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10 SETTEMBRE

Le sante martiri Minodora, Mitrodora e Ninfodora.

Al Mattutino.

Apolytìkion della festa. Tono 4.

La tua nascita, Theotòkos, ha rivelato la gioia a tutta la terra, perché da te è sorto il sole di giustizia, Cristo nostro Dio: egli, ponendo fine alla maledizione ci ha dato la benedizione e, distruggendo la morte, ci ha donato la vita eterna.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Proclamalo Davide, che cosa ti ha giurato Dio? Ciò che mi ha giurato, egli dice, ecco lo ha compiuto, donando la Vergine dal frutto del mio grembo: da lei il Cristo creatore, il nuovo Adamo, è stato generato re sul mio trono e oggi regna colui che possiede il regno incrollabile. La sterile partorisce la Theotòkos e nutrice della nostra vita.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma, stessa melodia.

Dalla radice di Iesse e dai lombi di Davide nasce oggi per noi la divina fanciulla Maria: per questo l’universo è rinnovato e divinizzato. Rallegratevi insieme, cielo e terra, lodatela, famiglie delle genti. Gioacchino gioisce e Anna festeggia gridando: La sterile partorisce la Theotòkos e nutrice della nostra vita.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Il canone della festa e quello delle sante. Acròstico: Di tre pure sorelle onoro le lotte. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

A noi, che ora celebriamo le vostre divine lotte e le vostre opere rette, rendete propizia la Trinità increata che piamente avete confessato, o gloriose martiri, beate in Dio.

Protette dalla divina arma della fede le fanciulle non temettero le parole del nemico e affrontarono la bufera delle torture e persino una morte ingiusta per la vita di tutti.

Ottenendo vigore dalla forza del Creatore onnipotente, le illustrissime hanno dimostrato la loro fermezza schiacciando il grande e tortuoso serpente calpestandolo con i piedi.

Theotokìon. Come talamo animato, tenda incorrotta, porta celeste, mensa divina, palazzo e trono del Sovrano, con inni onoriamo la pura Maria.

Ode 3. Non nella sapienza.

Con pensiero mortifero l’iniquo tiranno vi spingeva a rinnegare Cristo, la nostra vita, illustrissime fanciulle.

Il coro delle martiri non fecero conto alcuno degli strumenti di tortura posti loro innanzi, contemplando con fede te, Onnipotente, che solo puoi salvare.

Attraverso i supplizi le beatissime sante martiri trovarono un tesoro nei cieli e fama eterna, avvicinandosi a Dio.

Theotokìon. Apparendo allontana la tenebra della mia anima, spezza le catene di peccato e salvami, pura Vergine, che concepisti il compassionevolissimo.

Irmòs. Non è la sapienza, né la forza, né la ricchezza il nostro vanto, ma sei tu, Cristo, sapienza enipostàtica del Padre, poiché non c’è santo all’infuori di te, filantropo.

Kàthisma delle martiri.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Il coro celeste dei ministri incorporei ammirarono la vostra grande risolutezza: come fossero altri a soffrire sopportaste la rottura delle gambe fino all’amarezza della morte, sconfiggendo in un corpo femminile il serpente, spose vergini del Dio vivo e campionesse della fede.

Gloria. E ora. Della festa.

La Vergine Maria e veramente Madre di Dio, come nube della luce oggi è rifulsa su di noi e proviene dai giusti per la nostra gloria. Adamo non è più condannato, Eva è liberata dai lacci e per questo acclamiamo gridando con franchezza all’unica Pura: Annunzia gioia, la tua nascita, a tutta l’ecumène.

Ode 4. Colui che siede.

Splendendo per i raggi della croce, l’illustre Mitrodora subì di esser sospesa al legno spegnendo il supplizio dell’infocato carbone dell’errore con la rugiada dell’amore di Cristo.

Guardando e contemplando in chiarissima visione col pensiero la bellezza non artefatta dello Sposo, colpita da una spranga, l’illustre Minodora sopporta strenuamente le pene.

Appariste vergini e vi glorificaste chiaramente amando totalmente il Verbo glorioso, per il quale con affetto avete sopportato valorosamente l’assalto dei patimenti.

Theotokìon. Fa’ rivivere me, morto per la malizia del tentatore, o purissima che concepisti la vita: in te, infatti, mi rifugio; afferra me, caduto nell’abisso delle trasgressioni, tu che sei compassionevole, o pura.

Ode 5. Tu, Signore, mia luce.

Dimostrando in tribunale animo risoluto e pensiero invincibile, le martiri ottennero corone di vittoria.

Ninfodora, che desidera lo sposo immortale, viene ora appesa e sopporta valorosissimamente lacerazioni di uncini di ferro.

Il fulgore trilucente, la casa tripartita, la dimora della Trinità, le vergini di senno divino siano celebrate con inni.

Theotokìon. Avendo trovato te sola eletta, buona e purissima, il Verbo sovradivino prese corpo da te, piena di grazia.

Ode 6. A te sacrificherò.

Desiderando contemplare la tua bellezza non artificiosa, le martiri, ferite dal tuo dolcissimo amore, o Verbo senza principio, nobilmente sopportarono l’amarezza dei supplizi.

Come gigli le illustrissime fanciulle sono fiorite nel prato del e hanno profumato con la grazia dello Spirito la Chiesa con esalazioni di molti tormenti.

Desiderando solo lo Sposo immortale, le giovani fanciulle, sostenute da una forza invisibile, non temettero la morte visibile.

