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Periodo Del Tono Grave

Lunedì al Mattutino

Dopo la prima sticologia.

Kathìsmata catanittici. Tono grave.

Poiché possiedi, anima mia, il rimedio della penitenza, accòstati, gettandoti ai piedi del medico delle anime e dei corpi e grida con gemiti: Liberami dalle mie colpe, o filantropo, associami alla prostituta, al ladrone e al pubblicano, dammi, o Dio, il perdono delle mie iniquità e salvami.

Non ho emulato il pentimento del pubblicano e non ho le lacrime della prostituta, non sono capace, per il mio indurimento, di tali segni di correzione, ma nella tua compassione, Cristo Dio, salvami come filantropo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Incontaminata Vergine Theotòkos, con le superne schiere supplica tuo Figlio, affinchè, prima della fine, doni il perdono delle colpe a noi che ti glorifichiamo con fede.

Dopo la seconda sticologìa, altri Kathìsmata.

Tu che, per le sue lacrime, purificasti Pietro dal rinnegamento e al pubblicano, per il suo gemito, perdonasti le colpe, Signore filantropo, abbi pietà di me.

Preparati, anima mia, in questa tua vita, per non aver turbamento nella futura; là, infatti, non vi è nessuno che aiuti, né ricchezza, né potenza, né amici, né principi, ma la prova che viene dalle opere e la filantropia divina.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Sei più venerabile dei gloriosi cherubini, o Vergine santissima; quelli, infatti, non potendo fissare il divino fulgore, compiono la liturgia coprendosi il volto con le ali, ma tu porti il Verbo incarnato, guardandolo con i tuoi occhi. Supplicalo senza sosta per le nostre anime.

Dopo la terza sticologìa, altri Kathìsmata.

Tu che hai accettato le lacrime di Pietro e giustificato il pubblicano, che gemeva dal profondo, abbi compassione anche di me, che mi getto pentito ai tuoi piedi, o Salvatore e salvami.

Martyrikòn. Pregate, o santi, perché ci sia data la remissione delle nostre colpe e veniamo liberati dai mali che temiamo e da una morte amara: vi preghiamo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Theotokìon. Tu trascendi le schiere celesti, perché sei divenuta tempio divino, o benedetta Madre di Dio, avendo partorito Cristo, Salvatore delle nostre anime.

Canone catanittico. Poema di Giuseppe.

Ode 1. Tono grave. Irmòs.

Al Dio che collaborò con Mosè in Egitto a sottrarre Israele dall’Egitto, a lui solo cantiamo, poiché si è glorificato.

Annegando nel mare dei mali a te grido: Stendimi la mano, o pietoso e salvami come Pietro, o filantropo.

Da molte colpe lava me, penitente, come la prostituta, o Cristo, con il traboccare della tua misericordia affinché con fede ti glorifichi.

Martyrikà. Tu che hai fatto brillare i tuoi santi nel crogiuolo di svariati tormenti, per le loro preghiere, scampami dall’oscuramento delle passioni.

Purificandosi con la pazienza nei tormenti, i santi martiri più del sole sono rifulsi e hanno oscurato l’errore.

Theotokìon. Vergine purissima, protezione dei fedeli, ritorno a Dio dei peccatori, con la tua preghiera salvami.

Canone degli incorporei. Acròstico: Reco agli incorporei una settima lode. Poema di Teofane.

Al Dio che nel Mar Rosso.

Cristo onnipotente, con la tua luce rischiara il mio intelletto, ispirami affinché t’inneggi con gli angeli, perché ti sei glorificato.

Avendo lo stabile splendore, proveniente dalla fonte tearchica, i cori celesti celebrano con canti Cristo.

Theotokìon. Sapendoti saggiamente abbellita dagli splendori divini, o pura, noi, fedeli tutti, ti acclamiamo: Salve.

Ode 3. Irmòs.

Tu che con il tuo verbo hai consolidato l’ecumène affinché non sia scossa, rendi stabile anche la nostra mente nel tuo timore, Signore.

Sono stato preso nella notte dei peccati, con la luce della penitenza rischiarami, ora, filantropo datore di luce , affinché con fede ti glorifichi.

