11 SETTEMBRE
Memoria della nostra santa madre Teodora d’Alessandria.
AVVERTENZA. In questo giorno si celebra anche l’ufficio del santo martire Autonomo, perché il 12 si fa la conclusione della festa della Madre di Dio.
Al Vespro.
Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e stichirà della santa.
Tono 4. Come generoso fra i martiri.
In corpo femminile e abito maschile affrontasti lotte virili, abitando in mezzo a uomini, moderando le passioni e frenando perfettamente gli impulsi voluttuosi con l’ascesi, l’intensa supplica e i tuoi divini e inarrestabili slanci verso Dio, o Teodora.
Il sole, tramontato sotto la terra, non ti vide peccare: ti conobbe invece l’intramontabile conoscitore dei cuori e Signore, che vede i segreti e illuminò con la luce della penitenza gli occhi del tuo cuore: perciò ti sforzavi di servirlo con perseverante continenza e virtù perfetta.
Non ignorando affatto i sofismi del nemico, tuttavia teneramente amasti quel fanciullo per cui non avevi sofferto doglie e allevandolo con viscere paterne, o gloriosa, sopportavi con pio pensiero il vituperio degli uomini, l’accusa davvero intollerabile, o Teodora: perciò celebriamo la tua venerabile festa.
Di sant’Autonomo, stessa melodia.
Ardente di virtù, adorno di pietà, gerarca divinamente ispirato sei stato detto; e come sole dalle molte luci percorrevi il mondo, ovunque predicando la fede e sradicando l’inganno con la falce della tua lingua, o gerarca teòforo, grande predicatore Autonomo.
Ti sei dato ad ardue lotte, a coraggiose battaglie, a piaghe e morte: seppellito sotto una pioggia di pietre, o Autonomo e servendoti di esse come di gradini e scale, ascendesti a Dio da vincitore e ti unisti alle schiere degli incorporei, pregando per il mondo.
Nel sangue del martirio rendesti più splendente la tua veste, per grazia del divino Spirito e spiritualmente fuggisti verso il santuario superno, dove Gesù entrò per noi come precursore, avendo ricevuto da Dio la corona della vittoria con tutti quelli che furono perfezionati nel sangue prezioso, o Autonomo.
Gloria. E ora. Tono pl. 2.
Anche se, per divino volere, famose donne sterili hanno generato, pure, al di sopra di tutti i loro figli, divinamente risplende Maria, poiché, prodigiosamente partorita da madre sterile, partorì nella carne il Dio dell’universo, da grembo senza seme, oltre la natura: unica porta dell’Unigenito Figlio di Dio, che attraversandola la custodì chiusa e tutto disponendo con sapienza come egli sa, per tutti gli uomini operò la salvezza.
Allo stico, stichirà prosòmia della festa.
Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.
Gioacchino e Anna festeggiano per aver generato la primizia della nostra salvezza, la sola Madre di Dio: e anche noi, festeggiando oggi con loro, diciamo beata la Vergine pura, proveniente dalla radice di Iesse.
Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.
La Vergine ricettacolo di Dio, la Madre di Dio pura, il vanto dei profeti, la figlia di Davide, nasce oggi da Gioacchino e da Anna la casta e rovescia col suo parto la maledizione di Adamo che ci colpiva.
Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.
Il terreno prima infruttuoso, produce una terra fertile: e, prodotto da grembo infecondo un frutto santo, lo nutre di latte. O tremendo prodigio! La nutrice della nostra vita, che ha accolto in grembo il pane del cielo, viene allattata al seno.
Gloria. E ora.
Tono pl. 4. Di Sergio Aghiopolìta.
Nel giorno solenne della nostra festa, facciamo echeggiare la cetra spirituale: la Madre della vita, che è dal seme di Davide oggi nasce dissolvendo la tenebra: essa è colei che riplasma Adamo e richiama Eva dall’esilio, la fonte dell’incorruttela, la liberazione dalla corruzione, colei per cui fummo divinizzati e riscattati dalla morte. Con Gabriele a lei acclamiamo, o fedeli: Salve, piena di grazia, il Signore è con te, per donarci, grazie a te, la grande misericordia.
Apolytìkion della festa. Tono 4.
La tua nascita, Theotòkos, ha rivelato la gioia a tutta la terra, perché da te è sorto il sole di giustizia, Cristo nostro Dio: egli, ponendo fine alla maledizione ci ha dato la benedizione e, distruggendo la morte, ci ha donato la vita eterna.

