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6 Agosto

Memoria della santa Trasfigurazione del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Per mostrare la trasformazione dei mortali assunti nella tua gloria, Salvatore, nel tuo secondo e tremendo avvento, sul monte Tabor ti sei trasfigurato; Elia e Mosè parlavano con te; tu chiamasti tre dei tuoi discepoli ed essi vedendo, o Sovrano, la tua gloria, per il tuo fulgore stupirono; o tu che un tempo su loro rifulgesti la tua luce, illumina le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia,

kàthisma. Uguale.

Ti sei trasfigurato, Gesù, sul monte Tabor e una nube luminosa, stendendosi come tenda, ricoprì gli apostoli della tua gloria: essi dunque guardavano a terra non potendo fissare il fulgore della gloria inaccessibile del tuo volto, Cristo Dio, Salvatore senza principio; o tu che un tempo su loro rifulgesti la tua luce, illumina le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Sei salito sul monte con i discepoli e sei rifulso nella gloria del Padre e ti stavano accanto Mosè ed Elia: Legge e profeti infatti danno culto a te come Dio, la cui divina figliolanza per natura fu proclamata dal Genitore, che ti chiamò Figlio: lui noi cantiamo, con te e con lo Spirito.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Il Tabor e l’Ermon nel tuo nome esulteranno.

Stico. Tuoi sono i cieli e tua e la terra, il mondo e ciò che lo riempie tu hai fondato.

Ogni spirito e il vangelo secondo Luca (9,28-36).

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria e parlavano del suo esodo che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno: tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: Maestro è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia. Egli non sapeva quel che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all’entrare in quella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce che diceva: Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo. Appena la voce cessò, Gesù resto solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Salmo 50. Gloria. Per l’intercessione degli apostoli. E ora. Per l’intercessione della Theotòkos. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono 2.

Tu che con la tua luce santificasti tutta la terra, ti trasfigurasti sull’alto monte, o buono, mostrando ai tuoi discepoli il tuo potere, poiché tu riscatti il mondo dalla trasgressione. Perciò a te gridiamo: Misericordioso Signore, salva le nostre anime.

Quindi i due canoni della festa.

Primo canone. Acròstico: Cristo sul monte illumina il suo aspetto di luce infinita. Poema del monaco Cosma.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

I cori d’Israele, passando a piedi asciutti il Mar Rosso e l’umido abisso, vedendovi sommersi i capi dei cavalieri nemici, esultanti inneggiavano: Cantiamo al nostro Dio perché si è glorificato.

Cristo rivolgendo ai suoi amici parole di vita circa il regno di Dio, disse: Riconoscerete il Padre in me, risplendente di luce inaccessibile e canterete con esultanza: Cantiamo al nostro Dio, perché si è glorificato.

Radunerete la potenza delle genti e sarete ammirazione, o discepoli e amici, poiché vi colmerete di gloria quando apparirò più fulgido del sole e con gioia griderete: Cantiamo al nostro Dio, perché si è glorificato.

Oggi Cristo sul monte Tabor svela ai suoi discepoli, in una luce attenuata, un riflesso del suo divino splendore, come aveva promesso; ripieni del fulgore dell’astro divino, essi dicevano con esultanza: Cantiamo al nostro Dio, perché si è glorificato.

Secondo canone, il cui Acròstico è: Mosè vide sul Tabor il volto di Dio. Poema di Giovanni Damasceno.

Ode 1. Tono pl. 4. Attraverso l’umido.

Mosè sul mare, vedendo un tempo profeticamente nella nube e nella colonna di fuoco la gloria del Signore, gridava: Cantiamo al nostro Redentore e Dio.

Protetto dal corpo divinizzato come un tempo dalla roccia, il veggente Mosè, contemplando l’invisibile, gridava: Cantiamo al nostro Redentore e Dio.

