16 SETTEMBRE
Memoria della santa megalomartire Eufemia, degna di ogni lode.
Al Mattutino.
Apolytìkion della santa.
Tono 4. Stupì Giuseppe.
La tua agnella Gesù t’invoca a gran voce: te mio Sposo io desidero e te cercando soffro passione e son con te crocifissa e sepolta nel tuo battesimo; e soffro per te per regnare con te e muoio per te, per vivere in te; accetta dunque come vittima immacolata colei che per te si sacrifica. Per le sue preghiere, misericordioso, salva le nostre anime.
Della festa. Tono 1.
Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città.
Dopo la prima psicologia, kàthisma della santa.
Tono 4. Tu che volontariamente.
Poiché amavi Cristo tuo sposo, apprestata splendidamente la tua lampada, l’hai fatta rifulgere con le virtù, o illustre; perciò entrasti con lui alle nozze, da lui ricevendo la corona per la tua lotta. Libera dunque dai pericoli noi, che celebriamo con fede la tua memoria.
Gloria. E ora. Della festa. Autòmelo.
Tu che volontariamente sei stato innalzato sulla croce, Cristo Dio, abbi compassione del nuovo popolo chiamato col tuo nome; allieta nella tua potenza i nostri re fedeli, dando loro vittoria contro i nemici. Trovino nella tua alleanza uno scudo di pace, un trofeo invincibile.
Dopo la seconda sticologia, kàthisma della santa.
Tono 4. Tu che volontariamente.
Le tue lotte, o venerabile, la tua corona e i tuoi sudori, o pura e i tuoi prodigi, hanno coperto di vergogna i trofei del diavolo: perché amando di tutto cuore Cristo tuo sposo, per lui non hai temuto né flagelli né morte, ma ti sei totalmente consacrata a Dio, portando la corona della pietà.
Gloria. E ora. Della festa, stessa melodia.
Dopo la tremenda caduta nel paradiso per amaro consiglio dell’omicida, sul Calvario mi rialzasti, o Cristo, riparando con l’albero la maledizione dell’albero, uccidendo il serpente che con l’inganno mi aveva ucciso: e mi donasti la vita divina. Gloria alla tua divina crocifissione, Signore.
Nel tempio della santa si canta questo Pentecostarion.
Tono 4. Al posto di Risorto Gesù.
Illustre vergine Eufemia, donami il potere di celebrare la tua lode supplicando Cristo nostro Dio di usarmi misericordia.
Il canone della festa e quello della santa. Acròstico, esclusi i Theotokìa: Dell’illustre Eufemia voglio fare l’elogio. Del monaco Giovanni.
Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.
Invita a inneggiare per i prodigi gli ordini sovramateriali e i cori dei mortali l’illustrissima vergine.
La venerabile Eufemia, disprezzando l’onore e il suo nobile rango, lasciò tutto per possedere solo Cristo.
Il Sovrano della tua anima, avendo gradito la splendida bellezza del tuo cuore, ti permise di accedere ai celesti talami, o illustrissima.
Theotokìon. Pura Theotòkos, che hai incarnato il Verbo eterno e sovradivino, generandolo oltre natura, noi t’inneggiamo.
Ode 3. Tu sei la saldezza.
Ti mostrasti in tribunale dotata di un’anima virile e vincesti il nemico per il valore delle tue lotte.
Nessun difetto colpì la tua bellezza, né macchiò la tua anima e Cristo ti accolse come sposa nella sua immacolata dimora.
Sana le piaghe dell’anima mia, illustrissima martire di Cristo e brucia con le tue preghiere le trame dei nemici.
Theotokìon. Avendo sempre in te, noi cristiani, il nostro rifugio e riparo, ti glorifichiamo senza fine, Madre di Dio.
Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti a te accorrono, Signore, tu sei la luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.
Kàthisma.
Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.
