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Periodo Del Tono Grave

Mercoledì mattina

Dopo la prima sticologia,

Kathìsmata stavròsima. Tono grave.

Tu che per me accettasti di essere inchiodato alla croce, accogli la mia lode insonne, Cristo Dio e salvami, come filantropo.

Tu che governi le schiere incorporee e conosci l’indolenza della mia anima, salvami per la tua croce, Cristo Dio, come filantropo.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Sempre custoditi dalla croce di tuo Figlio, noi sfuggiamo agli assalti dei demòni, o Vergine, perciò, dovutamente celebrandoti ti glorifichiamo, o Madre di Dio lodatissima.

Dopo la seconda sticologia, altri Kathìsmata.

Più luminoso del fuoco, più efficace della fiamma hai reso, o Cristo, l’albero della tua croce, che consuma i peccati degli infermi e illumina i cuori di quanti inneggiano la tua volontaria crocifissione: o Cristo Dio, gloria a te.

Adorandoti nel cedro, nel pino e nel cipresso, la Chiesa grida a te, Cristo Dio: Dona vittoria ai nostri imperatori per la Madre di Dio e abbi pietà di noi.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Anche se il creato ti riconobbe madre, tuttavia il Creatore ti rivelò vergine: generasti infatti nella carne Cristo Dio, Salvatore delle nostre anime.

Dopo la terza sticologia, altri Kathìsmata.

Tu che per noi accettasti ignominiosa crocifissione, accogli quanti inneggiano la tua passione, Cristo Dio e salvaci.

Martyrikòn. Esultate, giusti, si rallegrino i cieli, perché sulla terra i martiri, con la loro lotta, hanno calpestato il nemico e annientato la seduzione degli idoli: festeggiando queste vittorie, esulti la Chiesa per colui che presiede alle gare, l’unico che dona la vittoria, Cristo Dio, concedendo al mondo la grande misericordia.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Senza sosta implora, Vergine Madre di Dio, Cristo Dio crocifisso per noi abbattendo il potere della morte, affinchè salvi le nostre anime.

Canone stavròsimo. Acròstico. La croce piantata sradicò l’errore. Giuseppe.

Ode 1. Tono grave. Irmòs.

A un tuo cenno, la natura delle acque, fluida sino allora, si mutò in terra ferma, Signore: dopo avervi dunque camminato a piedi asciutti, Israele ti canta il canto di vittoria.

Il Sovrano ingiuriato sopporta la crocifissione, cancellando come filantropo la vergogna dei mortali, con la lancia che trafisse il suo fianco, colpisce l’ostile nemico.

Tendendo come un arco la tua croce, o misericordioso, usando i chiodi come frecce, colpisti il nemico, o Salvatore e risanasti gli uomini un tempo da lui colpiti.

Martyrikà. Terminarono le infami libagioni di sangue offerte agli idoli con il sangue dei santi e tutta la terra fu santificata, sempre proclamandoli con lodi beati.

Le potenze dei cieli inneggiavano i terrestri vedendoli affrontare con il gli incorporei, perciò l’arbitro li incoronò con le corone di vittoria.

Stavrotheotokìon. Per la lancia che ti colpisce viene stracciato il contratto di Adamo, o mio Figlio e Signore. Così gridava la Sovrana purissima. Perciò inneggio la tua passione che fa sgorgare per tutti l’impassibilità, o Sovrano.

Canone della Theotòkos. Acròstico: La settima supplica accogli ora, o pura.

Lo stesso irmòs.

Superasti gli le schiere degli incorporei dando un corpo a Dio incorporeo, o Vergine, perciò ti imploro: uccidi tutte le passioni del mio corpo.

Vergine benedetta, piena di grazia, colma di grazia il mio intelletto e illumina la mia anima affinché sempre benedica te, che incoroni di benedizioni i mortali.

Con onde vivificanti irriga la mia anima consumata dall’arsura del peccato affinché germogli la spiga feconda della divina compunzione, o pura.