Tutte le vie che ho percorso nella vita mi hanno fatto precipitare nei baratri dei piaceri; mostrami, Gesù, le vie divine della penitenza.

Martyrikà. Affrontando valorosamente l’agone, foste degni dei premi celesti, o illustrissimi martiri, pregando per tutti noi.

Subendo miriadi di pene, o atleti, foste degni di miriadi di beni, riunendovi a miriadi di potenze incorporee.

Theotokìon. Tu che sola generasti il Re celeste, o Vergine, rovescia il peccato che in me regna e avendo compassione, salvami.

Canone degli incorporei.

Si consolidò per la fede.

Voi che siete mediatori dei divini splendori, o cori degli angeli, tutti immaterialmente acclamate: Santo sei tu, Signore, unico onnipotente.

Trasmettendo per legge d’amore i bagliori divini, o arcangeli, a Cristo cantate: Santo sei tu, Signore, unico onnipotente.

Imitando il secondo splendore del primo raggio, i devoti a una voce cantano a Cristo: Santo sei tu, o Cristo, che salvi le nostre anime.

Theotokìon. Il Verbo filantropo, che dal nulla trae il tutto dal nulla, da te, Vergine, riceve la carne, divenendo uomo per compassione.

Ode 4. Irmòs.

Ha coperto i cieli, Cristo Dio, nella tua economia, la virtù della tua indicibile sapienza, o filantropo.

O misericordioso, che vuoi salvare tutti, salva me, trasgressore dei tuoi precetti, o Verbo e non annientarmi.

Mi sono sottomesso a passioni irrazionali e mi sono reso simile alle bestie, me misero; o compassionevole Verbo di Dio, abbi compassione.

Martyrikà. Torturati e arsi nel fuoco, bruciaste l’errore, accesi di zelo per la pietà, o martiri.

Vi rivelaste paradiso intellettuale, o beati, voi che avevate nel mezzo l’albero della vita, Cristo coltivatore dell’universo.

Theotokìon. Pura Vergine piena di grazia, facendomi grazia, libera del tutto il mio intelletto dalla tenebra del’ignoranza.

Canone degli incorporei. Ho udito il tuo annunzio.

Risanate i traumi della mia anima stando presso Cristo come liturghi eletti, o cori degli angeli, implorandolo.

Chiaramente attorniando piamente il tuo trono, Signore, gli eserciti degli incorporei sempre gridano: Gloria alla tua potenza, Signore.

Stupirono le schiere degli angeli, vedendoti, o Cristo, sulla terra incarnato, assimilato agli uomini mortali.

Theotokìon. Inneggiatissima e pura Genitrice di Dio, che generasti Dio inesplicabilmente incarnato, ti supplichiamo, prega perché siamo salvi.

Ode 5. Irmòs.

Vegliando, o Verbo, per glorificarti e lodarti, senza sosta inneggiamo il segno della tua croce, che ci hai dato come arma e aiuto.

Ho trascorso la vita in pigrizia e temo il tribunale infallibile in cui sto per essere giudicato, io, dissoluto; abbi compassione di me, Signore.

O Verbo, che hai illuminato gli occhi del con la luce dei tuoi precetti apri le pupille della mia anima, che ho malamente ottenebrato.

Martyrikà. Confessando Cristo con mente stabile, avete subito ogni pena delle torture, o valorosi atleti, perciò siete beatificati.

Navigando in ogni tempesta delle torture, avete attraccato al molo del regno superno, colmi di vera serenità, o martiri.

Theotokìon. Per te, santissima, il Dio oltre ragione da te incarnato, ha fatto meraviglie; pregalo dunque con insistenza per tutti noi.

Canone degli incorporei.

Davanti a te veglio.

Con bocche santissime e rumorosissime i serafini, ardenti di fulgori immateriali, cantano il principio sovradivino e sovraeterno.

Con sacratissime ali i cherubini, strumenti della sapienza sovradivina, coprono il viso e i piedi, non osando guardare il divino splendore.

Deliziandovi dei bellissimi raggi, con scienza divina e santissima, o gloriosi troni, vi siete rivelati sovramondani veggenti delle cose ineffabili.

