16 Agosto
Memoria della traslazione da Edessa dell’icona non dipinta da mano d’uomo del Signore nostro Gesù Cristo e memoria del santo martire Diomede.
Al Mattutino
Dopo la prima sticologia, Kàthisma della festa.
Tono 4. Stupì Giuseppe.
Le milizie angeliche, veramente contemplando il tuo transito, o pura Madre di Dio, benedetta, illustrissima e santissima, radunata la schiera dei discepoli, per volere del nato da te, lietamente portavano in paradiso il tuo corpo prezioso, cantando a Cristo, datore di vita, che vive in eterno.
Gloria. E ora. Lo stesso tropario.
Dopo la seconda sticologia, Kàthisma, uguale.
Deponendo la tua anima tra le mani di colui che, tuo Creatore e Dio, si incarnò da te per noi, te ne andasti alla vita intatta; perciò con fede ti proclamiamo beata, come sola pura e incontaminata e dichiarandoti in senso proprio Madre di Dio, tutti gridiamo: Implora Cristo, al quale te ne andasti, di salvare nostre anime.
I canoni della festa, della santa icona e del santo.
Canone della santa icona. Acròstico: Venero, Salvatore, l’impronta del tuo volto. Del patriarca Germano.
Ode 1. Tono pl. 2. Dopo che Israele.
Colui che dapprima incorporeo, per la benevolenza del Padre, non rifiutò di conformarsi a noi nella carne, ci diede l’impronta divina dei suoi tratti.
Il Dio per natura senza mutamento, l’esatta descrizione del Padre, assumendo la carne dei mortali, ci lasciò sulla terra i suoi tratti propri, quando risalì al cielo.
La tua eredità frantumata dalla seduzione del nemico, o Cristo, giustificasti fondandola sulla tua santa passione e sull’impronta dei tuoi tratti.
Theotokìon. Incarnandosi in modo straordinario nelle tue caste viscere, colui che dona l’esistenza a tutti i mortali, o Vergine purissima, si lasciò vedere senza lasciare ciò che era prima.
Canone del santo.
Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.
Tu che illumini con la luce del triplice sole, disperdi l’oscurità della mia ignoranza, beato, affinché possa cantare la tua memoria luminosa e le imprese della tua vita.
Rendendo il pensiero sciolto dalle passioni, ti rivelasti strumento dello Spirito, o illustre e hai fatto sgorgare un mare di guarigioni, che sommerge l’ingiuria dei mali.
Desideroso della vita eterna, ti affrettasti a bere il calice della morte, illustre martire; e come colui che ti chiamò sapeva, guadagnasti l’immarcescibile corona dei vincitori.
Theotokìon. Città animata del grande Re, che hai rivelato la straordinaria nascita e la divina dormizione, mostra, o lodatissima, la tua città illesa dal sisma dell’umiliazione.
Della santa icona. Ode 3. Non c’è santo
Ricopristi dell’abito delle virtù la tua santa Chiesa e spingesti, Salvatore, il cuore di un re a cercare la tua icona per custodirla.
Volendo che il bene fosse derubato per essere poi distrutto dal tempo, sfrontatamente il padre dell’invidia lo consegnò a mani empie, ma il suo piano vano fu sventato.
Davide un tempo, danzando davanti all’arca, fu al colmo della gioia; e colui che teneva lo scettro imperiale gioì ancor di più davanti all’impronta di Dio.
Theotokìon. Tuo Figlio, o Vergine, volendo tagliare alla radice la disobbedienza dei progenitori, nel tuo seno, Vergine pura, assunse tutta la nostra condizione umana.
Del santo. Come sorgente viva.
Per liberare dalle loro pene i mortali con l’opera ineffabile e divina della tua mano, fosti donato da Dio ai fedeli come eccellente medico, come fervente intercessore di chi ti onora, o beato.
La via del tuo martirio voglio percorrere e imiterò valentemente la tua passione volontaria: così prima dell’immolazione il martire gridava a te, unico Dio.
