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8 Agosto

Memoria di sant’Emiliano, vescovo di Cizico.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Per mostrare la trasformazione dei mortali assunti nella tua gloria, Salvatore, nel tuo secondo e tremendo avvento, sul monte Tabor ti sei trasfigurato; Elia e Mosè parlavano con te; tu chiamasti tre dei tuoi discepoli ed essi vedendo, o Sovrano, la tua gloria, per il tuo fulgore stupirono; o tu che un tempo su loro rifulgesti la tua luce, illumina le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma. Uguale.

Trasfigurandoti sul monte Tabor, o Salvatore e mostrando ai discepoli prescelti la tua gloria, o Cristo, hai fatto risplendere la tua divinità che mai aveva subito mutamento. Nella nube luminosa convocasti Mosè ed Elia che con te conversavano; perciò Pietro diceva: O misericordioso è bello stare qui con te; o tu che un tempo su loro rifulgesti la tua luce, illumina le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Quindi un canone della festa e questo del santo. Acròstico: Il grande Emiliano con canti solennemente celebro. Di Teofane.

Ode 1. Tono 1. La tua destra.

Stando con gli angeli in cielo, beatissimo padre, veglia su noi, che festeggiamo con gioia e affetto la tua lieta memoria e rendici degni della salvezza.

Tutto concentrato in Dio e raggiante dello splendore rifulgente dall’aldilà, con i tuoi divini insegnamenti rischiari il popolo dei fedeli come gerarca ispirato.

Con la virtù stabilisti lo spirito padrone delle passioni, o gerarca, concedendo, come giusto arbitro, al corpo e all’anima quanto conveniva.

Rigoroso iniziatore dei misteri sovraintellettuali, brillantemente presiedevi la Chiesa, divenendo fermo difensore della verità, arrestando le fauci dei leoni, spezzando i loro denti.

Theotokìon. Colui che fu generato nel tuo grembo, Purissima, secondo l’ortodossia lo riconosciamo in due nature, Dio e uomo possedendo perfettamente in modo straordinario le proprietà d’entrambe le nature.

Ode 3. Tu che solo conosci.

Noi fedeli ti presentiamo a Cristo come intercessore, poiché per lui, o padre, brillasti di tanta luce, venerando la sua icona, osservando tutti i precetti dell’insegnamento divino e custodendo la fede dall’alto.

Manifestando la fermezza dei martiri, padre ammirabile, calpestasti l’orgoglio empio, rivelandoti per la Chiesa difesa insuperabile, mediatore divino che pazientemente contraddice gli insensati.

Il malvagio, che aveva bevuto a sazietà il veleno dell’eresia, venne confuso dai tuoi insegnamenti: le tenebre infatti furono disperse dalla luce e la finzione della malizia venne messa a nudo dallo splendore della sapienza di Dio.

Theotokìon. A gran voce, Madre di Dio, ti proclamiamo con tutto il cuore genitrice del nostro Dio incorporeo, che s’incarnò da te senza mutamento, né confusione per dimorare fra noi.

Irmòs. Tu che solo conosci la fragile sostanza dei mortali e nella tua compassione ti sei ad essa conformato, cingimi di potenza dall’alto, perché ti gridi: Santo il tempio vivente della tua gloria immacolata, o filantropo.

Kàthisma del santo.

Tono 3. La confessione della fede divina.

Illuminato dal divino Spirito, liberamente proclamavi la dottrina della vera fede, svergognando l’empio imperatore per l’esilio al quale ingiustamente fosti mandato: beato padre, prega Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

Gloria. E ora. Della festa. Attonito di fronte.

Per quanto possibile, realmente rivelasti ai tuoi discepoli un riflesso della tua divina gloria, trasfigurandoti sul monte Tabor, Dio Verbo; illumina con loro anche noi che a te, o solo immutabile, Gesù onnipotente, inneggiamo con fede gridando a una voce: Gloria, o Cristo, al tuo regno.

Ode 4. Con occhi preveggenti.

Rafforzato a tal punto da respingere l’orgoglio del seduttore, con le tue virtù, o beato Emiliano, raggiungesti l’Onnipotente, il forte nelle lotte e sempre a lui canti: Gloria alla tua potenza, Signore.

Accettasti d’esser mandato lontano in esilio, sopportando con pazienza, o sapiente Emiliano, protetto dal verbo della grazia, cantando, o ammirabile: Gloria alla tua potenza, Signore.