Theotokìon. Il divino intelletto si mischia con quello umano nel tuo castissimo e purissimo grembo, o purissima, unito indicibilmente senza mutamento secondo ipòstasi.

Ode 6. Irmòs.

Giona dal ventre dell’ade gridò: fa’ risalire dalla corruzione la mia vita e noi a te gridiamo: onnipotente Salvatore, abbi misericordia di noi.

L’abisso delle colpe mi ha circondato, mi ha buttato nel baratro del peccato, ma, Verbo, fammi tornare come un tempo Giona dalla corruzione alla vita.

Mi flagella la tempesta dei pensieri, guidami al porto della vera penitenza, o compassionevole, sostenendo il mio cuore nella pace.

Martyrikà. I santi, difesi dallo scudo della verità, respinsero le false lusinghe dei tiranni e morendo, regnano con Cristo.

Innalzandosi verso Dio con amore, i martiri odiarono l’amore per il mondo e divennero amici del creatore di tutti.

Theotokìon. Inneggiamo te, fanciulla lodatissima, che concepisti il Verbo che tutte le potenze dei cieli inneggiano con voci mai silenti.

Canone degli incorporei. Stesso irmòs.

Perennemente risplendono dei raggi della Signoria le dominazioni e sempre con i loro inni celebrano la sua indicibile gloria.

Contemplando con amore la potenza del potere potentissimo, le divine potenze con forza vengono sapientemente potenziate.

Theotokìon. Tu che provieni da stirpe reale, concepisti il Re di tutti, o Vergine e oltre natura e ragione sei rimasta veramente vergine.

Ode 7. Irmòs.

Refrigerasti la fornace ardente, o Salvatore e salvasti i fanciulli che inneggiavano e dicevano: Benedetto sei tu nei secoli, Signore, Dio dei nostri padri.

Offri a Dio, o anima, un sacrificio di lode, affréttati a fare penitenza, finché dura la festa della vita, progredisci nei beni.

Si avvicina, o anima, la recisione della morte, fa’ frutti degni per non essere gettata come un albero sterile nel fuoco della geenna e piangere per sempre.

Martyrikà. Spegnendo con le gocce di sangue la fornace dell’errore, i santi gridavano come i fanciulli: Benedetto sei tu nei secoli, Signore, Dio dei nostri padri.

Diveniste figli della luce, attaccandovi alla luce sublime e illuminate tutti coloro che sono nella tenebra e scacciate la caligine dell’inganno.

Theotokìon. Il roveto prefigurò te, pura che non bruciasti: concepisti infatti il fuoco inestinguibile, o Vergine, perciò a te grido: Brucia le mia passioni materiali.

Canone degli incorporei. Stesso irmòs.

Senza deviare, Signore onnipotente, le gloriose e luminosissime potestà, stando presso il tuo trono, glorificano e acclamano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Con totale impegno i principati, volgendosi all’unico principio immateriale, con dossologie incessanti acclamano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Generasti senza seme, o Genitrice di Dio, l’unico Cristo filantropo, una ipòstasi, due essenze, che compie la tremenda economia, il Dio dei nostri padri.

Ode 8. Irmòs.

Imitando i fanciulli, che nella fornace ricevettero il refrigerio dello Spirito, con fede acclamiamo: Benedite, opere del Signore il Signore.

Ho ricevuto il verbo come lucerna splendente, ma come insensato sono caduto in passioni irrazionali, me misero e cammino sempre nella tenebra del male.

Il Signore è vicino come crediamo, rammenta, anima mia e non cadere, veglia, grida vigile: O compassionevole filantropo, salvami.

Martyrikà. Gustando la dolcezza divina, sopportaste l’amarezza dei tormenti e siete riusciti a partecipare alla divinità del Verbo, o martiri.

Siete giunti al divino riposo, avete ottenuto in sorte i beni sperati, o illustri martiri, per questo degnamente vi diciamo beati.

Theotokìon. Per il tuo parto, Vergine, fu liberata la stirpe umana dalla maledizione, poiché concepisti il più che benedetto che orna tutto di benedizioni.

Canone degli incorporei. L’unico Re senza principio.

Trasferendo tutta la brama verso Dio e deliziandovi dei raggi di là provenienti, o arcangeli, chiedete con insistenza che ai vostri cantori sia donato perdono delle colpe in tutti i secoli.