Sia sul monte della Legge, sia sul Tabor ti sei mostrato a Mosè: ma un tempo nella caligine, ora invece nella luce inaccessibile della divinità.

Katavasìa. Tracciando una croce, Mosè, col bastone verticale, divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riunì su se stesso con frastuono volgendolo contro i carri di faraone, disegnando, orizzontalmente, l’arma invincibile. Cantiamo dunque al Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.

Ode 3. Irmòs.

Ha indebolito l’arco dei potenti e i deboli ha cinto di potenza, per questo si è rafforzato nel Signore il mio cuore.

Ti sei rivestito dell’intero Adamo, o Cristo, illuminando la natura un tempo oscurata e nella metamorfosi del tuo aspetto la divinizzasti.

Il Cristo, che anticamente, sotto forma di colonna di fuoco e di nube, guidò Israele nel deserto, oggi risplende sul monte Tabor in una luce ineffabile.

Secondo canone. O Signore, creatore.

La gloria che un tempo adombrava la tenda e parlava con Mosè tuo servo, era figura della tua trasfigurazione ineffabilmente rifulsa sul Tabor, o Sovrano.

Con te, eccelso Verbo Unigenito, sono saliti sul monte Tabor i sommi tra gli apostoli e ti hanno assistito Mosè ed Elia, come ministri di Dio, o solo filantropo.

Tu che sei il Dio Verbo, divenisti pienamente uomo, congiungendo nella tua persona l’umanità alla pienezza della divinità: tale ipòstasi nelle sue due nature videro Mosè ed Elia sul monte Tabor.

Katavasìa. Una verga è assunta come figura del mistero perche, con la sua fioritura, essa designa il sacerdote: e per la Chiesa un tempo sterile è fiorito ora l’albero della croce, come forza e sostegno.

Kàthisma. Tono 4. Stupì Giuseppe.

Sul monte Tabor ti trasfigurasti, o Dio, tra i sapienti Elia e Mosè, alla presenza di Giacomo, Simone e Giovanni. Pietro stando con te così ti parlava: E’ bello far qui tre tende, una per Mosè, una per Elia e una per te, Cristo Sovrano; o tu che un tempo rifulgesti su loro la tua luce, illumina le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Ode 4. Irmòs.

Ho udito della tua gloriosa economia, Cristo Dio: come tu sia stato partorito dalla Vergine per liberare dall’errore quanti a te acclamano: Gloria alla tua potenza, Signore.

Comunicando sul Sinai la legge scritta, o Cristo Dio, apparisti portato sopra la nube, il fuoco, le tenebre e il turbine: Gloria alla tua potenza, Signore!

Facevano conoscere la tua morte in croce, o Cristo, quanti erano sul Tabor: Mosè che ti aveva visto nel fuoco del roveto ed Elia, che fu trasportato su un carro incandescente.

Secondo canone. Irmòs.

Dalla tua carne partivano i dardi radiosi della divinità; per questo i prescelti tra i profeti e gli apostoli cantando acclamavano: Gloria alla tua potenza, Signore.

Serbando indenne il roveto tra le fiamme, o Sovrano, hai mostrato la tua carne sfolgorante di divinità a Mosè, che cantava: Gloria alla tua potenza, Signore.

Il sole sensibile si eclissò di fronte ai raggi della divinità, quando ti vide trasfigurato sul monte Tabor, o mio Gesù. Gloria alla tua potenza, Signore.

Fuoco immateriale che non consuma la materia del corpo, tale ti rivelasti a Mosè, agli apostoli e ad Elia, o Sovrano: uno da due e in due perfette nature.

Katavasìa. Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, ho considerato le tue opere e ho dato gloria alla tua divinità.

Ode 5. Irmòs.

Tu che separasti dalla luce il caos primigenio, poiché nella luce, o Cristo, le opere lodano te, il Creatore, dirigi nella tua luce le nostre vie.

