PERIODO DEL TONO PL. 4 Venerdì Mattina al Mattutino
Dopo la prima sticologia
Kathìsmata stavròsima. Tono pl. 4.
Vedendo pendere dalla croce l’autore della vita, il ladrone diceva: Se non fosse Dio incarnato costui che con noi è crocifisso, il sole non avrebbe nascosto i suoi raggi, né la terra, scuotendosi, sarebbe sussultata. Tu dunque che tutto sopporti, ricordati di me, Signore, nel tuo regno.
In mezzo a due ladroni, si rivelò bilancia di giustizia la tua croce: l’uno, dal peso della bestemmia, fu trascinato nell’ade l’altro fu invece sollevato dalle colpe e giunse alla scienza della teologia. O Cristo Dio, gloria a te.
Gloria. E ora.
Stavrotheotokìon. Conosciuto l’ordine.
Vedendo pendere dal legno fra due malfattori colui che dal tuo sangue puro ricevette un corpo e che oltre ogni pensiero, da te, o venerabile, fu partorito, soffrivi nelle tue viscere e maternamente gemendo gridavi: Ahimè, Figlio mio, che cos’è questa tua divina e ineffabile economia, con cui hai dato vita la tua creatura? Io celebro la tua compassione.
Dopo la seconda sticologia, altri Kathìsmata.
Ineffabilmente concepita.
Tu che come buono sopportasti la croce assumendo la povertà di Adamo, Signore senza peccato, solo più che buono, distruggesti il potere della morte e con la tua passione, Sovrano, salvasti il mondo; abbi dunque pietà, ti prego, o datore di vita, della mia anima caduta quando giudicherai le mie opere, giusto Giudice filantropo e donami remissione delle colpe nella tua amorosa compassione, tu che sei misericordiosissimo, o Dio: perché tu solo sei senza peccato.
Risorgesti dai morti.
In mezzo all’Eden un albero fece fiorire la morte; in mezzo alla terra, un albero fece germogliare la vita; per aver gustato del primo, da incorruttibili diventammo corruttibili ma, giunti in possesso del secondo, abbiamo goduto dell’incorruttela: con la croce infatti Cristo salvò la stirpe umana.
Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.
Conosciuto l’ordine.
Col mio sangue divenisti mortale, col tuo sangue divinizzasti i mortali; scendesti nella tua bontà immensa a cercare quanti si corruppero per un cibo; così gridava un tempo l’irreprensibile nel pianto, facendo lamento su Cristo che pendeva dalla croce e vedendolo morire, faceva scorrere torrenti di lacrime, lacerandosi il volto e magnificandolo.
Dopo la terza sticologia, altri kathìsmata.
Risorgesti dai morti.
Fallendo nella speranza della divinizzazione, il capostipite apparve causa di corruzione per tutti i discendenti. Tu, però, con la tua croce, fai scaturire vita, come più che buono: volontariamente infatti vi fosti confitto per sciogliere la maledizione precedente; perciò celebriamo, o Cristo, la tua volontaria passione.
Martyrikòn. Di luce celeste splende oggi questo tempio: in esso infatti esultano le schiere degli angeli e con loro si allietano i cori dei giusti, nella memoria dei vittoriosi. Per le loro suppliche, manda al tuo mondo la pace, o Cristo e la grande misericordia.
Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Risorgesti dai morti.
O prodigio nuovo, tremendo mistero! Gridava l’agnella, vedendo il Figlio confitto al legno della croce: Perché questo, Verbo di Dio immortale? Come dunque ti mostri morto e scuoti la terra nella tua onnipotenza? Ma io canto la tua tremenda e divina condiscendenza.
Canone stavròsimo. Acròstico: Pienezza di tutti i beni comprende la croce. Amìn. Giuseppe.
Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.
Tracciando una croce, Mosè, col bastone verticale, divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riunì su se stesso con frastuono volgendolo contro i carri di faraone, disegnando, orizzontalmente, l’arma invincibile. Cantiamo dunque al Cristo nostro Dio perché si è glorificato.
Stendendo le tue divine mani sulla croce, o Gesù, radunasti presso di te l’opera delle tue mani e liberasti tutti dalle mani del maligno e lo sottomettesti con mano fortissima, o Re di tutti, perciò noi fedeli cantiamo alla tua magnificenza poiché si è glorificata.
