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6 Agosto

Memoria della santa Trasfigurazione del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo.

Al Piccolo Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 4 e cantiamo i seguenti stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 4. Esultanza delle schiere.

Venite ora, voi di senno celeste, mutandoci oggi con il miglior mutamento, piamente conformi a Cristo e sollevandoci dalla terra al vertice sublime delle virtù; esultiamo poiché il Salvatore delle nostre anime, trasfigurandosi per compassione sul Tabor, ha reso splendente l’uomo deforme (2).

O voi, che amate contemplare le realtà sovraintellettuali e siete bramosi di ascoltare, ispirati dalla voce del Genitore, che proclama come Figlio amato colui che ha illuminato sul Tabor la debolezza umana e ha fatto scaturire luce per le nostre anime, guardiamo misticamente il Cristo rifulgente di splendore divino.

Tutta l’assemblea mondana e sovramondana si muova ora insieme per inneggiare Cristo nostro Dio, che signoreggia i morti e i vivi, poiché trasfigurandosi divinamente, il Salvatore delle nostre anime mise accanto a lui le guide e i predicatori della legge e della grazia, come si è compiaciuto.

Gloria. E ora. Tono pl. 4.

Nell’oscurità della legge si è mostrata chiaramente la nube luminosa della Trasfigurazione, in cui erano Mosè ed Elia, i quali, giudicati degni della luminosissima gloria, dicevano a Dio: Tu sei nostro Dio e Re dei secoli.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Oggi, sul monte Tabor Cristo ha mutato la natura oscurata di Adamo, illuminandola con la divinizzazione.

Stico. Tuoi sono i cieli e tua e la terra.

Splendenti della luce delle virtù, gridiamo sul monte santo, guardando la Trasfigurazione del Signore.

Stico. Il Tabor e l’Ermon nel tuo nome esulteranno.

La terra è realmente rischiarata dal sole, che si volta di nuovo, poiché Cristo rifulge con gloria sul monte, illuminando l’universo.

Gloria. E ora.

Mosè ed Elia videro sul Tabor te Dio incarnato da vergine Sposa per la salvezza dei mortali.

Apolytìkion. Tono grave.

Ti sei trasfigurato sul monte o Cristo Dio, * mostrando ai tuoi discepoli la tua gloria, per quanto potevano. * Fa’ risplendere anche a noi, i peccatori, * la tua luce eterna, * per intercessione della Madre di Dio, * o Datore di Luce, gloria a te!

Piccola ectenia e conclusione.

Al Grande Vespro.

Non c’e sticologia. Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 4 stichirà idiòmela, ripetendo i primi due.

Tono 4. Del monaco Cosma.

Prima della tua croce, Signore, un monte imitò il cielo: una nube lo sovrastava come tenda; mentre ti trasfiguravi e il Padre ti testimoniava, erano con te Pietro, Giacomo e Giovanni, perché, dovendo esser con te anche nell’ora del tradimento, grazie alla contemplazione delle tue meraviglie non temessero la tua passione; degnati per la tua grande misericordia concedici di poterla venerare in pace (2).

Prima della tua croce, Signore, prendendo con te i discepoli su un alto monte, davanti a loro ti trasfigurasti, illuminandoli con bagliori di potenza, volendo mostrare loro, sia per filantropia, sia per la tua signoria, lo splendore della risurrezione: di essa rendi anche noi degni nella pace, perché sei misericordioso e filantropo (2).

Trasfigurato su un alto monte, Salvatore, avendo i corifei dei discepoli, con gloria rifulgesti, indicando che quanti risplendono per l’elevatezza delle virtù, anche della divina gloria saranno fatti degni. E Mosè ed Elia, conversando con Cristo, mostravano che egli è Signore dei vivi e dei morti e il Dio, che un tempo aveva parlato mediante la Legge e i profeti; anche la voce del Padre dalla nube luminosa testimoniava dicendo: Ascoltatelo; con la croce spoglia l’ade e ai morti dona la vita eterna.