Dinanzi al tuo volto i monti si piegarono, poiché la luce splendeva al tuo passaggio, o Cristo: il sole sembrava di aspetto mortale, come ti compiacesti di assumere.

Ecco il Salvatore, gridarono Mosè ed Elia istruendo i discepoli sul monte Tabor: è il Cristo, che noi abbiamo un tempo annunciato vero Dio.

La natura immutabile, unendosi alla mortale, rifulse indicibilmente, svelando agli apostoli la luce della divinità immateriale.

Come i discepoli videro te, splendore eterno, rifulsero gridando a te, Cristo: Nella tua luce raddrizza le nostre vie.

Secondo canone.

Perché mi hai respinto dal tuo volto, o luce senza tramonto e mi ha ricoperto, me infelice, la tenebra ostile? Convertimi, dunque, ti prego e dirigi le mie vie verso la luce dei tuoi comandamenti.

Nessuna lingua eloquente può esprimere le tue magnificenze: tu infatti, Signore della vita e padrone della morte, per testimoniare la tua divinità hai posto sul monte Tabor Mosè ed Elia.

Plasmando con mani invisibili l’uomo a tua immagine, hai mostrato, o Cristo, la tua bellezza archètipa nella creatura: e non come in un’immagine l’hai mostrata, ma come sei tu per essenza, Dio e uomo.

Unito senza confusione alla natura umana, sul monte Tabor ci mostrasti il carbone ardente della divinità, che brucia i peccati e illumina le anime: con ciò rapisti in estasi Mosè, Elia e i primi tra i discepoli.

Katavasìa. O albero beatissimo, su cui venne steso Cristo, Re e Signore! Per te cadde colui che con un albero aveva ingannato: venne adescato da Dio che venne confitto in te nella carne e che dona la pace alle nostre anime.

Ode 6. Irmòs.

Nella mia tribolazione ho gridato al Signore e mi ha esaudito il Dio della mia salvezza.

Di una luce più risplendente del sole è rifulso il Salvatore sul Tabor e ci ha illuminati.

O Cristo trasfigurato, venendo sul monte Tabor, hai balenato luce, oscurato anche tutto l’errore.

I gloriosi apostoli sul Tabor ti riconobbero Dio e nello stupore piegarono le ginocchia, o Cristo.

Secondo canone. Siimi propizio.

Quale grande e tremendo spettacolo oggi si mostra: Dal cielo rifulge il sole sensibile, ma incomparabile risplende dalla terra, sul monte Tabor, l’intelligibile sole di giustizia.

Si è dileguata, priva ormai di forza, l’ombra della Legge, mentre con tutta chiarezza è giunta la verità, Cristo: così gridava Mosè, contemplando la tua divinità sul Tabor.

Con tutta evidenza la colonna di fuoco rivelava a Mosè Cristo trasfigurato e la nube chiaramente mostrava la grazia dello Spirito adombrante il Tabor.

Katavasìa. Nelle viscere del mostro marino, Giona stendendo le palme a forma di croce, chiaramente prefigurava la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappresentò la risurrezione ultramondana del Cristo Dio crocifisso nella carne, che con la sua risurrezione il terzo giorno ha illuminato il mondo.

Kontàkion autòmelo. Tono grave.

Sul monte ti sei trasfigurato * e per quanto potevano i tuoi discepoli * la tua gloria contemplarono o Cristo Dio; * affinché vedendoti crocifisso * comprendessero che la tua passione era volontaria * e annunciassero al mondo, * che tu sei veramente * il riflesso del Padre.

Ikos.

Destatevi, ignavi, non continuate a trascinarvi per terra; o pensieri che piegate a terra la mia anima, raddrizzatevi e innalzatevi sino alla vetta della divina ascesa; accorriamo con Pietro e i figli di Zebedeo e con loro raggiungiamo il Tabor per vedere con loro la gloria del nostro Dio: udremo la voce che udirono dall’alto per poi annunziare il riflesso del Padre.