Funesto divenne nell’Eden il detestabile pasto dall’albero, che introdusse nel mondo la morte, ma Cristo ucciso sulla croce per tutti fece scaturire vita e uccise il serpente con potere divino, perciò cantiamo a lui, il nostro Dio, poiché si è glorificato.
Martyrikà. Dimostrò valore la moltitudine dei martiri sopportando per la tua croce e la tua passione, o Gesù, anche davanti ai nemici di proclamarti Dominatore del creato e di patire pene e pericoli infiniti; perciò ottennero tutti la tua gloria e la vita eterna.
Purificati dall’aspersione del tuo sangue, i tuoi martiri, Signore, avendo trovato redenzione, effusero il proprio sangue, ingiustamente costretti dai tiranni a offrire libagioni ai demòni distruttori di anime: perciò offrirono santi sacrifici a te, Re di tutti.
Stavrotheotokìon. Come vide crocifisso in croce te, che tutto vedi, la pura soffrendo disse: Che cos’è questo, Figlio mio, che cosa ti hanno dato in cambio quelli che avevano ricevuto da te molti doni? Come sopporterò la pena? Gloria alla tua tremenda provvidenza, o misericordioso e longanime!
Canone della Theotòkos. La verga di Mosè.
Proclamarti Madre di Dio allontana da noi tutte le eresie, poiché tu, Genitrice di Dio, concepisti colui che senza mutamento si fece carne, colui che domina tutto il creato come Verbo eterno di Dio.
Godendo della confidenza che come Madre di Dio, o purissima, possiedi presso la tua prole, l’unico Figlio, il Verbo coeterno al Padre e consustanziale al santo Spirito, senza sosta imploralo di salvare dai pericoli quanti ti glorificano come Madre di Dio.
Avendo te come protettrice, Madre di Dio, non temiamo affatto la torma dei nemici che osteggiano i fedeli, senza sosta glorificanti il Signore Dio di tutti da te incarnato: pregalo per noi.
Neanche un intelletto celeste può realmente capire il tuo mistero incomprensibile, Vergine lodatissima: nel tuo grembo infatti dimorò colui che siede col Padre nei cieli e che da te come bimbo neonato volle uscire in due nature.
Ode 3. Irmòs.
Una verga è assunta come figura del mistero perché, con la sua fioritura, essa designa il sacerdote: e per la Chiesa un tempo sterile, è fiorito ora l’albero della croce, come forza e sostegno.
Vedendoti ingiustamente crocifisso, il sole si coprì di nere vesti, le rocce si spezzarono e la terra sussultò di tremore, o solo Salvatore, redentore di tutti.
Stese le mani Mosè raffigurò la santa croce e noi stessi con sapienza tracciandola, mettiamo in fuga le genti straniere votate ai demòni, prigioniere di ogni male.
Martyrikà. In mezzo a molte pene i martiri dominavano i loro dolori imitando la passione di colui che volontariamente patendo uccise le nostre passioni e fece sorgere nel mondo la vita.
Seguendo senza deviare la via del martirio, gli atleti illustri superarono gli ostacoli dell’errore per arrivare con gioia al divino paradiso.
Stavrotheotokìon. Oltre le leggi umane ti ho concepito, Figlio mio: come dunque gli iniqui ti hanno innalzato in croce in mezzo a criminali, o solo legislatore? Così diceva piangendo la Madre di Dio.
Della Theotòkos. Tu che in principio.
Per la forza della vita sorta dal tuo grembo nel mondo, rialza la mia anima uccisa, cancella le cicatrici e i marchi del peccato, sola pura Genitrice di Dio.
Compisti gli oracoli dei profeti e le loro visioni concependo il Verbo, che per mezzo loro parlava e poi realizzò le profezie, unica Vergine pura e benedetta.
Concependo ineffabilmente in grembo e ignara d’uomo, o Vergine, colui che il Padre generò prima dei secoli, lo partoristi per noi Dio e uomo, perfetto in due nature e senza divisione.
Dimorando nel tuo grembo, Dio s’incarnò come lui solo sa, o Madre di Dio e con la sua vivificante passione salvò tutti, perciò ti riconosciamo come porta della salvezza, o Vergine.
Ode 4. Irmòs.
Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, ho considerato le tue opere e ho dato gloria alla tua divinità.
Per la tua croce, Salvatore, il paradiso fu aperto, l’uomo condannato vi si insediò di nuovo magnificando la tua bontà suprema.
