20 Settembre
Memoria del santo megalomartire Eustazio e della sua consorte Teòpista e dei loro figli Agapio e Teòpisto.
Al Vespro.
Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà della festa.
Tono 2. Quando dal legno.
Un serpente di rame pose un tempo sopra un’asta Mosè il veggente per distruggere i serpenti che mordevano; ma tu, mio Salvatore, innalzasti tutto te stesso sul legno, per dare la vita a tutti con la tua divina croce vivificante; ed ora essa, innalzata, brucia le turbe dei demòni e mette in fuga le tribù dei barbari con la loro arroganza.
Assumendo dalla Vergine Madre di Dio, Salvatore, il mio corpo corruttibile e mortale, l’hai reso incorruttibile e l’hai tratto alla vita e al gaudio senza fine, dove conduci tutti i tuoi cantori, o Verbo, Cristo Dio, che doni come potente arma nelle lotte o Sovrano, la tua croce divina al tuo principe fedele.
Fa’ splendere su noi la luce inaccessibile, perché siamo tutti opera delle tue mani, o Cristo Dio e cingi d’armatura i pii imperatori, ricchi della tua croce, dando loro contro i nemici vittorie, muro, baluardo, forza e inviolabile ricchezza, o Altissimo Salvatore, disceso nel grembo incorrotto della Madre di Dio.
Dei santi. Tono 4. Hai dato come segno.
La tua chiamata, Eustazio, viene dall’alto, non dagli uomini: ti apparve lo stesso Cristo filantropo e ti catturò, o beato, con le reti della fede; dopo averti purificato dai tuoi peccati nel suo battesimo, il Sovrano ti propose la pazienza a prova della tua vita e ti rese vincitore famoso.
Con gioia accettasti dalla giovinezza l’esercizio della virtù, o Eustazio, quando, privato dei figli e della consorte, sopportavi con costanza la prigionia, sottostando a un ignobile servizio: ma il tuo valore in guerra, tu che sei dovunque celebrato, ti fece rimpiangere e splendidamente ti ricondusse.
Come incenso divino reso fragrante dal fuoco, come gradito olocausto, come sacrificio accetto, come perfettissima offerta vivente fosti presentato a Dio, col frutto di tutta la tua famiglia: perciò ti hanno ora accolto con i tuoi, o Eustazio, la dimora celeste e le schiere dei santi.
Gloria. Del santo. Tono 2. Di Efrem Karia.
Il secondo Giobbe, Eustazio, ci pone davanti se stesso, la sua vita, le lotte e le corone per incitarci alla virtù, egli che davvero superò in virtù la colonna della pazienza, Giobbe, con la consorte e i figli: fu fedele nella vita, irremovibile nelle tentazioni, vittorioso nella lotta e noi lo presentiamo come intercessore a Cristo, perché siano donate alle nostre anime l’illuminazione e la remissione delle colpe.
E ora. Della festa. Stesso tono.
Divino tesoro nascosto in terra, la croce del Vivificante apparve nei cieli a un pio imperatore, mostrando un segno spirituale della vittoria contro i nemici. Rallegrandosene con fede e affetto si affrettò ad esaltare, per impulso divino, ciò che aveva visto e a trarla con zelo dal seno della terra per la liberazione del mondo e la salvezza delle nostre anime.
Apòstica stichirà.
Tono pl. 2. Il terzo giorno sei risorto.
Subisti schiaffi, crocifissione e oltraggi, o longanime, perché volevi redimere tutti dalla mano del seduttore, o solo datore di vita: tutto tu sopporti, o sommamente buono.
Stico. Esaltate il Signore, nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.
Onoro la tua croce, o buono, i chiodi e la lancia, o Salvatore, con cui liberasti tutti dalla corruzione, come solo datore di vita e benefattore di tutti, o nostro Salvatore, unico filantropo.
Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.
Alla croce per me fosti inchiodato, o mio Salvatore più che buono, schiaffeggiato e insultato, o Redentore, abbeverato di aceto e trafitto dalla lancia e tutto sopportavi, o senza peccato.
Gloria. Del santo.
Tono pl. 2. Di Efrem Karia.
O tu dall’anima adamantina, come ti loderemo degnamente? Superasti la natura: privato dei beni, dei figli e della consorte, gridasti la beata e celebre parola di Giobbe: Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, come è parso bene al Signore, così è avvenuto. Ma il Dio che avevi amato e ardentemente desiderato, di nuovo ti donò quelli che ti erano tanto cari, stabilendo, nella sua provvidenza, che fossero tuoi compagni nella lotta; con loro, attraverso molti tormenti, giungesti al termine beato. Prendendoli con te come intercessori, o Eustazio dall’animo saldo, supplica che siamo redenti dalle nostre iniquità.
E ora. Della festa. Stesso tono.
Avanza oggi la croce del Signore: i fedeli la accolgono con affetto e ricevono guarigioni per l’anima e il corpo e da ogni malattia; salutiamola con gioia e timore: con timore per il peccato che ci rende indegni; con gioia per la salvezza che Cristo Signore in essa confitto concede al mondo, lui che possiede la grande misericordia.
Apolytìkion dei santi. Tono 4.
I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.
Della festa. Tono 1.
Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai Re vittoria contro i barbari e proteggi con la tua Croce la tua città.