Un tempo caliginoso e fumante è ora onorabile e santo il monte su cui si posarono i tuoi piedi, Signore: poiché il mistero dall’eternità nascosto, negli ultimi tempi lo manifestò a Pietro, Giovanni e Giacomo la tua tremenda trasfigurazione: essi, non sopportando il fulgore del tuo volto e lo splendore delle tue vesti, oppressi stavano curvi col volto a terra; nell’estasi stupivano vedendo Mosè ed Elia parlare con te di ciò che stava per accaderti e una voce dal parte del Padre testimoniava dicendo: Questi è il mio Figlio diletto, in cui mi sono compiaciuto; ascoltatelo, egli donerà al mondo la grande misericordia.

Gloria. E ora. Tono pl. 2.

Di Anatolio.

Prefigurando la tua risurrezione, Cristo Dio, prendesti con te i tuoi tre discepoli, Pietro, Giacomo e Giovanni per salire sul Tabor e mentre ti trasfiguravi, Salvatore, il monte Tabor si ricopriva di luce; i tuoi discepoli, o Verbo, si gettarono a terra, non sopportando la vista della forma che non è dato contemplare; gli angeli prestavano il loro servizio con timore e tremore; fremettero i cieli e la terra tremò, perché sulla terra vedevano il Signore della gloria.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura dall’Esodo (24,12-18).

Disse il Signore a Mosè: Sali verso di me sul monte e stai lì; ti darò le tavole di pietra, la Legge e i comandamenti che ho scritto come loro legislazione. Alzatosi Mosè, con Gesù che era al suo servizio, salì sul monte di Dio. Agli anziani aveva detto: State fermi qui fino al nostro ritorno. Ecco, sono con voi Aronne e Cur: se a qualcuno si presentasse qualche questione, ci si rivolga a loro. E Mosè salì sul monte: la nube coprì il monte e scese la gloria di Dio sul monte Sinai e la nube lo ricoprì per sei giorni. Il Signore chiamò Mosè il settimo giorno dal mezzo della nube. L’aspetto della gloria del Signore era come fuoco fiammeggiante sulla cima della montagna, davanti ai figli di Israele. Mosè entrò nella nube e salì sul monte e stette là sul monte quaranta giorni e quaranta notti.

Lettura dall’Esodo (33,11-23 e 34,4-6.8).

Il Signore parlò a Mosè faccia a faccia, come uno parla con il suo amico; dopo egli ritornava nell’accampamento, ma il suo giovane inserviente, Gesù figlio di Navì, non si allontanava dalla tenda. Mosè disse al Signore: Ecco, tu mi dici: Conduci questo popolo; ma non mi hai manifestato chi manderai con me. Mi hai detto: Io ti conosco al di sopra di tutti e tu hai trovato grazia presso di me. Se dunque ho trovato grazia presso di te, manifestami te stesso, affinché io ti veda distintamente, così avrò trovato grazia al tuo cospetto e affinché io sappia che è popolo tuo questa grande nazione. E il Signore gli disse: Io stesso camminerò davanti a te e ti darò riposo. E Mosè rispose: Se non vieni tu stesso con noi, non mi far partire di qui. Come potrebbe essere veramente noto che ho trovato grazia presso di te, io e il tuo popolo, se non perché tu stesso cammini con noi? Allora io e il tuo popolo saremo glorificati al di sopra di tutte le genti che sono sulla terra. E il Signore disse a Mosè: Anche alla parola che hai detto io darò compimento, perché hai trovato grazia al mio cospetto e io ti conosco al di sopra di tutti. E Mosè gli disse: Mostrami la tua gloria. Ed egli disse: Io passerò davanti a te con la mia gloria e proclamerò il mio nome ‘Signore’ davanti a te; e farò misericordia a chi farò misericordia e avrò pietà di chi avrò pietà. E aggiunse: Non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo vedrà il mio volto e resterà in vita. E disse il Signore: Ecco un luogo presso di me; starai su questa roccia. Quando la mia gloria passerà, io ti porrò nel cavo della roccia e ti coprirò con la mia mano sinché io sia passato, poi toglierò la mano e allora tu mi vedrai di spalle: ma il mio volto non ti sarà mostrato. Mosè si levò presto al mattino e salì sul monte Sinai, come gli aveva ordinato il Signore. E il Signore scese nella nube e stette là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui e gridò: Signore, Dio pietoso, misericordioso, longanime, di grande misericordia e veritiero. E Mosè si affrettò a curvarsi a terra e adorò il Signore.