Avendo te come grande muro scavalcherò le mura di molte colpe, circondato dalla tua protezione, o unica salvezza dei mortali, unico richiamo di Adamo caduto.

Ode 3. Irmòs.

Tu che in principio consolidasti i cieli con il tuo Verbo onnipotente, Signore Salvatore e tutte le loro schiere con lo Spirito divino creatore di tutto, consolida me sull’inconcussa roccia della tua confessione.

Tu che hai steso il cielo come una tenda, o pietoso, in croce hai steso le tue mani come compassionevole, guarendo il peccato della mano incontinente di Adamo e strappando tutti dalla mano del maligno nemico.

Un popolo fuori legge ti incoronò di spine, o Sovrano, che coroni di gloria la stirpe umana e tu tagliasti alla radice i virgulti prodotti dalla disobbedienza di Adamo per piantare, Signore, in tutti i cuori la conoscenza di Dio.

Martyrikà. Essendo mortali per natura, o sapienti, iniziaste a meditare l’immortalità in essa; perciò con gioia sopportavate pene, supplizi, afflizioni, mutilazioni e ogni sorta di torture.

Il nemico malvagio e superbo, che con pensiero superbo minacciava di distruggere tutto umiliaste, o atleti, umiliandovi in Cristo e innalzaste il potere divino contro di lui rafforzandovi.

Stavrotheotokìon. Vedendo l’agnello volontariamente venuto alla passione, versavi fonti di lacrime, dicendo o agnella Madre: O Figlio sacro, che cos’è questo? Come vieni ucciso che vivifichi tutti i mortali?

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Sono condotto, io peccatore, un tremendo e terribile tribunale in cui sto per essere tremendamente condannato, o Vergine pura, unica che generasti l’eterno Dio giudice; supplicalo dunque di scamparmi dalla dura condanna.

Glorificata per te, dice il profeta, è stata detta la città di Dio: chiedi dunque sempre a lui, come Signore della gloria, o unica buona, di fare partecipi della gloria noi tutti che con fede ti glorifichiamo.

Il profeta un tempo ti previde come libro scritto dal Verbo, dito del Padre, o Madre pura; supplicalo di scrivere anche me nel libro della vita e di strappare il cattivo registro dei miei peccati.

Ode 4. Irmòs.

Tu che senza lasciare il seno del Padre sei sceso sulla terra, Cristo Dio; io ho udito il mistero della tua economia e ti ho glorificato, o amico degli uomini.

Apparendo sulla terra come mortale, hai reso celesti i mortali: innalzato sul legno, Signore, innalzasti con te tutti quelli che inneggiano la tua passione.

Muori per i mortali, o vita, per gli iniqui tu, mio Gesù giusto, subisci una vergognosa passione; inneggiamo, o magnanimo, la tua infinita compassione.

Martyrikà. Subiste assalti di belve, bruciature di fuoco, amputazioni di mani e piedi e membra dilaniate e ogni altro genere di torture, che vi procurarono divina delizia, o martiri.

Dai confini dei vostri corpi a Cristo, Dio di tutti, gridando foste esauditi e infine vi innalzaste sulla pietra della divina perfezione.

Stavrotheotokìon. Supplica per noi, tuoi cantori, Madre di Dio affinché troviamo aiuto in tempo di difficoltà noi che glorifichiamo la passione di Cristo.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Con la mirra che scorre da te, pura e casta, il plasmatore della creazione ha profumato l’universo con la divina conoscenza della sua gloriosa volontà.

Con divini raggi solari, colui che è sorto dal tuo grembo, o pura, illuminò l’universo; illumina dunque anche me, oscurato dalle passioni.

Le divine ombre della legge e dei profeti misticamente mostravano che il legislatore stava per nascere, perciò raddrizza colui che t’inneggia, o fanciulla Madre di Dio.

Per i tuoi profeti, o Verbo, per i tuoi divini e santi martiri e per i beati e i giusti e per colei che ti concepì, salva, o filantropo, il tuo popolo.

Ode 5. Irmòs.