Il glorioso martire Diomede, invitandoci oggi al suo mistico banchetto, ci presenta le sue imprese come condimenti immateriali: venite fedeli, rallegriamoci della sua festa.
Theotokìon. Vergine colmata di grazia da Dio, salva da ogni disgrazia il popolo che ti è consacrato e custodisci nella pace e nella concordia il tuo gregge.
Irmòs. Come sorgente viva e copiosa, o Theotòkos, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno della tua divina gloria di corone di gloria rendili degni.
Kàthisma della santa icona.
Tono 1. I soldati a guardia.
Il re di Edessa, riconoscendoti Re dell’universo, non per scettri ed esercito, ma per la moltitudine dei prodigi che con la sola parola operavi, aveva implorato te, Dio e uomo, di andare da lui. Ma vedendo il telo con la tua immagine impressa, esclamava: Tu sei mio Dio e Signore!
Gloria. Del santo.
Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.
Ricevuta da Dio la grazia delle guarigioni, o martire, ti rivelasti, o sapiente, pubblico ambulatorio per i malati, o beato, in virtù del santo Spirito, concedendo guarigioni a quanti ricorrono con fede alla tua divina intercessione; sempre cacci perciò prodigiosamente anche le turbe dei demòni, o medico ammirabile, Diomede vittorioso. Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.
E ora. Della festa, stessa melodia.
Tu che senza seme concepisti Dio e, senza subir corruzione, lo partoristi incarnato, ti rivesti ora della nuova incorruttela dello Spirito: come Madre della vita, infatti, come Regina di tutti, te ne vai, o Vergine, alla vita immateriale; perciò sei degnamente divenuta davvero nube che per noi zampilla le acque della vita, Madre di Dio purissima. Prega tuo Figlio e Dio di donare remissione delle colpe a quanti con fede venerano la tua divina dormizione.
Della santa icona. Ode 4. Cristo, mia forza.
La tua sacra icona, avendo lasciato la città che la teneva in suo possesso, o Salvatore, si avvicinò alla nostra e così il pio imperatore l’accolse.
Dolce è la luce del sole, splendente agli occhi, ma più dolce è la visione della tua icona, o Cristo: una rischiara i sensi, l’altra illumina gli spiriti.
La forza abbandonò la destra dell’ismaelita; poiché l’imperatore potente fece cadere a terra la cinta delle sue mura con la forza della croce.
Theotokìon. Intercedi, ti preghiamo, affinché il tuo popolo sia custodito, Vergine pura, sano e salvo dall’assalto dei barbari: tu vedi infatti ciò che tramano contro di lui.
Del santo. L’ineffabile progetto divino.
Avendo nel cuore la parola del divino sapere come un fiume, il glorioso martire Diomede ha sommerso i torrenti dell’errore e sprofondato la forza degli idoli.
Come sole il sapientissimo martire Diomede è rifulso sulla terra per lo splendore delle sue virtù e per i suoi miracoli così numerosi rischiara l’insieme dei credenti.
O beato martire, vincitore nelle lotte, che hai trovato la fine beata e ricevuto nella letizia l’ineffabile gloria desiderata da tempo, ricordati di chi ti onora.
Theotokìon. Straordinario fu il tuo parto, Vergine purissima e benedetta, come anche la tua dormizione che il tuo gregge onora: dalla disgrazia lo salva la tua fervente intercessione.
Della santa icona.
Ode 5. Col tuo divino fulgore.
Una piccola città un tempo ti accolse, o Cristo, con l’arrivo di Taddeo, che scaccia i mali, per la lettera scritta dalla tua mano e l’impronta del tuo volto divino.
Ecco moltiplicati i doni della tua grazia, o Cristo: poiché ciò che Edessa un tempo si glorificava di conservare, la nuova Roma adesso si rallegra di accogliere.
Theotokìon. O Vergine, metti fine ai frequenti attacchi dei nemici; spezza i loro complotti, vieni in soccorso alla tua eredità; tu vedi infatti che ci pieghiamo sotto le disgrazie.