Sinassario.

Il 6 di questo mese memoria della divina Trasfigurazione del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo.

Stichi. Sopra ogni regione della terra è stato glorificato il Tabor, vedendo la divina natura risplendere nella gloria. Il sesto giorno Cristo ha mutato la sua forma umana.

A lui gloria e potenza nei secoli. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

I giovani figli d’Abramo calpestarono un tempo a Babilonia la fiamma della fornace, acclamando con inni: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Risplendenti della luce della gloria inaccessibile sul monte Tabor gli apostoli, o Cristo, acclamavano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Addolciti dall’eco della divina voce, dalla nube refrigerante e dal tuo raggio, gli apostoli cantavano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Nel vederti risplendere di luce inaccessibile sul monte Tabor, o Cristo, Pietro esclamò: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Unendosi a Cristo, principe della terra quando inviò la luce della forma, i figli di Zebedeo esclamavano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Secondo canone. I fanciulli degli ebrei.

E’apparsa ora nella carne sul monte Tabor la divinità invisibile, risplendendo agli apostoli che gridano: Signore Dio, benedetto sei tu nei secoli.

Gli apostoli sul Tabor fremettero di timore, sbigottiti per lo splendore del regno divino e gridavano: Signore Dio, benedetto sei tu nei secoli.

Ora si è udito l’inaudito: il Figlio senza padre della Vergine, riceve gloriosa testimonianza dalla voce paterna, come Dio e uomo egli stesso nei secoli.

Non eri Figlio dell’Altissimo per adozione, essendone già per essenza il Figlio diletto, venuto senza mutamento tra noi, che acclamiamo: O Dio, benedetto sei tu nei secoli.

Katavasìa. Il folle editto di un tiranno empio sconvolse i popoli, spirando minaccia e bestemmia in odio a Dio: non spaventò però i tre fanciulli quel bestiale furore e quel fuoco crepitante; ma in mezzo al fuoco, che strideva sotto il vento rugiadoso, essi salmeggiavano: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

A Babilonia, accesi da zelo divino, i fanciulli calpestarono valorosamente la minaccia del tiranno e delle fiamme: gettati in mezzo al fuoco, irrorati di rugiada, cantavano: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Colui che con un cenno governa ogni cosa, è salito con i suoi piedi purissimi sul monte Tabor; lì il suo volto rifulse più del sole e indicò gli eletti della legge e della grazia, che cantavano: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

La luce ineffabile e irresistibile, indicibilmente rivelata sul monte Tabor nella sua gloria inaccessibile, lo splendore del Padre che illumina il creato, divinizzò gli uomini che cantavano: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Sacralmente, sul monte Tabor, Mosè ed Elia, vedendo Cristo far rifulgere chiaramente nella gloria del Padre i caratteri della sua divina ipòstasi, cantavano: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Per la voce divina che parlava nella nube, il volto di Mosè fu un tempo glorificato; Cristo, invece si rivestì di luce e gloria come un manto; è lui stesso l’autore della luce, che illumina quanti cantano: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Vedendo Cristo rivestito della nube luminosa sul Tabor, i discepoli, colmi di luce spirituale, lo venerarono come sole, cantandolo con il Padre e lo Spirito, dicendo: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Secondo canone. Follemente il tiranno.

Udendo la testimonianza a te data dal Padre e non sopportando di guardare il bagliore del tuo volto, troppo forte per la vista umana, i tuoi discepoli, o Sovrano, caddero a terra, cantando con timore: Benedite, sacerdoti, sovresalta, o popolo, Cristo nei secoli.

Tu sei il bellissimo Re dei regnanti e il Signore dei dominatori di tutto il mondo, o Sovrano beato che abiti la luce inaccessibile: a te i discepoli sbigottiti gridavano: Fanciulli, benedite, sacerdoti, celebrate, popolo, sovresalta Cristo nei secoli.