Consacrato dalla giovinezza, rifulgesti nell’ascesi, beatissimo Emiliano, prima per le tue virtù e poi ti rivelasti eccellente gerarca, confessore e teoforo.

Theotokìon. Colui che si rivelò a noi trascendente tutto il creato, accompagnato sulla terra da prodigi oltre l’intelletto, dimorò nel tuo grembo illuminato da splendori verginali, o pura.

Ode 5. Tu che sei Dio della pace.

Conoscendo, per divina prescienza, le grandi disposizioni della tua anima, Cristo con sapienza la insignì delle vesti del sacerdozio, ornandola anche con le lotte dei martiri, o veneratissimo sacro mistico.

Attingendo la grazia dello Spirito, facesti sgorgare fiumi d’insegnamenti per il gregge di Cristo, o beato gerarca: avendo appreso a venerare l’icona di Cristo e di tutti i santi, confondiamo i nemici di Dio.

Mortificate già nelle fatiche dell’ascesi le pretese della carne, vivificasti la tua anima con la luce del santo Spirito; due volte splendesti, piacendo a Dio come martire e gerarca, o ieromartire illustrissimo.

Theotokìon. Vergine pura, più santa dei santi, tu generasti Cristo Salvatore, il Santo dei santi che santifica tutti i mortali: perciò come regina e sovrana, o Madre del Creatore, noi ti magnifichiamo.

Ode 6. Dai visceri il mostro.

Volendo chiudere la strada all’eresia, con zelo marciavi verso i pericoli e dimostrando un coraggio ineguagliato, combattesti l’empia sentenza dell’imperatore al potere e fosti il primo a parlare nell’assemblea del sacratissimo sinodo.

Proteso soltanto verso Cristo, con fervore e desiderio d’ottenere da lui la divina illuminazione, o gerarca ispirato da Dio, mostrasti la determinazione dei martiri, tu che già splendevi nell’ascesi e ottenesti duplice corona.

Innalzando la tua anima verso Dio e la sua luce, o padre beato e venerabile, facilmente fosti liberato dall’oceano di questa vita e lasciandoti guidare dal soffio dello Spirito, approdasti ai porti celesti.

Theotokìon. Il Dio eccelso e compassionevole, quando si compiacque di salvare la natura umana corrotta per l’invidia funesta del serpente, dimorò nel tuo grembo e senza mutamento prese la nostra carne, avendo trovato te sola senza macchia, Vergine purissima e Madre di Dio.

Irmòs. Dai visceri il mostro rigettò Giona come lo aveva ricevuto, come un neonato dal grembo; allo stesso modo il Verbo nel grembo dimorò, s’incarnò e ne uscì serbandone l’integrità, preservando vergine la sua genitrice.

Sinassario.

L’8 di questo mese, memoria del nostro santo padre Emiliano il confessore, vescovo di Cizico.

Stico. Emiliano, tenendo in massimo conto la sua anima, per contro non tenne in conto alcuno la carne. Il giorno otto la terra ricevette le ossa di Emiliano.

Lo stesso giorno memoria di san Myron, vescovo di Creta, taumaturgo.

Stico. Liberando il profumo delle sue virtù per imbalsamare il Sovrano, Myron ruppe il suo vaso d’alabastro.

Lo stesso giorno memoria del beato nostro padre Teodoro, igumeno degli Orobi.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Eleuterio e Leonida, periti tra le fiamme.

Stichi. I servi della menzogna condannarono al fuoco due atleti, che non avevano sacrificato ai loro falsi idoli.

Lo stesso giorno i santi dieci asceti dell’Egitto si addormentano in pace.

Stichi. Dall’Egitto al cielo compi il tuo cammino, o decina, che porti il numero delle piaghe.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Noi fedeli ti contempliamo.

Davvero, o padre, fosti lo splendore dei gerarchi e loro luce; avendo dominato le passioni, ti rivelasti, mirabile gerarca, vero riparo, torre imprendibile della Chiesa, cantando il Dio glorioso e celebrato.

Ti rivelasti a noi nuovo Davide, o illustrissimo, abbattendo le dottrine erronee con la fionda delle tue parole e bersagliandole con le frecce dei tuoi insegnamenti, cantando il Dio glorioso e celebrato.

Stavi splendidamente in tribunale, condannato per Cristo, o padre e le tue parole fecero sgorgare una fonte divina, poiché a tutti predicasti la venerazione delle icone, sapendo chiaramente che il culto è rivolto all’archètipo rappresentato.