Signore mio Dio, vegliando dalla notte ti supplico: concedimi remissione delle mie colpe e dirigi le mie vie verso la luce dei tuoi precetti, ti supplico.

Accettasti crocifissione per cancellare i mali, o Verbo di Dio, gustasti il fiele per correggere l’amarezza guasta del cibo piacevole: gloria alla tua compassione.

Nella tua esaltazione in croce abbracci tutta la terra con tuo divino potere e risani le sue fratture, Sovrano e sostieni con la tua conoscenza i cuori scossi.

Martyrikà. Ovunque Beliar scagliò i dardi della sua cattiveria, ma non sorprese i martiri di Cristo: prendendo infatti ali di fuoco, trovarono riposo nelle dimore divine.

Tendendo senza sosta verso Dio, o atleti divinizzati, non sentivate affatto i dolori delle pene, come fossero altri a patire, così restavate impassibili, o sapientissimi.

Stavrotheotokìon. Con quali occhi guarderò l’occhio che prosciuga tutti gli abissi, spegnersi alla tua crocifissione, Figlio mio? Così la pura Vergine gridava con gemiti lamentandosi.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Con piaghe maligne il diavolo mi ha ferito, coperto di lividi e lasciato mezzo morto sulla via, ma tu, Sovrana, risanami e fammi vivere con la tua chirurgia.

O Madre di Dio, correzione dei cuori affranti, rialzami da terra; con le tue materne preghiere vieni a salvare me smarrito, ti supplico e illumina il mio spirito.

Ai simboli del tuo parto l’assemblea dei profeti fu iniziato: il monte ombreggiato, infatti, la montagna non tagliata, il monte fertile in molti modi ti indicava.

Ode 6. Irmòs.

Navigando tra i flutti delle sollecitudini di questa vita, buttato a mare dai peccati, miei compagni nella traversata e gettato come Giona a un mostro che uccide le anime, o Cristo, a te grido: Risollevami dall’abisso mortale.

Come unico redentore versasti il prezzo del tuo sangue per salvarci e riscattarci dalla prigionia, o sommamente buono e ci conducesti al tuo Genitore, avendo ucciso il tiranno con la tua croce, o Cristo.

Per intemperanza un tempo conobbi tremenda caduta, ma cristo innalzato sul legno, stendendo le mani prese me caduto e volontariamente ferito e sanò sapientemente tutte le mie ferite.

Martyrikà. Per nulla sopraffatti dal sonno dell’errore, riceveste l’assalto dei tirannie e addormentati nel sonno dei giusti, dormendo beatamente siete divenuti insonni intercessori per tutti i fedeli.

Fondati sulla roccia dei divini voleri di Cristo, illustri martiri, restavate insensibili agli intrighi del nemico; legandolo scaltramente camminavate solennemente verso il cielo.

Stavrotheotokìon. Generi, nuovo bimbo, colui che senza tempo prima dei secoli è conosciuto col Padre, o Theotòkos e rinnova con la croce l’umanità invecchiata nei peccati per consiglio del principe del male, o purissima.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Giona gettato al mostro marino prefigurò straordinariamente, o Vergine, la sepoltura e il risveglio del nato da te, perciò ti supplico, o pura, strappami dal mostro dei piaceri mortiferi.

Per il torpore della cattiveria, o purissima, sono ora caduto nel sonno del peccato e giaccio nell’ignoranza, ma tu, con la tua insonne intercessione, illuminami e salvami, o pura.

Tremo e fremo quando penso a te che siedi sul trono della gloria, Signore: mi circonda infatti l’abisso dei peccati, ma tu che possiedi il mare della compassione, per colei che ti generò, anche di me abbi pietà.

Ode 7. Irmòs.

Un tempo i fanciulli fecero vedere che la fornace infuocata irrorava rugiada, mentre essi cantavano l’unico Dio, dicendo: O Dio dei nostri padri, sovresaltato e più che glorioso!

Vita senza pena trovò il progenitore quando volontariamente soffrivi sulla croce e, ucciso, uccidevi i serpente, o Cristo Gesù misericordiosissimo.

