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28 AGOSTO

Memoria del nostro santo padre Mosè l’etiope.

Al Mattutino.

Dopo la solita sticologia si dicono i canoni dall’Oktòichos e questo dei santi.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore

Il mio cuore annerito dal morso del peccato, sbiancalo con le piogge della penitenza per le tue preghiere, o padre.

Perforando la tua carne con i chiodi del timore del Signore, cancellasti ogni pensiero malsano dal tuo cuore, o beatissimo teoforo.

Seminando nei solchi del tuo cuore il grano del verbo, germogliasti il frumento che raccogliesti nei tesori inesauribili.

Theotokìon. Tutto intero mi salva il Verbo, Dio supremo che ha voluto per bontà incarnarsi dal tuo grembo, Madre Vergine pura.

Ode 3. Tu sei la saldezza.

Mosso dallo Spirito, o sapiente, sottomettesti gli spiriti malvagi perseverando nelle opere spirituali.

Fortificato dalla potenza di Dio, venerabile Mosè, come un incorporeo abbattesti il forte drago.

Con la pioggia delle tue lacrime spegnesti l’ardente fiamma delle passioni e apparisti un fiume straripante di carismi dello Spirito.

Theotokìon. Forte del tuo aiuto non temo, pura Vergine, l’assalto dei nemici; con la tua protezione respingo le loro legioni.

Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti a te ricorrono, Signore, tu sei la luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.

Kàthisma. Tono 3. La confessione della fede.

Accogliendo la luce senza tramonto, rigettasti nell’ombra il volto dei neri demòni, venerabile Mosè e interrompesti i loro misfatti con la tua costante elevazione verso Dio; padre beato, supplica Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Non si separò dalla natura divina incarnandosi nel tuo grembo, ma facendosi uomo rimase Dio, il Signore che conservò la tua irreprensibile verginità, o Madre, prima e dopo il parto; supplicalo di continuo di donarci la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’Agnella Madre senza macchia, l’incontaminata Madre Vergine del Verbo, vedendo sospeso alla croce il frutto da lei senza doglie coltivato, piangendo maternamente gridò: Ahimè, Figlio mio, come soffri volendo strappare da disonorevoli passioni l’uomo!

Ode 4. Ho udito, Signore.

Con le tue incessanti suppliche e fatiche aggiunte, scacciasti dalla tua anima, o padre, il demone amico della carne.

Innalzando la mente a ciò che supera verbo e intelletto, o beato, sopportasti la calura dell’ascesi come rugiada divina.

Illuminato dal bagliore della contemplazione e dell’azione, o beatissimo padre, il tuo cuore divenne pura dimora dello Spirito.

Theotokìon. Illumina la mia anima ottenebrata da molteplici passioni, divina Sposa, tesoro della verginità, dimora della natura incontenibile.

Ode 5. Vegliando a te gridiamo.

Infiammato dal carbone dell’impassibilità, o beato, inceneristi la materia combustibile delle passioni.

Illuminando le nostre anime, o illustre, ti rivelasti astro di continenza giunto all’apice.

Sulla quadriga delle virtù salisti, padre ammirabile Mosè e raggiungesti il sommo dei cieli.

Theotokìon. Cantiamo te, Theotòkos, Vergine dopo il parto poiché tu concepisti per il mondo Dio Verbo nella carne.

Ode 6. Perdonami, Salvatore.

La bruma dei piaceri e la notte del peccato mi hanno circondato: nel bagliore dello Spirito illumina tutto il mio essere e guidalo al porto della salvezza, o padre.

Come ape laboriosa nell’alveare del tuo cuore raccogliesti il fiore delle virtù stillando la dolcezza immortale che respinge l’amarezza dei demòni.

Perseverando nei deserti ereditasti la città superna e sottomettendo con i digiuni la carne, o ammirabile, guadagnasti le delizie senza fine in paradiso.

Theotokìon. Santificazione spirituale e propiziatorio intoccabile, candeliere aureo e mensa animata recante il pane della vita, noi fedeli ti definiamo, o Vergine.

Irmòs. Perdonami, Salvatore, poiché sono molte le mie iniquità e dal baratro dei mali riconducimi, ti supplico; a te infatti ho gridato e tu ascoltami, Dio della mia salvezza.

Kontàkion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Respingendo le immagini degli etiopi spirituali, come sole radioso sei rifulso, illuminando, o beatissimo Mosè, le anime di noi, che ti onoriamo.

Sinassario.

Il 28 di questo mese memoria del nostro santo padre Mosè l’etiope.

Stichi. Anche morendo parli, o Mosè il nero. L’uomo vede l’apparenza, ma Dio il cuore. L’Etiopia seppellì Mosè il 21.

Lo stesso giorno memoria del nuovo santo martire Akàkios.

Stichi. Akakios ebbe la gola tagliata da una spada e scorreva latte significando il candore dell’anima.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Diomede e Lorenzo.