Del santo. L’universo è trasportato.
Senza effondere sangue ti sei rivelato ammirabile martire e senza subire colpi e pene hai ricevuto la corona di vincitore, o nobile Diomede, rovesciando i nemici con le tue gesta.
La luce inestinguibile si levò sulla tua anima giusta; come compagna la seguì la letizia che ti fu data in virtù del tuo cuore retto, perfettamente sottomesso ai precetti del Signore.
I tuoi carnefici furono privati della luce del corpo per aver tagliato la tua testa dopo la tua morte, ma avvicinandosi a Cristo, beato Diomede, aprirono gli occhi della loro anima alla luce della fede.
Theotokìon. La Città Imperiale, avendo te, Sovrana e Signora, come bastione, respinge il feroce slancio dei nemici; liberata da ogni prova, possa essa accrescere il suo vigore, purissima Madre di Dio.
Della santa icona.
Ode 6. Rinchiuso nelle viscere.
Superi in bellezza, Salvatore, tutti i figli dei mortali; pur non avendo forma, né bellezza nell’ora della tua passione, davvero rischiarasti il mondo; lo testimonia l’aspetto del tuo corpo la cui icona impressa sul velo ci è donata quale ricco tesoro.
Il popolo degli agareni, privato del suo vigore, come l’arca resa al nuovo Israele dai pagani, rese l’impronta del tuo volto, o Cristo e la gloria di cui si era impossessato; non è permesso infatti gettare i tesori della santità ai cani.
Theotokìon. Sono fuggito alla forza della tua mano, Salvatore, ma allontanando da me i tuoi colpi grazie alle intercessioni della Vergine che ti partorì, o Verbo, non permettermi di naufragare e di affondare nella tempesta del peccato, o solo Redentore.
Del santo. Celebrando questa divina.
Con le onde delle tue imprese sommergesti il nemico incorporeo e con l’aspersione dei tuoi miracoli purifichi ogni sozzura delle passioni, ammirabile martire.
Spinto dalle brezze divine, diretto dal timone celeste, sei direttamente giunto al quieto porto e intercedi per noi, illustre martire.
I credenti sono purificati dalle passioni, o beato, per le tue celebri cure e le falangi dei demòni sono respinte, martire ammirabile, dai tuoi consigli divini.
Theotokìon. In te, o Vergine, ci glorifichiamo, in te siamo liberati dal male; confidando in te, non temiamo gli assalti del nemico, noi che ti celebriamo.
Irmòs. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.
Kontàkion autòmelo. Tono 2.
Tomba e morte non hanno trattenuto la Theotòkos sempre desta con la sua intercessione e immutabile speranza con la sua protezione: come Madre della vita alla vita l’ha trasferita colui che nel suo grembo sempre vergine aveva preso dimora.
Sinassario
Il 16 di questo mese memoria del santo martire Diomede.
Stichi. Diomede lottò nella vita e nella morte: vivente per la fede, che lo condusse al buon porto e morto quando il sedici il suo cadavere ebbe la testa tagliata dalla spada.
Lo stesso giorno il beato Cherimòne si addormentò in pace.
Stichi. Saluta la fine della tua vita, o Cherimòne beato, poiché hai visto la fine delle pene.
Lo stesso giorno memoria dei santi trentatré martiri della Palestina, uccisi dalla spada.
Stichi. La grande schiera armata cade a ranghi serrati sotto la spada, sbaragliando l’esercito dei demòni.
Lo stesso giorno memoria della traslazione da Edessa a Costantinopoli dell’icona non manufatta del nostro Signore, Dio e Salvatore Gesù Cristo.
Stichi. Colui che nella morte fu coperto da un lenzuolo, vivente, impresse il suo volto sul sudario.
Per il vasaio. L’argilla modellata trasporta la tua immagine non fatta da mano d’uomo, autore del progenitore.