Dalla maledizione della legge siamo tutti redenti, poiché il legislatore viene innalzato sulla croce, facendo scaturire benedizione eterna, grazia e misericordia e liberazione dalla corruzione.

Martyrikòn. Avanzando volontariamente con slancio verso le torture, i martiri raffiguravano colui che patì volontariamente, dal quale vengono incoronati danzando con gli angeli.

Consegnando il corpo a svariate torture, annegaste con ondate di sangue i nemici incorporei, illustrissimi martiri e fate scorrere fonti di guarigioni.

Stavrotheotokìon. Come non gemere, dolcissimi Figlio, vedendoti in croce? Come non lamentarmi per la tua iniqua passione, o Giudice giustissimo? Così esclamava la Madre Vergine.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Risana me, colpito dal gusto del legno, o Sovrano impassibile per la divinità, tu che accetti le piaghe sulla croce; perciò salva la mia povera anima per le preghiere della tua genitrice.

I tre giovani fanciulli in mezzo alla fornace prefigurano la tua nascita: il fuoco infatti non bruciò colei che ti concepì; brucia dunque le passioni materiali del mio cuore, o pura.

La divina rugiada da te scaturita refrigera, o purissima, gli spiriti consumati dall’arsura del peccato; perciò ti prego di effondere la rugiada sulla mia anima consumata.

Ode 8. Irmòs.

Sul Sinai, il roveto preso dal fuoco e non consunto fece conoscere Dio a Mosè, lento di lingua e dalla voce sgradevole; e lo zelo per Dio rese inattaccabili dal fuoco i tre fanciulli che cantavano: Opere tutte, inneggiate al Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Acqua e sangue che scorrevano dal tuo fianco rinnovarono tutto il cosmo e lo colmarono di incorruttela, interrompendo sacrifici, impurità e libagioni di sangue offerto. Opere tutte, inneggiate il Signore ed esaltatelo in tutti i secoli.

Indossasti una corona di spine, Salvatore e gustasti fiele di aceto, colpito e frustato fosti innalzato in croce e accettasti i chiodi; da tutto ciò salvato a te acclamo: Opere tutte, inneggiate al Signore ed esaltatelo in tutti i secoli.

Martyrikà. Manifestamente arricchiti dai tesori inesauribili della verità, o atleti, disprezzaste tutta la penuria degli idoli e vi rivelaste ricchezza dei poveri gridando: Opere tutte, inneggiate il Signore ed esaltatelo in tutti i secoli.

Disprezzando ordini iniqui, come i fanciulli, o martiri, foste gettati nel fuoco ardente, in cui trovaste la rugiada di Dio che vi refrigerava, gridando: Opere tutte, inneggiate il Signore ed esaltatelo in tutti i secoli.

Stavrotheotokìon. Un tempo l’arca della legge prefigurò te, o pura, che non portavi dentro tavole, ma il Cristo legislatore, che, inchiodato a una croce da un popolo fuorilegge, salvò noi che gridiamo: Opere tutte, inneggiate il Signore ed esaltatelo in tutti i secoli.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Con un cenno divino il massimo tra i profeti previde te come porta per cui venne Dio lasciandola sigillata e aprendo la porta del cielo a quanti gridano: Opere tutte, inneggiate il Signore ed esaltatelo in tutti i secoli.

Oltre ragione generi un Figlio santo che dona santificazione a quanti lo santificano, o pura; colma dunque di santificazione il mio pensiero e la mi anima che canta: Opere tutte, inneggiate il Signore ed esaltatelo in tutti i secoli.

Spezza ora le catene dei miei mali con la tua lancia di tuo Figlio, che spezzò i legami dell’ade e fammi risplendere con le veste dell’impassibilità per gridare a te, piena di grazia: Opere tutte, inneggiate il Signore ed esaltatelo in tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Che tu sia Madre di Dio, che vergine tu abbia partorito e vergine sia rimasta, non è opera della natura, ma della condiscendenza di Dio: perciò, sola fatta degna dei divini prodigi, o pura, noi ti magnifichiamo.