Theotokìon. Santo è il Signore, che dimorò nel tuo grembo, avendoti trovato più santa e più pura di tutto il creato, Sovrana incorrotta Madre di Dio.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Dopo aver valorosamente lottato per la Trinità santa, metteste in fuga l’astuto nemico, fraternamente legate in ispirito; perciò siete degne di dimorare con le cinque vergini nella celeste dimora dello sposo, vittoriose martiri; con gli angeli, dunque, ora esultate senza sosta presso il Re dell’universo.

Ikos.

La Chiesa di Cristo prepara nella fede la santissima celebrazione di martiri sorelle, festeggiando piamente la vostra luminosa, splendida memoria fulgidissima, o illustrissime e di eguali costumi: voi, dopo aver calpestato con forza l’avversario quaggiù, foste cinte di corone per mano del Re dell’universo; a lui chiedete per me luce, perché io onori degnamente la vostra memoria e le vostre mirabili e divine opere forti, o voi che state con gioia senza sosta presso il Re dell’universo.

Sinassario.

Il 10 di questo stesso mese memoria delle sante martiri Minodora, Mitrodora, Ninfodora.

Stichi. A Minodora, Mitrodora Ninfodora i crudeli supplizi parvero delizie. Il dieci tutte e tre passarono al Signore.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Baripsabà.

Stichi. Baripsabà, per il divino sangue del Sovrano, versò il suo sangue.

Lo stesso giorno la santa imperatrice Pulcheria si addormentò in pace.

Stichi. Salmicamente, o Cristo, Pulcheria sta alla destra del suo Re.

Lo stesso giorno memoria dei santi apostoli Apelle, Luca e Clemente.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Ia, che perì di spada.

Stichi. Dalla terra una spada recise Ia e a te fu offerta, o Salvatore, come una viola.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. A Babilonia un tempo.

Saggiamente sputaste sull’ordine del tiranno di sacrificare agli idoli, per gridare: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Rischiarando lo spirito con raggi divini, disperdeste la tenebra degli idoli per gridare, o illustrissime: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Né taglio di membra, né prove, né afflizione poterono separare del tutto da Cristo le martiri, che gridavano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Fosti degna di portare oltre natura nel tuo grembo il Dio che riplasma i mortali, che con fede cantano: benedetto sei tu, o Cristo.

Ode 8. Redentore dell’universo.

Rafforzate dall’amore del Creatore, smussaste gli aculei del serpente: in corpi femminili affrontaste lotte virili e siete incoronate con corone divine.

Affrontati fisicamente in mezzo allo stadio nemici invisibili, ora le vergini sagge gioiscono con gli incorporei gridando: Benedite, opere, il Signore.

Rinfrancate in Dio salvatore, rinvigorite in Cristo Gesù, fiaccaste la debole forza del nemico gridando: Benedite, opere, il Signore.

Otteneste il regno superno per regnare con Cristo, abbellite da svariate ferite di torture, o illustrissime giovani fanciulle.

Theotokìon. Come tempio senza macchia di Dio lo accogliesti incarnato e noi conoscendolo in due nature, o fanciulla, gli cantiamo: benedite, opere, il Signore.

Irmòs. Redentore dell’universo, Onnipotente, scendendo refrigerasti i devoti che stavano in mezzo alla fiamma e insegnasti a cantare: Opere tutte, benedite, inneggiate al Signore.

Ode 9. Da te, o Vergine.

Volendo contemplare la bellezza dello Sposo celeste, a lui in ogni modo tendevate, cercando l’immortalità in corpi mortali; perciò degnamente siete beatificate.

In mezzo ai tiranni vi rivelaste come pure agnelle in mezzo ai lupi, sconfiggendo il loro bestiale furore, lasciandovi condurre a Cristo come vittime gradite.

Vi intrecciaste una corona imperitura cercando, o vergini martiri, la gloria di Dio e foste degne di ottenere il regno inalienabile con i martiri.

La gloria di cui foste degne nei cori celesti, pregate che l’ottengano quanti con affetto festeggiano la vostra memoria, poiché avete familiarità presso il Sovrano, o vergini venerabili.

Theotokìon. Risparmiami, o Cristo, quando verrai con gloria a giudicare il mondo; sciogli la tenebra delle mie passioni per le suppliche di colei che ti concepì e delle tue venerabili martiri, tu che sei buono e misericordiosissimo.

Irmòs. Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo, che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Exapostilarion delle martiri.

O Verbo, luce immutabile.

Le tre vergini, amando ineffabilmente Dio, predicano la Trinità davanti ai tiranni: perciò, subendo i tormenti, ottengono la corona dell’incorruttela.

Theotokìon. Uguale.

O dolcezza degli angeli, illuminazione degli uomini, protezione del mondo, Genitrice di Dio Maria, libera dalle colpe i tuoi cantori, o Vergine.

Allo stico delle lodi, stichirà della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Prole di Gioacchino e Anna, la Vergine apparve agli uomini, sciogliendo tutti dalle catene del peccato.

Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

Davvero la sterilità di Anna divenne monte adombrato, da cui fu donata la salvezza a tutti i fedeli.

Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.

Spezzàti i vincoli della sterilità di Anna, la Vergine purissima da lei procede, per accordare agli uomini il perdono.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

Su dunque, fedeli, glorifichiamo la Vergine: poiché da una sterile è stata partorita colei che rinnova la nostra natura insterilita.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.