Con le onde del tuo sangue, martire di Cristo, sommergesti il mare dell’empietà e con le piogge della grazia irrigasti i terreni razionali coltivandovi il grano buono della fede; perciò dopo la morte ti rivelasti nube prodigiosa, che fa zampillare il martirio della vita, o illustre atleta; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.
Gloria. E ora. Della festa.
La croce nascosta del Salvatore dalla terra la venerabile Elena estrasse con impegno e riempì di gioia i confini dell’ecumène e per divina ispirazione ordinò che fossero erette chiese e lo scettro della croce trasferito nel palazzo imperiale gridando a suo figlio: Stendi le mani e ricevi, o Sovrano, il segno delle tue vittorie e del tuo potere; apprendano da te, per grazia, le genti, a venerare con fede la croce e la passione di Cristo.
Ode 4. Ho udito, Signore.
Divenuto terso specchio dei divini pensieri, splendevi come grande torcia durante l’agone.
Non hai offerto sacrifico all’oscuro demonio, o invitto martire: hai preferito infatti offrire per la pietà una morte vivificante.
Sopportando come in un corpo insensibile al dolore, con le lotte l’irreprensibile perseverava spinta dal desiderio dell’amore divino.
Il tuo volto pestato rifulgeva irraggiando sotto i flagelli e per la luce del santo Spirito oscurasti i pensieri del nemico.
Theotokìon. Perdono delle colpe donaci come senza peccato e pacifica il tuo mondo, o Dio, per le preghiere della tua genitrice.
Ode 5. Vegliando a te gridiamo.
Sapendo avversario della pace e del giorno il demonio amico della guerra, non lo degnasti di considerazione.
Schernisti il maligno in persona, che pretendeva di spezzare il tuo vigore con le sue trame, o martire.
Concedimi luce e pace e per le tue preghiere dissolvi l’ignoranza che turba il mio spirito, o illustre.
Theotokìon. Santa Madre di Dio, a te noi inneggiamo, Vergine anche dopo il parto: generasti per il mondo il Verbo divino realmente incarnato.
Ode 6. Una tunica luminosa.
Ogloriosa, che in corpo femminile portavi pensiero virile, tu disprezzasti le belve, che apparivano davanti ai tuoi occhi.
Sconfiggesti l’orgoglio del tiranno, o invincibile martire, restando incolume come Giona in mezzo a belve fameliche.
Theotokìon. Tu che sola con un verbo concepisti nella carne il Dio Verbo, salva le nostre anime dai lacci del nemico.
Irmòs. Una tunica luminosa concedimi, tu che ti rivesti di luce come d’un manto, misericordiosissimo Cristo, nostro Dio.
Kontàkion. Tono 4. Tu che volontariamente.
Bene lottasti nel tuo martirio e dopo la morte ci santifichi coi rivi dei tuoi miracoli, o illustre; perciò veneriamo la tua santa dormizione, accostandoci con fede alle tue sacre reliquie per preservare le nostre anime da ogni malanno e attingere da te la grazia dei prodigi.
Ikos.
Il tempio dell’illustrissima si rivelò paradiso avendo al centro, come albero d’immortalità, il suo venerabile corpo. Quanti ne raccolgono i frutti rigogliosi in breve si santificano e vedono con stupore che quel corpo morto, come vivo, fa zampillare sangue colmando tutti di profumo. Perciò venite subito tutti con me, il meschino e purificàti da ogni contaminazione, abbracciamolo e attingeremo la grazia dei prodigi.
Sinassario.
Il 16 di questo mese memoria della santa illustre megalomartire Eufemia.
Stichi. Eufemia, uccisa per Dio dai denti di un’orsa, merita i nostri più vibranti elogi. Il 16 un’orsa uccise Eufemia.
Lo stesso giorno memoria della santa martire Melitinì.
Stichi. La spada mozzò il capo di Melitinì, facendo scaturire sangue come dolce miele per Cristo.
Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.
Ode 7. I fanciulli dalla Giudea.