Come cedro recante la fede, come cipresso recante la speranza e come pino adoriamo l’albero della croce.
Morendo, o Salvatore, vivificasti gli uomini morti e uccidesti il serpente che aveva introdotto il peccato.
Martyrikà. I martiri di Dio, imitando la passione di Cristo, allo stesso modo parteciparono allo splendore della sua gloria nei cieli.
Unendovi al Verbo bello e buono, rifulgeste, o martiri, della sua bellezza e amando il sole della giustizia, irraggiavate il suo splendore.
Stavrotheotokìon. Generasti neonato colui che, perfetto, precede i secoli e sulla croce ha compiuto tutto per la sua bontà, o Vergine pura.
Della Theotòkos. Tu sei mia forza.
Dopo Dio sei tu nostra protezione, poiché sei la Madre di colui che ha assunto la nostra natura per salvarla dalla corruzione e dalla morte e insignirla della sua gloria nei cieli.
Essendo di stirpe reale, generasti per noi il Verbo che domina l’universo, incarnato senza mutamento; perciò degnamente come Madre di Dio realmente ti glorifichiamo, o Vergine santissima.
Implora Dio, incarnato dal tuo grembo restando ciò che era senza mutare, uguale al Padre come Dio, divenuto consustanziale a te che lo concepisti, di concedere il perdono dei peccati e la salvezza delle anime a chi t’inneggia con fede.
Abbassa, o Vergine, l’orgoglio di quanti negano la venerazione della tua sacra icona, di quella di tuo Figlio prodigiosamente incarnato per illuminare tutto il mondo e dell’icona di tutti i santi; illumina i fedeli che ti onorano, o unica lodatissima.
Ode 5. Irmòs.
O albero beatissimo su cui fu steso Cristo, Re e Signore! Per te cadde colui che con un albero aveva ingannato, fu adescato da Dio nella carne in te confitto, donando la pace alle nostre anime.
Volendo rivestire, noi che eravamo stati spogliati della tunica dell’immortalità, fosti a tua volta denudato e crocifisso, o Cristo, denudando, però, l’astuzia del nemico, perciò glorifichiamo la tua passione, o Signore.
Il sangue sgorgò saggiamente dal tuo salvifico fianco e il mondo fu purificato, interrompendo i sacrifici cruenti, rinnovò quanti si corruppero col frutto mangiato e fece sgorgare l’immortalità per le nostre anime.
Martyrikà. Splendidi di bellezza per le molte piaghe, i gloriosi martiri, segnati dal sangue divino, marciavano saggiamente verso la spada che un tempo sbarrava l’ingresso all’Eden e con gioia abitarono il paradiso.
Mirabile sei tu nei tuoi santi, che con fede ti amarono, o Cristo! Arricchiti grazie a te dei beni divini, fecero scorrere nel mondo rivi di guarigioni e prosciugarono lo straripamento delle nostre passioni.
Stavrotheotokìon. Risanasti noi, malati per i nostri peccati, pura Vergine, generando il Salvatore, medico universale, ferito sull’albero della croce per concedere l’immortalità alle nostre anime.
Della Theotòkos. Perché mi hai respinto.
Ignara d’uomo, o Vergine, concepisti per noi uomini il Verbo incarnato, che, illimitato come Dio, oltre le leggi di natura venne ineffabilmente formato nel tuo grembo vergine.
Risplendi di bellezza eccelsa per la tua verginità, o fanciulla e della prima Eva copri l’onta vergognosa concependo Cristo, che concede la veste immortale ai tuoi cantori.
Tutti noi, riconoscendoti davvero Madre di Dio, pura Vergine, con cognizione proclamiamo il nato da te Dio e Verbo in due nature, energie e volontà, ineffabilmente oltre le leggi di natura.
Noi che ti abbiamo come riparo e in te ci rifugiamo, per te glorificati ti diciamo beata: su noi infatti davvero fai splendere letizia e gioia, o santissima.
Ode 6. Irmòs.
Nelle viscere del mostro marino, Giona stendendo le palme a forma di croce, chiaramente prefigurava la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappresentò la risurrezione ultramondana del Cristo Dio crocifisso nella carne, che con la sua risurrezione il terzo giorno ha illuminato il mondo.