Lo stesso giorno commemoriamo l’immensa e indescrivibile filantropia divina, che dimostrò quando scacciò con vergogna gli atei agareni per la mediazione della santissima Sovrana nostra Theotòkos e sempre Vergine Maria.
Lo stesso giorno il rinvenimento dell’aghiasmòs e la sua effusione nel tempio della Fonte della Vita.
Stichi. La fonte delle acque taumaturgiche si rinnova, ancor più colma di prodigi.
Lo stesso giorno memoria del temibile pericolo del terremoto corso in questi tempi da cui ci salvò contro ogni speranza il nostro Dio filantropo.
A lui la gloria e la maestà per tutti i secoli. Amin
Della santa icona.
Ode 7. Un tempo nella fornace.
Quando sei venuto sulla terra, Verbo di Dio, hai scacciato con il tuo verbo ogni male; risalendo però al trono del Padre, hai sanato con l’impronta del tuo volto le nostre passioni e pene.
Colui con un verbo creò tutto e prese una forma estranea alla sua natura, ci lasciò il dettaglio dei suoi tratti; ricevendo la sua icona esultiamo di gioia.
Cercando con tutta la sua anima l’impronta del tuo aspetto, Signore, l’imperatore fedele trovò ciò che cercava nel compimento del suo desiderio più santo.
Theotokìon. Per il tuo parto il genere umano fu liberato dall’antica condanna; avendoti trovata unica più ampia dei cieli, Dio pose la sua dimora, o Purissima, nel tuo seno.
Del santo. I fanciulli di senno divino.
La tua testa tagliata, glorioso martire, abbagliò con la sua luce gli insensati; vedendola viva il tiranno fu confuso, ma il suo spirito spento non giunse a cantare: Gloriosissimo Dio, tu sei benedetto.
Lasciasti la tunica difforme della mortalità e per grazia indossasti le splendide vesti dell’immortalità, o beato, cantando con letizia al tuo Signore: O Dio, tu sei benedetto.
Col fuoco della tua fermezza costante inceneristi i rovi dell’errore e sei apparso raggiante di guarigioni come un astro per quanti acclamano: Signore Dio dei padri, tu sei benedetto.
Theotokìon. O Regina del mondo che hai partorito Cristo Re, salva dall’attacco dei pagani, dai terremoti e dalla disgrazia la Città imperiale, che canta, o Vergine santissima: Benedetto il frutto del tuo seno.
Della santa icona.
Ode 8. Per obbedire alla legge.
Sperando di ricuperare il tuo volto, Signore, il popolo nobile della tua città partì per incontrarti in schiera meravigliosa, preceduto dal coro dei santi gerarchi; portato sulle loro spalle verso la tua eredità, o misericordioso, andasti a riposare nel tempio di tua Madre.
Bocche di bimbi innocenti ti inneggiavano quando camminavi verso la città che uccide i profeti, ma l’assemblea dei malfattori, irritata contro di te, armò la mano degli assassini; ora però tutta la città, vedendoti, Creatore, si rallegra di accogliere l’impronta del tuo aspetto.
Theotokìon. L’Angelo del gran Consiglio paterno, avendo scelto di incarnarsi, lo compì nel tuo seno, o purissima; ti inscrisse come Madre sua qui in basso e rinnovò la natura umana corrotta; tutti insieme lo benediciamo e lo esaltiamo come Dio creatore per tutti i secoli.
Del santo. Il parto della Theotòkos.
Sulla via del martirio, o atleta, hai diretto i tuoi passi e ora passeggi lietamente nella terra dei viventi, nelle delizie del paradiso; tutti insieme ti onoriamo, celebrando Cristo nei secoli.
La corona d’immortalità fu intrecciata per te, che valorosamente lottasti e sconfiggesti il serpente autore del male e l’assemblea degli atleti ti accolse gridando: Inneggiate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.
Rivestito della potenza di Dio, irradi miracoli straordinari, o martire e metti fine alle malattie, liberi dai mali, scacci gli spiriti della malizia gridando: Inneggiate al Signore, opere ed esaltatelo per tutti i secoli.