Poiché domini in cielo, regni sulla terra e hai potere sulle regioni sotterranee, o Cristo, presso di te stavano dalla terra, gli apostoli, Elia tesbita, come venendo dal cielo e Mosè di tra i morti; e a una voce cantavano: Sovresalta, o popolo, il Cristo nei secoli.

Le sollecitudini generatrici di inerzia furono lasciate sulla terra dagli eletti tra gli apostoli, o filantropo, quando ti seguirono verso un divino modo di vita, che si eleva al di sopra della terra; ottenendo dunque la tua divina manifestazione, degnamente cantavano: Sovresalta, o popolo, il Cristo nei secoli.

Katavasìa. Benedite, fanciulli, pari in numero alla Trinità, Dio Padre Creatore, inneggiate al Verbo che discese e mutò il fuoco in rugiada; e sovresaltate per i secoli lo Spirito santissimo, che concede vita a tutti.

Ode 9. Irmòs.

Il tuo parto si è rivelato senza corruzione: uscì dai lombi rivestito di carne il Dio apparso sulla terra e vissuto fra gli uomini, perciò, Theotòkos, tutti ti diciamo beata.

Stupiti per la nuova effusione di luce, i discepoli si vedevano l’un l’altro illuminati e, prostrandosi a terra tremanti, adorarono te, Signore di tutto.

 Una voce s’innalzò dalla nube, divina conferma del portento; il Padre dei lumi, infatti, gridò agli apostoli: Costui è il mio Figlio diletto, ascoltatelo.

Vedendo cose nuove e insolite, udendo inoltre anche la voce del Padre sul Tabor, i servi del Verbo divino gridarono: Ecco l’impronta dell’originale, ecco veramente il nostro Salvatore.

O fedele immagine di Colui che è, impronta immutabile e senza cambiamento, Figlio e Verbo, sapienza e braccio, forza della destra dell’Altissimo, col Padre e lo Spirito noi ti inneggiamo.

Secondo canone.

Freme ogni orecchio, all’annunzio dell’ineffabile abbassamento di Dio: come l’Altissimo volontariamente sia disceso sino a un corpo, divenendo uomo da grembo verginale: per questo noi fedeli magnifichiamo la pura Madre di Dio.

Per mostrare chiaramente la tua seconda inenarrabile discesa, allorché si potrà vedere il Dio altissimo stare in mezzo a dèi, ineffabilmente rifulgesti sul Tabor davanti agli apostoli, a Mosè ed Elia: perciò noi tutti, o Cristo, ti magnifichiamo.

Venite, popoli, ascoltatemi, saliamo al monte santo, al monte celeste, poniamoci immaterialmente nella città del Dio vivente e con l’intelletto contempliamo l’immateriale divinità del Padre e dello Spirito sfolgorante nel Figlio Unigenito.

Mi hai attratto con affetto, o Cristo e con il tuo divino eros mi hai mutato; incendia i miei peccati con fuoco immateriale e rendimi degno di saziarmi delle tue delizie, affinché, sussultando, magnifichi, o benevolo, le tue due parusie.

Katavasìa. Sei mistico paradiso che, senza coltivazione, o Madre di Dio, ha prodotto Cristo, dal quale venne piantato sulla terra l’albero vivificante della croce: adorando lui, per essa che ora viene esaltata, noi ti magnifichiamo.

La morte, sopravvenuta alla stirpe per il frutto dell’albero è oggi distrutta dalla croce, perché la maledizione, che nella progenitrice colpiva tutta la stirpe, è annullata grazie al germoglio della pura Madre di Dio, che tutte le potenze dei cieli magnificano.

Exapostilarion autòmelo. 3 volte.

Luce immutabile della luce del Padre ingenito, nella tua luce, apparsa oggi sul Tabor, o Verbo, vediamo come luce il Padre e come luce lo Spirito, luce che illumina tutto il creato (3).