Essendo intelletti purissimi, lontani da aspirazioni materiali, salvate tutti quelli che con affetto, con voi, o angeli, inneggiano a Cristo in tutti i secoli.

Theotokìon. Accogliendo ineffabilmente in grembo la luce inaccessibile, Vergine Theotòkos, hai illuminato quanti erano nel buio della vita perché glorifichino piamente il Cristo, che viene da te inesplicabilmente.

Ode 9. Irmòs.

Con mistici canti magnifichiamo, o fedeli, colei che oltre la natura è Madre e per natura è Vergine, la sola benedetta fra le donne.

Ecco, il giudizio si avvicina e con le mie opere degne di condanna dispero di me stesso. Cristo Dio, giusto Giudice, non mi condannare.

Come la cananea credente a te io grido: abbi di me; come la donna curva, raddrizzami, perché mi incammini rettamente per i tuoi sentieri, o filantropo.

Martyrikà. Con gli abiti vi siete spogliati di ogni malizia e con un manto di duri flagelli, vi siete procurati, o atleti, una veste di gloria.

La divina regione dei viventi, la celeste Sion, la città dei primogeniti, vi ha accolti tutti risplendenti per le belle lotte, o atleti.

Theotokìon. Con i luminosi splendori del Verbo che da te è sorto, o Vergine pura, rischiara me, ricoperto dalla tenebra di peccati e passioni.

Canone degli incorporei. O degna di tutti i canti.

Allietàti dagli splendori dell’effusione di luce tearchica, tutti i cori degli angeli senza fine inneggiano al Dio glorioso e magnificandolo, sempre lo glorificano.

Cherubini, serafini, potenze, potestà, angeli, arcangeli, principati e troni insieme, dominazioni, Implorate Cristo perché io sia strappato al dominio delle passioni.

Theotokìon. Tu che ora, come madre, usi famigliarità col Figlio tuo, o Madre di Dio, libera dalle colpe, dalle malattie e dai pericoli quelli che con amore ti cantano, affinchè tutti sempre ti magnifichiamo.

Apòsticha delle lodi, catanittici.

Non recidere me peccatore come il fico sterile, o Salvatore, ma per un lungo anno concedimi il perdono, irrigando la mia anima con le lacrime della conversione, affinchè anch’io possa offrirti il frutto della tua misericordia.

Poiché sei sole di giustizia, guida con la tua lucei cuori di coloro che a te acclamano:Signore, gloria a te.

Martyrikòn. Festeggiando la memoria dei tuoi santi vittoriosi, te noi celebriamo, o Cristo, acclamando:Signore, gloria a te.

Gloria. E ora. Theotokìon.

A te noi offriamo il saluto ‘Salve’, o Madre di Dio, perché sei divenuta superiore agli angeli, avendo partorito Dio.

Alla Liturgia

Stichirà delle Beatitudini (Makarismì).

Bello a vedersi e buono da mangiare era il frutto che mi fece morire; Cristo è l’albero della vita di cui mangiando non muoio, anzi grido con il ladrone: Ricordati di me, Signore, nel tuo regno.

Come la cananea credente grido con la pena del mio cuore: Pietà di me, Salvatore, come benevolo e infatti ho un’anima minacciata da tutte le macchinazioni del nemico e in grave pericolo.

I cherubini, i serafini, i troni, i principati e le potenze, arcangeli e schiere di angeli, di signorie e le moltitudini delle sapienti potestà ti glorificano, Signore benevolo.

Martyrikòn. Innalzati verso Dio, gli atleti sbaragliarono gli assalti maligni del nemico e apparendo vincitori con gioia nei cieli ora dimorano, rifulgendo di gloria.

Gloria.

Venero il Padre senza principio col Figlio e lo Spirito, essenza increata e connaturale che ha divinamente creato tutto dal nulla, cioè al Trinità conosciuta anche come Monade.

E ora. Theotokìon.

Sporcato nei piaceri della vita, mi sono rifugiato in te, incontaminata Vergine; scampa da ogni sporcizia e colpa al mia povera anima, affinché dica beata te, sempre beata.