Lettura dal terzo libro dei Regni (3[1]19,3-16).

In quei giorni Elia giunse a Bersabea terra di Giuda e là lasciò il suo servo. Quanto a lui, fece una giornata di cammino nel deserto, arrivò presso un ginepro, si sedette là sotto, poi si sdraiò e si addormentò sotto la pianta. Ma ecco, qualcuno lo toccò e gli disse: Alzati, mangia e bevi, perché hai ancora molta strada da fare. Elia guardò ed ecco, vicino al suo capo delle focacce di spelta e una brocca d’acqua. Si alzò, mangiò e bevve e tornò a sdraiarsi. Ma l’angelo del Signore venne una seconda volta, lo toccò e gli disse: Alzati, mangia e bevi, perché hai ancora molta strada da fare. Egli si alzò, mangiò e bevve e, per la forza di quel cibo, camminò quaranta giorni e quaranta notti, fino al monte Oreb: là entrò in una grotta dove si fermò. Ed ecco, una parola del Signore a lui e disse a lui il Signore: Che fai qui? Ed Elia rispose: Sono pieno di zelo per il Signore onnipotente, perché i figli d’Israele hanno abbandonato il tuo patto, hanno abbattuto i tuoi altari e hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto io solo e cercano di togliermi la vita. Il Signore gli disse: Va’, ritorna sui tuoi passi, prendi la strada del deserto di Damasco e ungi Eliseo figlio di Safat come profeta, al posto tuo.

Alla liti, stichirà idiòmela. Tono 2.

Tu che con la tua luce santificasti tutta la terra, ti trasfigurasti sull’alto monte, o buono, mostrando ai tuoi discepoli il tuo potere, poiché tu riscatti il mondo dalla trasgressione. Perciò ti gridiamo: Misericordioso Signore, salva le nostre anime.

Stesso tono.

Tu che sul monte Tabor gloriosamente ti sei trasfigurato, Cristo Dio e hai mostrato ai tuoi discepoli la gloria della tua divinità, illumina anche noi con la luce della tua conoscenza e guidaci sul sentiero dei tuoi comandamenti, o solo buono e filantropo.

Stesso tono.

Il Cristo, splendore anteriore al sole, stando ancora corporalmente sulla terra, compiendo divinamente prima della croce tutto ciò che attiene alla tremenda economia, oggi sul monte Tabor misticamente mostra l’immagine della Trinità. Conducendo infatti con sé in disparte i tre discepoli prescelti, Pietro, Giacomo e Giovanni, nasconde un poco la carne assunta e si trasfigura davanti a loro, manifestando la dignità della bellezza archètipa, seppure non nel suo pieno fulgore: l’ha infatti manifestata per dare loro piena certezza, ma non totalmente, per risparmiarli, perché a causa della visione non perdessero la vita ed essa si adattasse piuttosto alle possibilità dei loro occhi corporali. E prese anche i sommi tra i profeti, Mosè ed Elia, come testimoni della sua divinità, perché attestassero che egli è la vera irradiazione dell’essenza del Padre, colui che regna sui vivi e sui morti. Perciò anche la nube come tenda li avvolse e attraverso la nube risuonò dall’alto la voce del Padre, che confermava la loro testimonianza, dicendo: Questi è colui che, senza mutamento, dal seno, prima della stella mattutina, ho generato, il mio Figlio diletto; è colui che ho mandato a salvare quanti vengono battezzati nel Padre, nel Figlio e nel santo Spirito e con fede confessano indivisibile l’unico potere della Divinità: ascoltatelo! Tu dunque, o Cristo Dio filantropo, rischiara anche noi con la luce della tua gloria inaccessibile e rendici degni eredi, come sommamente buono, del regno che non ha fine.