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 4. Tu che sei stato chiamato.

Prima della tua croce preziosa, prima della tua passione, prendendo con te quelli che avevi scelto tra i tuoi sacri discepoli, sei salito sul monte Tabor, o Sovrano, volendo mostrare loro la tua gloria: ed essi, vedendoti trasfigurato e più splendente del sole, caduti con la faccia a terra, restarono attoniti di fronte alla tua sovranità e acclamavano: O Cristo, tu sei la luce senza tempo e l’irradiazione del Padre, benché tu, volontariamente, ti faccia vedere nella carne, restando immutabile (2).

O Dio Verbo anteriore ai secoli, tu che ti rivesti di luce come di un manto, trasfigurandoti davanti ai tuoi discepoli rifulgesti più del sole, o Verbo; erano presso di te Mosè ed Elia, per indicarti Signore dei vivi e dei morti e glorificare l’ineffabile tua economia, la misericordia e la grande condiscendenza con cui salvasti il mondo rovinato nei peccati.

Generato da nube verginale e fatto carne, trasfigurato sul monte Tabor, Signore e avvolto dalla nube luminosa, mentre erano con te i tuoi discepoli, la voce del Genitore distintamente ti manifestò Figlio diletto, a lui consustanziale e con lui regnante, perciò Pietro sbalordito esclamava: E’ bello stare qui, non sapendo ciò che diceva, o misericordiosissimo benefattore.

Gloria. E ora. Tono pl. 4. Di Byzas.

Cristo prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni su un alto monte in disparte e si trasfigurò davanti a loro: il suo volto rifulse come il sole e le sue vesti divennero bianche come la luce. Apparvero Mosè ed Elia che conversavano con lui; una nube luminosa li coprì con la sua ombra ed ecco, dalla nube una voce diceva: Questi è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto; ascoltatelo.

Grande dossologia e congedo.

Viene dato l’olio santo ai fratelli.

Alla Liturgia si cantano le seguenti antifone.

Antifona 1.

Stico 1. Grande è il Signore e degno di lode molto nella città del nostro Dio.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 2. E’ lui che stabilisce i monti con la sua forza.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 3. E’ lui che si veste di luce come d’un manto.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 4. I monti esulteranno davanti al volto del Signore.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Gloria. E ora.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Antifona 2.

Stico 1. Le sue fondamenta sono sui monti santi.

Salva, Figlio di Dio, che sul monte Tabor ti trasfigurasti, noi che a te cantiamo: Alliluia.

Stico 2. Il Signore ama le porte di Sion più di tutte le tende di Giacobbe.

Salva, Figlio di Dio.

Stico 3. Cose gloriose si dicono di te, città di Dio.

Salva, Figlio di Dio.

Stico 4. Madre Sion, dirà l’uomo e l’uomo è nato in lei.

Salva, Figlio di Do.

Gloria. E ora.

O unigenito Figlio e Verbo.

Antifona 3. Tono grave.

Stico 1. Le tue misericordie, Signore, canterò in eterno.

Ti sei trasfigurato sul monte, Cristo Dio, facendo vedere ai tuoi discepoli la tua gloria, per quanto lo potevano. Fa’ risplendere anche su noi peccatori la tua eterna luce, per l’intercessione della Theotòkos, o datore di luce, gloria a te.

Stico 2. I cieli narreranno le tue meraviglie, Signore.

Ti sei trasfigurato sul monte, Cristo Dio.

Stico 3. Beato il popolo che conosce l’acclamazione.

Ti sei trasfigurato sul monte, Cristo Dio.

Issodikòn.

Il Tabor e l’Ermon esulteranno nel tuo nome. Salva, Figlio di Dio, che sul monte Tabor ti trasfigurasti, noi che a te cantiamo: Alliluia.

Kinonikòn. Nella luce della gloria del tuo volto, Signore, cammineremo in eterno. Alliluia.