha glorificato.

E ora. Theotokion.

O immenso mistero! Vedendo le meraviglie, proclamo la divinità, non nego l’umanità, poiché l’Emanuele come uomo aprì le porte della natura umana, ma come Dio non spezzò i sigilli della verginità, sorgendo da grembo come attraverso l’ascolto vi era entrato, venendo concepito, così s’incarnò. Impassibile entrò, ineffabilmente uscì, come disse il profeta: Questa porta sarà chiusa, nessuno deve passare attraverso di essa, tranne il Signore, Dio di Israele, che ha grande misericordia.

Allo stico, stichirà idiòmela del terremoto.

Poema di Simeone del Monte Ammirabile. Tono 2.

Quando la terra è sconvolta dal timore della tua ira, i colli e i monti si scuotono, Signore; ma, tu guardandoci con occhio pietoso, non adirarti con noi nel tuo sdegno: lasciati commuovere per l’opera delle tue mani, liberaci dalla tremenda minaccia del terremoto, perché sei buono e amico degli uomini.

Stico. Hai fatto sussultare la terra e l’hai sconvolta, sana le sue fratture perché è stata scossa.

Tremendo tu sei, Signore e chi sosterrà la tua giusta ira? Chi ti supplicherà, chi ti invocherà, o buono, per il popolo che ha peccato ed è nella disperazione? Le schiere celesti, gli angeli, i principati e le potestà, i troni, le dominazioni, i cherubini e i serafini, per noi a te acclamano: Santo, santo, santo sei, Signore, non trascurare, o buono, le opere delle tue mani; per le viscere della tua misericordia, salva la città in pericolo.

Stico. Egli guarda sulla terra e la fa tremare, tocca i monti e fumano.

Per le loro colpe i niniviti, con la minaccia di un terremoto, si sentivano dire che sarebbero rimasti sepolti; ma nel segno mediatore del mostro marino, la penitenza invocò la risurrezione mediante Giona; come dunque accogliesti loro, impietosito dal grido del tuo popolo unito a quello dei bimbi e delle bestie, risparmia anche noi, quando veniamo castigati, grazie alla risurrezione il terzo giorno e abbi pietà di noi.

Gloria. Del santo. Tono pl. 4. Di Anatolio.

La tua divinissima anima immacolata, venerabilissimo Demetrio, ha per dimora la celeste Gerusalemme, le cui mura sono disegnate sulle mani intatte del Dio invisibile, mentre il tuo preziosissimo corpo di gran lottatore ha sulla terra questo illustrissimo tempio, inviolabile sacrario di prodigi, rimedio contro le malattie, a cui accorriamo per attingere le guarigioni. Custodisci dagli assalti degli avversari la città che ti magnifica, o illustrissimo, per quella confidenza che hai col Cristo che ti ha glorificato.

E ora. Theotokìon.

Vergine senza nozze, che ineffabilmente concepisti Dio nella carne, Madre di Dio altissimo, ricevi le invocazioni dei tuoi servi, o purissima: tu che a tutti procuri purificazione delle colpe, implora per la salvezza di noi tutti, accettando ora le nostre suppliche.

Apolytìkion del santo.

Tono 3. Della fede divina.

Un grande difensore nei pericoli il mondo ha trovato in te, o vittorioso, che metti in rotta le genti. Come dunque abbattesti la tracotanza di Lieo, incoraggiando Nestore nello stadio, così, santo megalomartire Demetrio, supplica Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

Un altro del terremoto. Tono pl. 4.

Tu che guardi sulla terra ed essa trema, liberaci dalla tremenda minaccia del terremoto, o Cristo nostro Dio e fa’ scendere su noi copiose le tue misericordie, per l’intercessione della Madre di Dio, o solo amico degli uomini.