Gloria. Tono pl. 1.

Venite, saliamo al monte del Signore e alla casa del nostro Dio e contempliamo la gloria della sua trasfigurazione, gloria come di Unigenito dal Padre; con la luce accogliamo la luce e spiritualmente sollevati in alto, in eterno cantiamo la Trinità consustanziale.

E ora. Stesso tono.

Mosè il veggente ed Elia, l’auriga di fuoco, che senza bruciare ha percorso i cieli, vedendoti nella nube al momento della tua trasfigurazione, hanno attestato che sei tu, o Cristo, l’autore della Legge e dei profeti e colui che li porta a compimento: con loro, rendi degni anche noi della tua illuminazione, o Sovrano, affinché ti inneggiamo in eterno.

Allo stico i seguenti idiòmela. Tono 1.

Colui che un tempo, mediante simboli, aveva parlato con Mosè sul monte Sinai, dicendo: Io sono Colui che E’, trasfiguratosi oggi sul monte Tabor alla presenza dei discepoli, ha mostrato come in lui la natura umana riacquisti la bellezza archètipa dell’immagine. Prendendo a testimoni di una tale grazia Mosè ed Elia, li rendeva partecipi della sua gioia, mentre essi preannunciavano il suo esodo tramite la croce e la salvifica risurrezione.

Stico. Tuoi sono i cieli e tua è la terra, il mondo e ciò che lo riempie tu hai fondato.

Prevedendo in Spirito la tua venuta tra gli uomini nella carne, o Figlio Unigenito, già da lungi Davide, padre di Dio, convocava il creato alla festa ed esclamava profeticamente: Il Tabor e l’Ermon nel tuo nome esulteranno. Salito infatti su questo monte, o Salvatore, con i tuoi discepoli, trasfigurandoti hai reso di nuovo radiosa la natura un tempo oscuratasi in Adamo, facendola passare alla gloria e allo splendore della tua divinità. Perciò a te gridiamo: O Artefice dell’universo, Signore, gloria a te.

Stico. Il Tabor e l’Ermon nel tuo nome esulteranno.

Contemplando l’insostenibile effusione della tua luce e la tua divinità inaccessibile, i prescelti tra gli apostoli, sul monte della trasfigurazione, o Cristo senza principio, trasmutarono per l’estasi divina; e avvolti dal chiarore della nube luminosa, udivano la voce del Padre che confermava il mistero della tua incarnazione, perché anche dopo aver assunto la carne tu sei un solo Unigenito Figlio e Salvatore del mondo.

Gloria. E ora. Tono pl. 2.

A Pietro, Giovanni e Giacomo, i prescelti tra i tuoi discepoli, Signore, hai mostrato oggi sul monte Tabor la gloria della tua forma divina: vedevano infatti le tue vesti risplendenti come luce e il tuo volto più luminoso del sole; non riuscendo a guardare il tuo insostenibile splendore, caddero a terra, del tutto incapaci di fissarlo. Udivano infatti una voce che dall’alto attestava: Questi è il mio Figlio diletto, venuto nel mondo per salvare l’uomo.

Apolytìkion. Tono grave.

Ti sei trasfigurato sul monte o Cristo Dio, * mostrando ai tuoi discepoli la tua gloria, per quanto potevano. * Fa’ risplendere anche a noi, i peccatori, * la tua luce eterna, * per intercessione della Madre di Dio, * o Datore di Luce, gloria a te! (3).

Congedo.