Theotokìon. Spezzati dall’assalto dei nostri peccati, o Vergine, ci rifugiamo nella tua incrollabile protezione; rinsalda i tuoi servi, rafforzandoli contro le passioni; dalla carestia, dal sisma, dalle invasioni salva il popolo a te consacrato.
Irmòs. Il parto della Theotòkos, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.
Della santa icona. Ode 9. All’immortale.
Contro di te si accese un popolo insensato che in cambio dei tuoi benefici ebbe l’audacia di ucciderti; ma noi, che ci siamo tenuti lontano, per la tua passione, Salvatore, siamo tuoi figli adottivi.
Contro i nemici concedi il tuo soccorso, Signore, ai fedeli cristiani che posseggono l’immagine della tua carne, come invincibile sostegno, affinché possano contemplare per mezzo suo la loro salvezza.
Theotokìon. Ai terrestri apparve il Verbo portando un corpo, nato da te in due nature e per il dono della sua divinità unito alla nostra natura senza confusione in una sola ipòstasi, che noi glorifichiamo.
Del santo. Ogni abitante della terra.
In ricompensa delle tue pene trovasti le delizie per te lassù preparate; in quella dimora, ornata dello splendore dei martiri ti diletti della bellezza del Creatore e presso di lui intercedei perché siano dati perdono e liberazione da ogni male ai tuoi cantori.
Colonna delle virtù, sostegno della fede, torre immobile, incrollabile pilastro, sei tu, Diomede, per la Chiesa di Cristo come un fiume che effonde gratuitamente le onde delle guarigioni per chi celebra con affetto la tua memoria.
Hai lasciato la terra disperdendone l’oscura idolatria degli atei e sei passato alla luce senza sera di una luminosa vita, di cui già avevi i riflessi, risplendendo nell’aldilà, colmo di gioia eterna.
Theotokìon. Pura Vergine, città indistruttibile in cui Dio stesso pose la sua sede, salva il tuo popolo dai terremoti, dalla distruzione, dalle invasioni, dal fuoco, dalla spada e da ogni male con la tua fervida mediazione presso Dio.
Irmòs. Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; festeggi la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: Salve, beatissima Theotòkos pura, sempre Vergine.
Exapostilarion del santo. Udite, donne.
Divinamente imporporasti la Chiesa di Cristo con i rivoli del tuo sangue, glorioso megalomartire; spegnesti la seduzione idolatrica distruttrice delle anime, o felicissimo Diomede: non smettere ora di pregare per noi il Signore.
Della festa. Tu che il cielo.
La folla degli apostoli, radunata nelle nubi, dovutamente seppellisce la Madre del Signore, alla presenza del Salvatore con miriadi di angeli.
Allo stico, stichirà prosòmia della festa.
Tono 2. Casa di Efrata.
Scortando tra gli inni il tuo venerabile corpo che accolse Dio, i divini seguaci gridavano: Dove dunque te ne vai, Sovrana?
Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.
Venite, figli della terra, componiamo un coro e cantiamo oggi gli inni funebri per il transito della Theotòkos.
Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porro sul tuo trono.
La terra per la tua sepoltura fu benedetta, o Vergine e l’aria santificata dalla straordinaria ascesa di una creatura morta per legge di natura.
Gloria. E ora. Tono 1.
Era conveniente che i testimoni oculari e ministri del Verbo vedessero anche la dormizione della Madre sua secondo la carne, l’ultimo dei misteri che la riguarda, perché non risultassero spettatori solo dell’ascensione del Salvatore dalla terra, ma anche testimoni del transito di colei che lo aveva generato. Trasportati dunque per divina potenza da ogni parte del mondo, raggiunsero il monte Sion e scortarono colei che, più elevata dei cherubini, si affrettava verso il cielo. Anche noi con loro la veneriamo come colei che intercede per le nostre anime.
Quindi il resto come di consueto e il congedo.