Stichi. Si agitano i rami del platano a cui furono appesi gli atleti per essere colpiti con l’arco di platano.

Lo stesso giorno il giusto re Ezechia si addormentò in pace.

Stichi. Se ancora una volta Ezechia avesse pianto, fino a quando sarebbe vissuto?

Lo stesso giorno memoria di sant’Anna, figlia di Fanuele.

Stichi. La figlia di Fanuele non lasciò la terra fino a che non vide su di essa Dio bambino.

I 303 santi martiri perirono nelle fiamme.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace i fanciulli ebrei.

Purificato dal fango delle passioni, lampeggiando di bagliori dello Spirito, davvero fosti trasferito alla luce immateriale, o beato, nei cori degli asceti per i secoli.

Fuggisti ogni sorta di male e divenisti familiare a tutti i beni, desiderasti la felicità immateriale gridando, o beato: Signore nostro Dio, tu sei benedetto.

Con le innumerevoli fatiche della tua ascesi interrompesti le penose seduzioni; perciò trovasti lontano da ogni pena il godimento dei beni, o teoforo, benedicendo il tuo Sovrano.

Theotokìon. Colei che il grande profeta Isaia indicò come Vergine nello Spirito, nelle sue viscere concepì e partorì Dio per noi, che cantiamo: Tu sei benedetto, Signore nostro Dio.

Ode 8. Sette volte più del solito.

Fortificato dalla preghiera, esaltato dall’umiltà, col cuore illuminato dalla giustizia, risplendente di carità, ti slanciasti verso la vetta delle virtù, verso la cima splendente cantando: Sacerdoti, benedite il Signore, popolo, esaltalo per tutti i secoli.

Nero di pelle, tuttavia la sua anima splendeva più della luce del sole: annerì le cupe facce dei demòni, ma rischiarò i cuori dei fedeli, che per sua imitazione cantano: Popolo, esalta Cristo nei secoli.

Sempre corazzato di umiltà, sei sfuggito alle frecce dei neri demòni, o padre e hai addestrato i monaci a combattere il nemico con parole, opere, senza sosta cantando con loro: Fanciulli, benedite e voi, sacerdoti, celebrate, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Theotokìon. Superando natura e ragione, Sovrana pura, concepisti e poi partoristi il Creatore del genere umano, fatto uomo senza separarsi dal Padre, al quale tutto il creato canta: Fanciulli, benedite e voi, sacerdoti, celebrate, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Irmòs. Sette volte più del solito nel suo furore il tiranno dei Caldei rinfocolò la fornace per i fedeli del Signore; ma quando li vide salvati da una forza più potente, gridò: Fanciulli, benedite il vostro Creatore e Redentore e voi, sacerdoti, lodatelo, popolo, esaltalo in tutti i secoli.

Ode 9. Stupì ogni orecchio.

Trascorrendo la vita in opere buone, trovasti la fonte di ogni bene e il compimento del tuo desiderio; là dove risuonano la lode e la festa, tu dimori con gioia, beato Mosè, padre ammirabile.

Col sudore della tua fronte e con le tue pene ci hai procurato la dolcezza del tuo soccorso e hai scacciato l’amarezza delle nostre passioni; le tue reliquie fanno sgorgare su noi le guarigioni, purificando le nostre anime dalla cancrena del male.

Cristo ti cinse di una corona immarcescibile, poiché vincesti il principe di questo mondo e le sue armate; perciò fosti degno di essere aggregato al coro dei beati, con i quali lo preghi di liberare dalle tentazioni quanti ti onorano, o divino.

Theotokìon. Sola fra le donne, Sposa di Dio, interrompesti la maledizione dei progenitori generando l’incircoscrivibile circoscritto nella carne, rinnovando le leggi di natura e unendo ciò che prima era separato con la tua mediazione, o incontaminata.

Irmòs. Stupì ogni orecchio per l’ineffabile condiscendenza di Dio; poiché l’Altissimo volle scendere fino ad un corpo divenendo uomo da grembo verginale; perciò noi fedeli magnifichiamo la pura Madre di Dio.

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

Recidesti le teste degli etiopi spirituali, beato padre Mosè, con la spada delle tue divine preghiere, o teoforo e per questo ricevesti da Cristo i premi della vittoria: standogli ora accanto con gli angeli, splendente della luce inondante dell’impassibilità, illumina con la tua intercessione i tuoi cantori, che a te ricorrono.

Theotokìon, stessa melodia.

Per la mia vita turpe ho perduto la bellezza dell’anima e mi sono reso simile, ahimè, alle bestie insensate facendo ciò che non è lecito fare. Sovrana Madre di Dio, illuminandomi, purificami con i divini fulgori della tua luce e con l’issopo della penitenza, o Vergine e rendi il tuo servo utile strumento divino.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.