Sul luogo del Cranio, in mezzo alla terra fu piantata la croce e guarì la piaga provocata dall’albero proibito in mezzo al paradiso; tra due criminali infatti fu sospeso l’unico giusto, Gesù messia, esaltando con se stesso la stirpe umana e respingendo nell’abisso il demonio, precipitandolo in basso.
Tendendo come un arco la tua preziosa e divina croce, o Cristo, scagliasti contro il maligno come frecce i chiodi delle tue mani piantandoli nel suo cuore colmo di furore e delitti e senza esitare lo uccidesti, vivificando quanti aveva ucciso, come Dio compassionevole.
Martyrikà. I rivi di sangue sgorganti dai corpi dei martiri spensero con il soffio dello Spirito i roghi idolatrici, irrigando però i solchi della Chiesa e coltivando le spighe salvifiche della fede e della speranza che sfamano ogni anima con la grazia divina.
Con la loro fede gli atleti vittoriosi ingrandirono la fiamma della fede in Dio, quando per le sentenze di giudici scellerati furono gettati nel fuoco materiale; essi però restarono intatti per la potenza della grazia dello Spirito che li incoronò, avendo lottato secondo le regole.
Stavrotheotokìon. Una spada trapassò il tuo cuore, vedendo tuo Figlio, pura Vergine, volontariamente crocifisso, sopportare la passione e la lancia trafiggere il suo fianco, mentre sullo stesso legno il serpente veniva sgozzato; e tu maternamente piangendo lo magnificavi.
Della Theotòkos.
Siimi propizio, Salvatore.
Lo Spirito creatore su te si posò, il Verbo di Dio dimorò nel tuo grembo e inesplicabilmente s’incarnò, purissima Vergine, restando ciò che era senza mutare.
Come arca viva contenesti l’Autore della Legge e come tempio santo accogliesti il Dio santo, che si fece uomo per colmarci dei suoi beni, o purissima.
Sovrana e regina dell’universo, così vogliamo chiamarti, poiché ineffabilmente concepisti il Creatore, Dio eccelso che sostiene e regge l’universo.
Riconosciamo come Dio il frutto del tuo grembo, sposa divina: nella tua potenza imploralo di concedere il perdono dei peccati a noi, che con fede t’invochiamo, o purissima.
Ode 7. Irmòs.
Il folle editto di un tiranno empio sconvolse i popoli, spirando minaccia e bestemmia in odio a Dio: non spaventò però i tre fanciulli quel bestiale furore e quel fuoco crepitante; ma in mezzo al fuoco che strideva sotto il vento rugiadoso, essi salmeggiavano: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.
Quando fosti appeso al legno, o Verbo del Padre, come vigna zampillasti dolce nettare, interrompendo l’ebbrezza del peccato, allietando i cuori di quanti riconobbero Dio creatore te, che volontariamente pativi, salvando chi canta: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.
Soffristi l’infamia della croce, Gesù mio Cristo, per cancellare la vergogna dei mortali e i loro lamenti; gustando fiele togliesti tutta l’amarezza del male; fosti coperto di ferite, o Dio misericordioso, per sanare le piaghe delle nostre anime affinché cantassimo: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.
Martyrikà. Per le vostre pene, coraggiosi atleti, ereditaste la vita senza pena; perciò alleviate le nostre pene, avendo ricevuto dall’alto la grazia di sanare i dolori, scacciare gli spiriti, difendere i fedeli e salvare chi canta: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.
Comparendo in tribunale e confessando Cristo per noi incarnato senza corruzione, o martiri, diveniste imitatori della sua passione, sopportando il supplizio del fuoco e ogni altra pena, cantando lieti: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.
Stavrotheotokìon. Vedendoti ingiustamente patire sono colma di dolore, Figlio mio e la mia anima venne trafitta quando la lancia trapassò il tuo fianco: così gridava soffrendo e piangendo la Madre di Dio, l’unica Sovrana, che con fede diciamo giustamente beata, cantando: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.
Della Theotòkos. Il fuoco ebbe paura.
Si è compiuta ora la divina visione di Davide profeta: davvero infatti i ricchi di grazia implorano il tuo favore, pura Genitrice di Dio, benedicendo il Dio dei nostri padri.
L’universo è colmo ora di divina grazia per te, purissima: apparisti infatti come porta per cui Dio venne nel mondo, illuminando i fedeli che inneggiano: Benedetto il Dio dei nostri padri.