Superano l’intelletto le imprese dei divini martiri, poiché il Creatore dell’universo sottomette il creato a quanti lottando acclamano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
L’illustrissima vergine chiuse la bocca dei tiranni, confutando divinamente nel santo Spirito le loro empie menzogne, cantando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
I tre beati, un tempo, bruciarono nella fiamma della fornace e ora la santa, inneggiando alla Trinità, ritrae dall’abisso i servi che cantano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Segretamente lo sposo avvicinandosi nella fornace alla castissima sposa per la rugiada dello Spirito e la benevolenza del Padre, salvò colei che cantava: O Dio dei padri, tu sei benedetto.
Theotokìon. Quando un tempo decidesti di operare la nostra salvezza, Salvatore, dimorasti nel grembo della Vergine, rendendola protettrice dei mortali: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Ode 8. Celebrate e sovresaltate.
Benedetta fra le donne tu, che hai avuto in dote la grazia dell’Altissimo, cantando Cristo nei secoli.
Rafforzata dal pensiero dello Sposo, con l’amore immateriale desti alla morte il corpo e vivi nei secoli.
Protetta dal santo Spirito contro l’errore come una belva, o Eufemia, trovasti ricompensa nei secoli.
Non subisti la morte corruttrice delle anime, ma per il morso delle belve trovasti la vita nei secoli.
Theotokìon. Non disprezzare, o Vergine, i tuoi cantori, che ti chiedono aiuto cantando ed esaltando te, fanciulla, nei secoli.
Irmòs. Celebrate e sovresaltate per tutti i secoli il Re dei cieli, celebrato dalle potenze angeliche.
Ode 9. Madre di Dio senza nozze.
Il vivo sangue sgorgante dal tuo corpo prova che realmente ti fu donata vita dall’alto, o martire illustrissima; poiché ti rivelasti inesausto tesoro delle guarigioni per quanti con fede vi attingono.
La tua morte seguì la legge di natura, in modo impassibile indossasti una morte vivificante; deponendovi il tuo corpo animato, ora vivi senza corruttela e lo testimonia lo scorrere del tuo sangue.
Coronata secondo le regole della lotta, o Eufemia, araldo di Cristo, ti fu affidato il volume dei venerabili dogmi dalle mani sinodali, rivelandoti come una colonna vivente dell’ortodossia.
Theotokìon. Sposa senza nozze, scrigno di profumo, vera e pura immateriale nube di luce, che accogliesti in grembo la pioggia celeste, Vergine Madre, noi ti magnifichiamo.
Irmòs. Madre di Dio senza nozze, che inesplicabilmente concepisti per un verbo colui che realmente è Dio, più eccelsa delle potenze immacolate, con dossologie incessanti ti magnifichiamo.
Exapostilarion della santa.
Sotto gli occhi dei tuoi discepoli.
Riuniti, celebriamo la memoria dell’illustre martire Eufemia: essa ha infatti ricevuto dai padri la regola dell’ortodossia e, custodendola, rischiara gli ortodossi.
Un altro, della croce, uguale.
La croce ha prodotto la salvezza del mondo: croce, bastone di tutti i santi; croce, saldezza dei re; croce, rocca fortificata dei credenti; croce, vigore degli uomini; croce, caduta dei demòni.
Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo le stichirà idiòmela della santa.
Tono 3.
Vedendo divinamente celebrata, o fedeli, la festa dell’atleta, cantiamo un inno di ringraziamento al Dio mirabile nei suoi voleri, poiché la natura di una donna ha vinto l’invisibile forza della potenza avversa e nella debolezza della martire egli realizza la sua divina forza. Per le sue preghiere salva le nostre anime (2).
Colmata col proprio sangue la coppa della verità per le sue lotte, l’illustre martire di Cristo la presenta alla Chiesa in modo ineffabile e con voce sapiente convoca i figli della fede e dice loro: Bevete il martirio della risurrezione, che disperde i nemici della fede, purifica le passioni e protegge le anime dei fedeli, gridando al Salvatore: Tu che ci disseti con la pioggia della dolcezza dello spirito, salva le nostre anime.