Theotokìon. Vergine Madre lodatissima, unica beatissima, tu sola concepisti in modo prodigioso il Creatore di tutti, che riposa sul trono dei cherubini, il Dio dei nostri padri, glorioso e celebrato.

Ode 8. La fornace stillante rugiada.

Tutta la materia sterposa dell’eresia bruciasti con fuoco spirituale e invocazione divina, come Elia con la spada dello Spirito scannò i sacerdoti della vergogna e ora lieto canti: Tutto il creato benedica il Signore e lo esalti per tutti i secoli.

Ti rivelasti a noi, beato padre, pieno di grazia e potere divino, splendidamente ornato di purezza e grazia, custodendo saldamente la fede; e ora a lui canti: Tutto il creato benedica il Signore e lo esalti per tutti i secoli.

Dall’alto vigili sui tuoi cantori, o sacratissimo padre ispirato da Dio, raddrizzando con le tue preghiere le nostre vie e distruggendo le arroganti eresie, affinché inneggiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo esalti per tutti i secoli.

Theotokìon. Non v’è macchia alcuna nella tua bellezza, poiché tu sola ti rivelasti castissima dai secoli, o Purissima, gemma della verginità, illuminando il mondo con la luce della purezza; perciò ti inneggiamo e acclamiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo esalti per tutti i secoli.

Irmòs. La fornace stillante rugiada prefigurò il prodigio soprannaturale: come essa infatti non bruciò affatto i fanciulli ebrei, così il fuoco della divinità dimorò nel grembo della Vergine senza consumarlo; per questo con gioia cantiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo esalti per tutti i secoli.

Ode 9. Il roveto ardente.

Ricevesti la ricompensa delle tue fatiche, padre teoforo Emiliano, divenendo degno d’abitare nelle celesti dimore con le schiere dei santi martiri, come ieromartire, o gerarca ammirabile.

O eccelso gerarca Emiliano, in te rivelasti la bellezza del Verbo e la sapienza di Dio con i suoi insegnamenti; perciò Cristo incoronò il tuo prezioso capo, o beatissimo: pregalo dunque sempre per noi.

Aprendo le porte dei cieli, il Sovrano accolse la tua anima, venerabile Emiliano, concedendoti giustamente il riposo al sicuro e nel refrigerio: e ora stai presso il trono del gran Re.

Theotokìon. I tuoi prodigi superano l’intelletto, poiché tu sola, purissima Sovrana Vergine, ci donasti di partecipare al frutto del tuo meraviglioso concepimento; perciò, Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

Irmòs. Il roveto ardente che non si consumava ci mostrò una figura del tuo puro parto; estingui ora, ti preghiamo, la fornace delle tentazioni che infuria contro di noi, affinché, o Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Quando la belva, il semibarbaro Leone, insaziabile come l’ade, si avventò contro la Chiesa, ordinando di non venerare le augustissime icone, tu allora confutasti con forza, o beato Emiliano, l’eresia abominevole e ostile a Dio del tiranno, dal quale subisti amarezze, esili e afflizioni.

Della festa, uguale.

Prima della tua croce, Signore, prendendo con te gli eletti tra i discepoli, ti trasfigurasti sul santo Tabor; qui ti assistevano come servi, conversando con te con tremore, Mosè ed Elia, o Sovrano: con loro, o Cristo Salvatore, col Padre e con lo Spirito noi adoriamo te, rifulso dalla Vergine per la salvezza dei mortali.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Brillavi, o Cristo, candido più della neve, svelando ai tuoi discepoli l’essenza della tua inaccessibile gloria.

Stico. Tuoi sono i cieli e tua è la terra, il mondo e ciò che lo riempie tu hai fondato.

Si ritirava di fronte a te, o Cristo mio Salvatore, lo splendore solare che corre le regioni celesti, rivelandoti così Sovrano e Artefice del creato.

Stico. Il Tabor e l’Ermon nel tuo nome esulteranno.

Quando hai voluto mostrare ai discepoli la tua gloria, con Mosè ed Elia sul Monte Tabor, essi fremettero al vederla, o Salvatore.

Gloria. E ora. Tono 1.

Contemplando l’insostenibile effusione della tua luce e la tua divinità inaccessibile, i prescelti tra gli apostoli, sul monte della trasfigurazione, o Cristo senza principio, trasmutarono per l’estasi divina; e avvolti dal chiarore della nube luminosa, udivano la voce del Padre confermare il mistero della tua incarnazione, perché anche dopo aver assunto la carne tu sei un solo Unigenito Figlio e Salvatore del mondo.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.