Liberati per il divino parto della tua verginità dai legami della morte, o purissima e dalla maledizione del primo creato Adamo, riconoscendoti Madre di Dio acclamiamo: Benedetto il Dio dei nostri padri.
Tutti ti glorifichiamo come Sovrana e Madre di Dio: per te infatti il Creatore donò salvezza a tutta la stirpe umana; per questo concordi inneggiamo: Benedetto il Dio dei nostri padri.
Ode 8. Irmòs.
Benedite, fanciulli, pari in numero alla Trinità, Dio Padre Creatore, inneggiate al Verbo che è disceso e ha mutato il fuoco in rugiada; e sovresaltate per i secoli lo Spirito santissimo, che elargisce vita a tutti.
Benedite l’albero per cui fu cancellata la funesta maledizione prodotta nell’Eden per il frutto mangiato sotto l’albero proibito: Cristo infatti volle esservi innalzato per misericordia e compassione.
L’illustre patriarca, incrociando un tempo le mani per benedire i suoi discendenti, tracciò l’immagine della santa croce con cui sono benedetti gli eredi della maledizione dell’albero proibito, che sprofondano nel gorgo del peccato.
Tutta l’umanità è raddrizzata per la tua elevazione sulla croce e la falange dei malvagi demòni è caduta e ciò che è disperso è unito insieme ed è sovresaltata la forza della tua sovranità e potenza nei secoli.
Martyrikà. Avete ereditato ora la dimora luminosa, la gloria beata, il cibo dell’eternità, divini atleti del Signore e abitate con le armate celesti, avendo ricevuto con gioia l’oggetto delle vostre splendide speranze.
Più del sole rifulse il vostro coraggio, o splendidi atleti di Cristo e con la potenza divina eclissaste l’errore del diavolo, illuminando, o martiri, i cuori dei fedeli per tutti i secoli.
Theotokìon. Nube luminosa, dimora di santità, trono e porta di Dio, lampada dello splendore, oriente del Verbo noi fedeli ti proclamiamo, purissima Vergine, Madre benedetta.
Della Theotòkos. Follemente il tiranno.
Eri dimora della luce senza tramonto, o santissima: brillavi infatti di chiarore verginale illuminando quanti con tutto il cuore ti riconoscono Madre di Dio gridando: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; esaltalo, o popolo, per tutti i secoli.
L’eterno Verbo di Dio pronunziato dal Padre, colui che per volere paterno plasma l’universo dal nulla concepisti divinamente quando s’incarnò per noi uomini; perciò in modo ortodosso ti diciamo Madre di Dio, esaltando Cristo per tutti i secoli.
Apparisti più santa delle schiere degli angeli nei cieli, poiché tu, Madre di Dio purissima, ignara d’uomo, dal tuo grembo vergine concepisti senza mutamento, né confusione, unica ipòstasi in due nature il loro Creatore e Signore, Dio eccelso che assunse la nostra carne.
Rialza la mia anima, uccisa dal peccato, avvelenata dal morso del serpente, o Vergine senza nozze, che concepisti oltre la natura il Dio che vivifica l’universo, affinché inneggi: sacerdoti, benedite, popolo esaltate Cristo nei secoli.
Ode 9. Irmòs.
La morte, sopravvenuta alla nostra stirpe per il frutto dell’albero, è oggi distrutta dalla croce, perché la maledizione che nella progenitrice colpiva tutta la stirpe, è annullata grazie alla prole della pura Madre di Dio, che tutte le potenze dei cieli magnificano.
Esaltandoti in tutta santità, o compassionevole, veneriamo la tua lancia, la croce, la spugna e la canna e i santi chiodi confitti alle mani e ai piedi, o Sovrano: per queste cose trovammo perfetta remissione e siamo stati resi degni della vita in paradiso.
Come dunque fosti ingiustamente condannato a essere crocifisso al legno, o solo giustissimo Re di tutti, che vuoi giustificare tutti quelli che, con fede, senza sosta glorificano la tua economia e passione volontaria e sempre ti magnificano?
Martyrikà. Consegnando di buon animo il corpo ai tormenti, i celebratissimi martiri sopportarono torture, morte violenta, recisione delle membra, lacerazioni e ogni altro tormento, ardenti di amore per il Signore: per questo, col capo incoronato, sono cittadini dei cieli.