Quanti abbiamo segnato l’anima con il sangue di Cristo per il giorno della liberazione, con letizia spirituale beviamo profeticamente sangue santo sgorgante per noi dalla fonte del martirio della vivificante passione del Salvatore e della eterna gloria trasformante; perciò gridiamo: Signore, glorificato nel santuario, per le preghiere della tua atleta illustrissima, salva le nostre anime.
Gloria. Tono pl. 2. Di Giovanni monaco.
Alla destra del Salvatore sta la vergine martire vittoriosa, insuperabilmente avvolta nelle virtù, adorna dell’olio della purezza e del sangue della lotta; a lui essa grida con esultanza tenendo la lampada: Sono accorsa alla fragranza del tuo profumo, Cristo Dio, perché sono ferita dal tuo amore; non allontanarmi da te, celeste sposo. Per le sue suppliche, manda su di noi, Salvatore onnipotente, le tue misericordie.
E ora. Della festa. Stesso tono.
Oggi la pianta della vita, sorgendo dai penetrali della terra, conferma la risurrezione del Cristo in essa confitto; e, innalzata da mani consacrate, annuncia la sua ascensione ai cieli, per cui la nostra argilla, risollevata dalla terra su cui era caduta, ha la cittadinanza nei cieli; perciò gridiamo grati: Signore, che sulla croce fosti innalzato e che per essa con te ci innalzasti, rendi degni i tuoi cantori della gioia del cielo.
Apòstica stichirà prosòmia della festa.
Tono pl. 2. Il terzo giorno sei risorto.
Veneriamo il luogo dove si sono posati i piedi di Cristo, elevando la croce beatissima, su cui fu versato il sangue del Sovrano, che fa scaturire per il mondo la risurrezione.
Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.
Mortificando le passioni della carne e dello spirito, o voi di senno divino, affrettiamoci a farci innalzare da terra verso l’eredità celeste, crocifissi con Cristo Sovrano, mentre viene innalzata la croce.
Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.
E’ sgorgata dal divino fianco del Salvatore la sorgente fluente vita, irrigando le anime di quanti con fede venerano la sua divina passione, la croce e la risurrezione.
Gloria. Della santa. Tono 1. Di Byzantios.
Oggi i cori dei padri, riunitisi per Cristo, ti presentano, o illustre, il libro della fede ortodossa: ricevendolo nelle tue mani venerabili, tu lo custodisci sino alla fine; convenuti dunque insieme anche noi, cori dei mortali, onoriamo la tua lotta, acclamando piamente: Salve, o illustre, che serbasti inviolata la fede ortodossa tramandata dai padri; salve, tu che intercedi per le nostre anime.
E ora. Della festa.
Tono 1. Di Andrea di Gerusalemme.
Oggi si è veramente compiuta la parola santamente pronunciata da Davide: perché ecco, noi manifestamente adoriamo lo sgabello dei tuoi piedi immacolati e sperando all’ombra delle tue ali, o pieno di compassione, a te gridiamo: Si imprima su di noi la luce del tuo volto e solleva la fronte del tuo popolo ortodosso, con l’esaltazione della tua croce venerabile, o Cristo misericordiosissimo.
Quindi il resto come di consueto e il congedo.
Alla Liturgia typikà
e dai canoni della festa e della santa.
Prokìmenon. Mirabile Dio nei suoi santi, il Dio d’Israele.
Stico. Nelle chiese benedite Dio, il Signore dalle fonti d’Israele.
L’apostolo ai Galati. Fratelli, collaborando.
Vangelo secondo Luca. In quel tempo uno dei farisei interrogò Gesù (Lunedi della II settimana di Luca).
Kinonikòn. Il giusto sarà in memoria eterna. Alliluia.