La forza del nemico venne meno del tutto quando sulla croce, o potente, con forza gridasti al Padre tuo, anteriore ad ogni principio e richiamasti alla conoscenza le tue pecore disperse, o Cristo Sovrano.

Come agnello, o Sovrano, fosti volontariamente innalzato sulla croce, strappando al lupo le tue pecore razionali, o Salvatore e mettendole al sicuro, esse che a te inneggiano, nell’ovile dei tuoi comandamenti.

Martyrikà. Resi imitatori della tua passione, gli illustri vittoriosi sopportarono molteplici forme di tormenti, o filantropo; perciò ottennero corone di gloria e furono fatti degni, o Cristo, del tuo regno.

La solennità celebratissima dei venerabili vittoriosi splende di grazie solari, illuminando i fedeli: perciò noi, che sempre la celebriamo, siamo liberati dalla tenebra di terribili errori.

Stavrotheotokìon. Come luce intelligibile, o purissima, rifulse in croce tuo Figlio ed espose all’infamia i principi della tenebra, o castissima; oscurò anche lo splendore del sole e illuminò il popolo dei fedeli, o pura.

Canone della Theotòkos. Senza sperimentare.

Ho consumato tutta la mia vita nella negligenza, sono giunto infine senza frutti, io, il miserabile. Madre ignara d’uomo, ti prego, donami conversione e remissione delle colpe, per le tue preghiere al Sovrano.

Cori delle venerande schiere celesti, profeti iniziati alle cose sante, martiri gloriosi, apostoli divini, che vi state presso Dio con sua Madre, intercedete senza sosta perché siamo liberati da ogni male.

Tutto intero sono ormai proteso al male e senza darmi cura dell’anima, mi sono asservito alla carne. Ahimè, che sarà di me, come sfuggirò ai castighi, come otterrò salvezza? Vergine Madre di Dio, sii mio aiuto e salvami.

O sola in Dio beatissima, tu generasti un Figlio beato, che rende beati tutti quelli che ti glorificano, o Vergine: ti supplico dunque di farmi degno della parte dei beati.

Apòstica delle lodi, stavròsima.

Poiché tu sei Sovrano, o datore di vita amante degli uomini, hai riscattato con la tua croce tutta la terra: Signore, gloria a te.

Si oscurò il sole, o misericordioso, mentre eri volontariamente crocifisso per il mondo: Signore, gloria a te.

Martyrikòn. Sono divenuti astri dell’universo i vittoriosi illustrissimi, che a Cristo acclamano: Signore, gloria a te.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Vedendoti volontariamente confitto al legno, la Madre di Dio, tra i gemiti, cantava il tuo potere.

Alla Liturgia

Beatitudini (Makarismì).

Bello a vedersi e buono da mangiare era il frutto che mi fece morire; Cristo è l’albero della vita di cui mangiando non muoio, anzi grido con il ladrone: Ricordati di me, Signore, nel tuo regno.

Stendesti le tue mani sulla croce per grande bontà, o compassionevole, correggendo la deviazione della mano di Adamo, stesa verso l’albero della conoscenza, perciò ti glorifichiamo, o Signore benefattore.

Sul Golgota il popolo degli ebrei crocifisse te, Cristo Re, che schiacciasti la testa del nemico distruttore malvagio e facesti scaturire per noi dal tuo fianco fiumi di perdono.

Martirikòn. Imitando la divina e salvifica passione di Cristo, o lodatissimi martiri, avete patito ogni sorta di supplizio e insieme foste trasferiti nell’immortalità, perciò vi diciamo beati.

Gloria.

Adoro la luce trisolare della Trinità intesa in tre ipòstasi, che riconosco unico Dio secondo l’essenza, poiché unica è la natura e unico il principio del Padre, del Figlio e dello Spirito, che tutto regge.

E ora.

Stavrotheotokìon. Vedendo crocifisso il nato da te, Maria, il tuo cuore fu turbato e gridavi: Come patisci questo volontariamente, o Figlio magnanimo, volendo liberare il mondo dalla corruzione!