O dolcezza degli apostoli e dei martiri, per le loro preghiere, esaudisci, nella tua amorosa compassione, le preghiere di tutti noi, concedendo il perdono dei tanti peccati e l’umiltà che si appropria del tuo regno, o Cristo, Dio dell’universo, per noi apparso uomo.
Stavrotheotokìon. Apparisti, o Vergine, talamo luminoso di colui che abitò il tuo grembo incorrotto e volontariamente subì la beata passione e a tutti concesse l’impassibilità, per ineffabile misericordia: adorandolo con fede, piamente ti magnifichiamo.
Canone della Theotòkos. Irmòs.
Per questo sbigottisce il cielo e sono colti da stupore i confini della terra: perché Dio è apparso corporalmente agli uomini e il tuo grembo è divenuto più ampio dei cieli: te dunque magnificano, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini.
Rendi vigorosa vincitrice delle eresie la sacra Chiesa, che Cristo tuo Figlio, o piena di grazia, si acquistò col suo sangue prezioso, nella sua bontà e salvaci, o Sovrana, dai pericoli e dalla dominazione che ci opprime.
Strappati alla vita del cielo, caduti miseramente nella morte, di nuovo ci richiamasti, tu che fosti Madre del Redentore, o purissima e di nuovo ci hai fatti degni di correre verso l’antica patria: perciò, Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.
Concedimi, Madre di Dio, di attraversare agevolmente i flutti delle tentazioni della vita, sedando, nella tua bontà, l’insorgere delle passioni e dirigendomi verso il celeste cammino della virtù, affinchè, come benefattrice, senza sosta ti magnifichi.
Tu che generasti il Salvatore e Redentore, purissima Vergine, fammi degno di ottenere salvezza sciogliendo, con la tua intercessione, le catene delle mie colpe: tutto tu conduci a buon fine come vuoi, perché porti in grembo il Re dell’universo, incomparabile nella bontà.
Apòstica delle lodi, stavròsima.
Il bastone di Mosè prefigurava la tua croce preziosa, Salvatore nostro: con essa infatti tu salvi il tuo popolo come dall’abisso del mare, o filantropo.
II paradiso dell’Eden germogliò un tempo l’albero della conoscenza in mezzo alle piante; la tua Chiesa, o Cristo, fiorì la tua croce, che fa sgorgare per il mondo la vita. Ma il primo albero diede la morte, con il suo frutto, ad Adamo che se ne cibò; l’altro invece diede la vita, per la fede, al ladrone salvato: rendici partecipi, o Cristo Dio, del perdono da lui ottenuto, tu che con la tua passione terminasti la furia del nemico contro di noi e facci degni del tuo celeste regno.
Martyrikòn. Come vi chiameremo, santi? Cherubini, perché in voi riposò Cristo; serafini, perché senza sosta lo glorificate; angeli, perché abbandonaste il corpo; potenze, perché operate con i prodigi. Molti i vostri nomi e più ancora i vostri carismi. Pregate per la salvezza delle nostre anime.
Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.
O straordinario prodigio! O tremendo mistero! Come mai è appeso al legno l’immortale per natura? Come gusta ora la morte? Come è condannato l’innocente? Nascondi la tua luce e trema, o sole, vedendo tale ardire. Così diceva la Vergine tra i gemiti, vedendo crocifisso il Cristo, che aveva partorito.
Alla Liturgia
Beatitudini (Makarismì).
Ricordati di noi Cristo, Salvatore del mondo, come ti sei ricordato del ladrone sul legno e rendici degni tutti, o solo misericordioso, del tuo regno celeste.
Stendesti le mani sul legno, o Cristo e i principi e le potenze maligne svergognasti salvando dalla loro malizia quanti piamente ti magnificano.
Trafitto dalla lancia, appeso al legno, zampillasti per noi rivi di immortalità su noi, uccisi follemente per la trasgressione, perciò con timore t’inneggiamo.
Mostrandosi estranei ai piaceri della terra, gli atleti si consegnarono a strani tormenti, ferendo Beliar con le loro sante ferite.
Gloria.
Un unico principio senza inizio del Padre, dello Spirito e del Verbo glorificando, venite, fedeli adoriamo chiedendo liberazione a lui, quale nostro Dio.
E ora. Stavrotheotokìon.
Vedendo l’Emanuele, l’Agnello Dio e Verbo appeso nella carne al legno, l’unica Agnella incontaminata e Vergine fu presa da dolore piangendo.
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